Domenica, 05 Dicembre 2021

Lo scorso 23 ottobre, mons. Roberto Carboni ha ordinato presbitero don Mario Meloni, 49enne, originario di San Gavino Monreale. Una storia particolare la sua, visto che nonostante lavorasse e avesse già iniziato a costruire il suo futuro, ha lasciato tutto per intraprendere il cammino sacerdotale. Lo abbiamo intervistato con la speranza che la sua testimonianza possa contagiare altre storie.

Qual è stato il percorso per arrivare a questa tappa della tua vita?
È stato, nonostante l’età adulta, il percorso che hanno fatto tutti gli altri che divengono sacerdoti. Nel 2014 ho iniziato l’anno propedeutico all’ingresso nel seminario regionale. Poi nel 2015 è iniziato il percorso in seminario e, contemporaneamente, la formazione teologica presso la Facoltà Teologica. Solo il mio terzo anno di formazione è stato particolare in quanto, in comunione col vescovo Roberto, l’ho vissuto ospite dei sacerdoti della Basilica di Sant’Elena a Quartu. L’anno seguente sono rientrato in seminario per concludere il cammino formativo. Nel corso degli anni ho vissuto tutti i gradini intermedi, con l’ammissione agli ordini sacri prima, il lettorato, l’accolitato e il diaconato.

Come hai sperimentato il lasciare tutto per intraprendere una vita nuova?
La mia vita, per lungo tempo, è trascorsa in modo normalissimo: lavoro, svago, ecc. Certo, col senno di poi, posso dire che anche in quel tempo il Signore lavorava nel mio cuore e tesseva la sua tela d’amore per me. Poi, pian piano, la presa di coscienza della chiamata, i dubbi, i tentennamenti, i ripensamenti ma anche lo stupore per quello che stava accadendo e infine la vittoria di Dio e il mio abbandono alla Sua volontà. Ho lasciato il mio lavoro e tante certezze acquisite ma senza nessun rimpianto perché sentivo in me che per questa scelta e questo lasciare tutto passava e passa la strada per la mia felicità.

Mons. Carboni, nella sua omelia, il giorno dell'ordinazione, ti ha invitato a essere uomo della Parola di Dio. Sarà questo il centro del tuo essere prete tra la gente?
Ogni cristiano deve mettere al centro della sua vita la Parola che si è fatta carne. Per un prete poi è senza dubbio un impegno ancor più grande sia per se stesso che per il compito di doverla spezzare per gli altri. Senza la linfa vitale della Parola ben poco si riuscirebbe a fare. Ma poi questa Parola deve trasformarsi in azione. Ecco, spero di poter essere sempre uomo della Parola e insieme uomo che non abbia mai paura di graffiarsi le mani per afferrare la rete del Pescatore. Le mani più belle del prete credo che siano non le mani perfette ma quelle un po’ callose che, giunte, pregano la Parola e aperte lavorano, consolano, consacrano e benedicono i fratelli e sorelle che il Signore gli affida.

Inizierai, ora, a fare esperienza di comunità in una parrocchia, realtà che oggi faticano a costruire e testimoniare. In che modo la Chiesa dovrà lavorare a livello locale per rinnovare la sua proposta di vita evangelica?
Dal 6 novembre inizio il mio ministero presbiterale a Gonnosfanadiga come vicario parrocchiale nella parrocchia del Sacro Cuore e come collaboratore nelle altre due parrocchie della cittadina. Ancora non conosco la realtà di queste parrocchie quindi non posso esprimermi. In generale però è vero che da diversi anni, e la pandemia ha solo portato allo scoperto ciò che già covava sotto, molte comunità faticano a vivere e a testimoniare la fede. Per tutti, bambini, ragazzi, adulti, c’è necessità di ripartire dal Kerigma, dal riprendere in mano, cioè, i fondamenti della nostra fede e con coraggio raffrontarli con la vita di tutti i giorni. Questo perché è Gesù che deve tornare al centro di tutto e del cuore di ciascuno. Dobbiamo avere la forza di stare dietro a Lui e iniziare anche noi il cammino che dalla nostra Galilea ci porta a Gerusalemme. Ovviamente, in tutto questo, valorizzando quanto di buono e bello il Signore ha già fatto in tante comunità.

C'è un ambito particolare a cui vorrai dedicarti oppure sarà tutta una missione nell'accoglienza di quanto il Signore ti presenterà?
Ho imparato in questi anni ad affidarmi al Signore e ad affidare a lui ogni progetto. Certo ci sono ambiti che mi appartengono di più per formazione, coscienza, temperamento. Penso ai miei trascorsi in ospedale coi malati, ma anche all’esperienza maturata in diocesi negli anni passati nell’ambito della Dottrina Sociale della Chiesa, per non parlare della mia passione per la Sacra Scrittura e la Bioetica. Ma quel che conta veramente è ciò che il Signore mi chiederà di fare perché, nonostante la mia miseria e fragilità, è Lui che devo portare agli altri e non me stesso.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon