Sabato, 28 Maggio 2022

Il 13 novembre scorso si è riunita l’Assemblea dei soci della Zona Agesci di Oristano (il cui territorio si estende da Bosa sino, a scendere, a Mogoro) per eleggere la nuova Responsabile e il Comitato che la affiancherà nel lavoro del prossimo anno scout: per il 2022 si prevede una graduale collaborazione con la Zona Agesci di Nuoro.

L’elezione dei Responsabili e del Comitato si tiene ogni quattro anni: è il tempo massimo di durata di ogni incarico associativo, che può essere rinnovato per altri due anni in base alla disponibilità dei singoli capi e capo.

È stata eletta come Responsabile di Zona Monica Ortombina del Gruppo Agesci di Abbasanta. Con lei, nel Comitato, anche Andrea Mocci del Gruppo Agesci di Mogoro, Valeria Girasole del Gruppo Agesci di Bosa2 e Daniela Carta del Gruppo Agesci di Abbasanta. Manca all’appello l’elezione di un Responsabile di Zona maschile così come previsto dallo Statuto dell’Associazione: Ogni incarico, elettivo o di nomina, è affidato congiuntamente a una donna e a un uomo, salvo diversa espressa previsione del presente Statuto. In ogni caso, va garantito l’equilibrio numerico dei due sessi all’interno degli organi collegiali (da Statuto Agesci art.18). L’Agesci cerca di mantenere viva l’attenzione sulla diarchia in tutti i livelli associativi: è una peculiarità della sua proposta, è uno dei cardini dell’attenzione educativa, una scelta fondante. Diarchia e Coeducazione, ovvero la possibilità di educare e responsabilizzare ragazzi e ragazze, uomini e donne in modo paritario ma non omologante, essere persone declinate diversamente con lo stile dell’ascolto e della reciprocità.

L’Assemblea di Zona si è tenuta a Cuglieri: un momento che gli scout hanno scelto di vivere come occasione di vicinanza alle popolazioni violentemente colpite dall’incendio dell’ultima estate. Questa scelta si colloca tra le priorità che l’Associazione si è data all’interno dei territori di appartenenza, essere cioè presenza attenta, attiva e vigile e non soltanto come agenzia educativa. All’Agesci della Zona di Oristano, il nostro augurio perché sia realtà viva e feconda per i giovani, le famiglie e per la Chiesa locale.


Abbiamo intervistato Monica oritombina per capire da lei in cosa consiste il suo nuovo ruolo e come lo scoutismo cercherà di portare la sua proposta educativa per bambini, ragazzi e giovani.

Qual è il compito della Responsabile di Zona Agesci e cosa significa per te ricoprire questo incarico?
La Zona Scout è una struttura dell’Agesci composta dai soci appartenenti ai Gruppi presenti in un determinato ambito territoriale che ha come scopo la promozione, la cura e la formazione e crescita dei capi scout e degli assistenti ecclesiastici. La Responsabile di Zona, insieme al Comitato costituito, coordina i Gruppi esistenti e promuove la costituzione di nuovi Gruppi nelle diverse realtà ecclesiali presenti nel territorio. È un ruolo abbastanza impegnativo, ho accolto la sfida di servire l’Associazione in questo tempo complesso in cui a ciascuno di noi è chiesto un supplemento di forza, in un territorio piuttosto vasto che mette insieme Bosa, Abbasanta, Oristano, Guspini e Mogoro e che insiste su tre diocesi e realtà tra loro diverse ma molto belle e ricche di energie. Il mio desiderio più grande è tenere insieme questa ricchezza, valorizzare tutti, ciascuno per ciò che può dare e che può esprimere, suscitare carismi e abilità, dare fiducia a ciascuno con la certezza che la fiducia è la più potente leva di cambiamento. Credo che lo scautismo nei nostri territori possa e debba essere segno di speranza e di futuro.

Lo scautismo è ancora una proposta attuale per i bambini e ragazzi del nostro tempo?
Lo scautismo fonda la sua proposta sull’esperienza e su esperienze significative che segnano ogni momento della crescita dei ragazzi dagli 8 ai 20-21 anni. I bambini e ragazzi sono costantemente al centro della proposta educativa, sono protagonisti del proprio percorso. Il capo-educatore stimola in continuazione la loro crescita coinvolgendo, stimolando e incoraggiando la voglia di protagonismo, la capacità di riconoscere le proprie potenzialità e di lavorare sui propri limiti per riuscire a superarli con gradualità ma con tenacia. Il gioco, la vita all’aria aperta, la vita comunitaria, l’autonomia e il sentirsi parte di un percorso di crescita sono tutti elementi che ancora oggi fanno dello scoutismo un metodo attivo e capace di generatività e di orizzonti carichi di senso.

È sempre più difficile coinvolgere i giovani delle nostre parrocchie in attività concrete di servizio e animazione: guidare i più piccoli nei gruppi scout può essere una proposta formativa e coinvolgente per i nostri giovani?
Senza dubbio chi si avvicina alla vita scout ne è immediatamente catturato proprio per l’estrema naturalezza e immediatezza della proposta. È molto facile per un bambino rimanere affascinato da un gioco educativo che lo rende protagonista e che si propone anche come momento in cui lui può uscire dallo stretto ambito familiare e scolastico per sperimentarsi in un contesto in cui gradualmente deve imparare a cavarsela da solo. Un ruolo molto importante è affidato soprattutto alla capacità di coinvolgimento che il capo scout esercita nei confronti dei bambini e ragazzi. L’Agesci richiede un impegno formativo al capo, capacità di relazione, una forte base di conoscenza del metodo educativo scout, essere un buon comunicatore e animatore, saper guidare con saggezza il percorso dei ragazzi: dunque testa, mani e cuore, il capo è un adulto in continua formazione che ha cura anche del suo cammino spirituale e di Fede, il capo scout è sentinella attenta che sa leggere i bisogni dei ragazzi e sa affidare a Gesù, il Maestro, i suoi propositi e desideri di bene.

Lealtà, responsabilità, impegno, rispetto… sono alcuni dei valori che lo scoutismo cerca di insegnare. Quale, a tuo parere, è l’ambito in cui è più urgente inserirsi nell’educazione e formazione dei più piccoli?
Il bambino che all’età di 8 anni entra a far parte del gioco scout riceve immediatamente alcuni stimoli importanti e richiami costanti per imparare a vivere con gioia e lealtà, per acquisire i primi punti di riferimento per una vita comunitaria serena. Penso che sia importante trasmettere ai bambini quanto è bello vivere una esperienza di relazioni tra pari, feconda e equilibrata. Oggi le nostre relazioni sono molto frettolose, superficiali e a volte violente. Il bambino fin da piccolo è costretto a rincorrere, a competere e a primeggiare: lo scautismo si pone come scuola di vita da questo punto di vita, vivere con gioia e lealtà e pensare agli altri come a se stessi. Penso sia una rivoluzione, non è una novità perché è un messaggio intriso di Vangelo, ma è una proposta controcorrente, sempre valida e attuale. E lo scoutismo nel suo percorso lo richiama con costanza e con forza. Il senso degli altri, il senso delle regole, la capacità di stare insieme, il coraggio di stare dalla parte giusta, dalla parte dei più deboli e fragili. Il fine ultimo dello scoutismo è, secondo Baden Powell, formare buoni cittadini: persone cioè che sanno scegliere con sapienza il loro percorso di vita, che si impegnano per un mondo migliore e che hanno appreso profondamente il senso di una vita piena e significativa.

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