Domenica, 05 Dicembre 2021

Abbiamo intervistato padre Giovanni Petrelli, responsabile della comunità il Gabbiano di Oristano e gli abbiamo chiesto quali sono le attività principali e i progetti per il futuro.

di Francesca Pisano

Il Gabbiano è un centro di aggregazione sociale realizzato per persone diversamente abili con disturbi psico-fisici gravi. Ha iniziato la sua attività nel 1984, dopo un’attenta indagine sul territorio svolta dai confratelli Figli di Maria Immacolata Concezione, per capire quali fossero i bisogni della comunità di Oristano. I confratelli si resero conto che il problema della disabilità era molto diffuso e decisero di costruire un Centro che potesse dare un aiuto alla comunità, ma soprattutto alle famiglie. Nasce così il progetto della comunità situata in via Cavour a Oristano.

È un centro con molte stanze, adibite ognuna a un’attività o un laboratorio diverso, in cui i ragazzi possono, quotidianamente, passare gran parte della loro giornata. All’esterno c’è un piccolo cortile dove si svolgono le attività sportive, la danza e il canto. Gli ospiti attualmente sono una trentina con diverse problematiche. Sono maschi e femmine, con un’età compresa dai 18 ai 56 anni. Le attività de Il Gabbiano sono finalizzate a rendere i ragazzi il più possibile autonomi nella vita di ogni giorno. Alcuni di loro frequentano dall’inizio della fondazione del Centro, da 37 anni, altri si sono aggiunti più tardi.

Il Centro è dedicato a Maria Immacolata e celebra le feste religiose della Madonna, cercando di vivacizzarle con attività o manifestazioni animate dagli stessi ospiti. La festa più grande è quella dell’Immacolata l’8 Dicembre, per la quale, oltre alla Messa, celebrata nella parrocchia di San Sebastiano, tutti gli anni gli ospiti propongono uno spettacolo teatrale. Si preparano per mesi e imparano balli e canti. Sono spettacoli commoventi e molto belli, in cui si vede l’entusiasmo e l’impegno che queste persone ci mettono nonostante le loro difficoltà. Il clima che si vive all’interno del Centro, non è quello di una scuola, ma quello di una famiglia. I partecipanti al Centro più volte hanno ribadito con gioia che per loro la comunità è la loro seconda famiglia: per alcuni di loro è addirittura l’unica.

Padre Giovanni... Quali attività i ragazzi svolgono in comunità?

I ragazzi svolgono laboratori di carta pesta, ceramica e cucina. La ceramica piace molto ai ragazzi e i laboratori sono finalizzati, in questo periodo, al Natale: alcuni stanno realizzando capanne particolari, come un nuraghe, per Gesù bambino. Si praticano, poi, diverse attività sportive come il calcetto e la palestra. Entrambe svolte due volte alla settimana. Spesso organizziamo celebrazioni religiose, molto partecipate dai ragazzi attraverso i canti, le preghiere spontanee e riflessioni. Ogni tanto ci divertiamo con feste particolari, come aperitivi con la musica. Gli anni scorsi, invece, abbiamo allestito mostre di pittura.

Proponete anche attività extra?

Ultimamente abbiamo collaborato con la cantante Laura Spano realizzando con lei uno spettacolo. È rimasta molto entusiasta tanto da voler tornare a collaborare con noi. Stiamo cercando di organizzare uno spettacolo con lei e Giuliano Marongiu. Questo è il sogno che stiamo portando avanti.

Ma avete altri sogni nel cassetto…

Stiamo realizzando, nonostante mille difficoltà, la realtà di una casa-famiglia per coloro che dovessero perdere i genitori, il famoso Dopo di noi. Vorremmo creare una comunità per dieci ragazzi, al piano superiore, che rappresenterebbe la continuazione dell’attività de Il Gabbiano. Quando questi ospiti non ce la fanno più a sostenere il ritmo dell’attività, passerebbero al piano di sopra, rimanendo nello stesso ambiente, con le stesse persone che conoscono da tempo. Sarebbe un trauma doverli portare in un’altra struttura e ricominciare da capo con persone diverse.

Avete un’idea di come realizzerete questo bellissimo progetto?

Ci sarebbero altre attività con altri educatori i pomeriggi. I ragazzi, il sabato e la domenica potrebbero andare al cinema, fare una gita o organizzare attività con altri gruppi. Sarebbe una struttura ideale, oltre a essere la continuazione dell’attività normale della mattina che hanno ripetuto per quasi 30 anni. Valorizzerebbe la loro età e le loro difficoltà che nel frattempo saranno aumentate, dando loro serenità e continuità di un certo ambiente. Noi facciamo un appello a chi ci può aiutare. In questo momento non abbiamo i soldi per poter terminare i lavori. Una volta terminati potremmo iniziare questa nuova attività che tutti si aspettano, ma che facciamo fatica a realizzare.

Come si svolgono le mattinate?
La nostra settimana inizia dal lunedì al venerdì dalle 08 alle 14, compreso il pranzo. I ragazzi arrivano prelevati da due pulmini nelle loro abitazioni. Dopo pranzo vengono riportati a casa. Sono molto affezionati alla comunità e se organizziamo un giorno di vacanza più del dovuto loro ne risentono perché qui si sentono come a casa loro. E questo ci fa piacere e ci dà la carica per andare avanti e superare le difficoltà che non sono poche, riguardanti anche la sfera economica.

Siete stati chiusi per diversi mesi per il Covid…
La comunità è rimasta chiusa da marzo a luglio. Quando i ragazzi sono tornati erano pieni di gioia, lo aspettavano da tanto: la solitudine è stata una sofferenza anche se ci siamo tenuti in contatto via WhatsApp. Manifestavano il desiderio di ritornare. Tornati, la loro gioia è esplosa: abbiamo organizzato diverse feste per aumentare il loro entusiasmo e scaricare le tensioni che avevano accumulato.

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