Domenica, 05 Dicembre 2021

È tempo di ripartenza per lo sport isolano. Anche per quello praticato dal mondo della disabilità. Per saperne di più sullo stato di salute del binomio sport e disabilità, abbiamo intervistato Carmen Mura, di Oliena, delegata regionale sarda della FISDIR, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo che si occupa dell’organizzazione e dello sviluppo dell’attività sportiva per atleti con disabilità intellettiva e relazionale.

A cura di Francesca Pisano


Costituita il 22 febbraio 2009, la FISDIR è riconosciuta come federazione sportiva dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) quale Ente Pubblico per lo sport praticato da persone disabili. Opera per favorire la completa autonomia dell’atleta nello svolgere una pratica sportiva normalizzata. La mission della Federazione è accogliere e cercare di rispondere alle necessità di atleti con disabilità intellettivo relazionale.

Qual è oggi la situazione in Sardegna del binomio sport e disabilità?
La Fisdir in questo periodo sta operando molto bene. Il Covid ha certamente rallentato le nostre attività, ma ci stiamo riprendendo. I nostri atleti che hanno disabilità intellettive come la sindrome di Down o l’autismo, durante il Covid sono stati costretti, più di altri, a stare in casa per preservare la salute. Ma ora le palestre sono di nuove aperte e gli atleti stanno riprendendo a fare attività.

Vi occupate di 22 discipline. Quale secondo lei sta andando bene e su quale vorrebbe si facesse di più?
La nostra è una federazione un po' atipica perché multidisciplinare. In Sardegna gli sport maggiormente praticati dai nostri atleti sono l’equitazione, il basket, il nuoto, le bocce e l’atletica leggera. Le associazioni sportive dell’oristanese sono quelle che svolgono più attività a cavallo. Nel basket C21, dedicato alla sindrome di Down, i campioni d’Italia sono i cestisti dell’Atletico AIPD di Oristano. Le bocce sono passate, come disciplina, alla federazione olimpica, ma abbiamo atleti che sono campioni italiani. L’atletica leggera, invece, è la disciplina regina della nostra federazione. Stiamo predisponendo, in collaborazione con la FitArco, per una nuova disciplina: il tiro con l’arco, che i ragazzi amano molto.

Quali sono i vostri impegni per questa stagione? Su quale obiettivo focalizzerete la vostra attenzione?
Stiamo iniziando a predisporre per l’anno 2022. A fine dicembre scadranno i rinnovi delle affiliazioni delle società che sono iscritte con noi. Attualmente sono 35, distribuite in tutta la regione. Speriamo ci sia una conferma, se non addirittura che altre società entrino a far parte del nostro mondo. Vorremmo poter svolgere tutti i campionati federali delle nostre discipline motivo per cui stiamo predisponendo un calendario federale molto ricco.
Quanto secondo lei è importante per i ragazzi fare lo sport di inclusione come nel football integrato?
Noi siamo principalmente una federazione sportiva che ha come missione principale quella di fare un’attività sportiva la più normale possibile e che miri all’inclusione più assoluta. Ci siamo resi conto che gli atleti FISDIR sono capaci di stare in campo o in una corsia di una piscina, anche da soli. Sono capaci di fare canestro da soli, di fare i quattro stili nel nuoto da soli. In Sardegna non ne abbiamo, ma in altre regioni ci sono atleti con la sindrome di Down che fanno nuoto sincronizzato: una delle discipline più difficili che esistono al mondo. E sono capaci di farlo da soli, senza l’aiuto di nessuno. Io sono d’accordo per l’integrazione, ma per fini prettamente promozionali: situazioni di gioco per farsi conoscere e per far vedere di cosa si è capaci.

Il Governo sta lavorando per inserire l'educazione fisica anche nella primaria. Questa scelta aiuta più i ragazzi con disabilità ad avvicinarsi allo sport o più i bambini ad accogliere la diversità?
Questa scelta può aiutare entrambe le cose. La scuola è la base per la formazione e la crescita della persona, per questo motivo molti progetti che proponiamo, li sviluppiamo in contesti scolastici. I nostri atleti si presentano come testimoni, raccontano quanto è stato importante per loro lo sport. Molti ragazzi, a causa di insegnanti che non hanno quelle competenze che possiedono i laureati in scienze motorie e che non sempre sanno come lavorare per inserire nelle attività sportive i disabili, vengono isolati e non possono praticare l’attività fisica con i compagni. Alcuni si esonerano da soli, perché vengono lasciati in disparte mentre gli altri giocano. La scuola è di vitale importanza anche per questi aspetti. Spero che questa legge venga attuata presto, senza perdere tempo.

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