Domenica, 05 Dicembre 2021

In tanti dicono che di gran parte degli atleti olimpici se ne parla solo ogni quattro anni. Sarà pur vero per tanti di essi ma non per chi torna a casa con una medaglia, soprattutto, se appesa al collo è quella del metallo più prezioso: l’oro.

Sarà così anche per Lorenzo Patta, 21 anni, atleta delle Fiamme Gialle, cresciuto nell’Atletica Oristano sotto le ali di Francesco Garau da cui è ancora allenato: in pochi lo conoscevano alla vigilia dei Giochi olimpici di Tokyo, tutti ora lo ammirano per la sua tanto prestigiosa quanto incredibile vittoria nella staffetta 4x100 in cui è stato il primo dei quattro frazionisti.

Insieme ai suoi compagni di avventura Marcel Jacobs, Fausto Desalu e Filippo Tortu ha strabiliato il mondo e fatto urlare di gioia familiari, amici di Oristano, città in cui vive, di Samugheo, paese d’origine e di tanti centri della nostra Arcidiocesi e dell’Isola, appassionati, e non, di Olimpiadi.

È stata una cosa davvero troppo grande, ci racconta Lorenzo, pochi giorni dopo il suo rientro a casa. Pian piano sto iniziando a realizzare quanto è successo in Giappone. Sono cose che si sognano, che non tutti riescono a raggiungere, e pensare di aver ottenuto questo risultato è qualcosa di veramente straordinario.

Un traguardo storico per lo sport italiano ma che già ai microfoni della TV, appena vinta la gara, da parte di Lorenzo è sembrato non un punto di arrivo. Nella mia attività non mi sono mai posto limiti cercando di dare sempre il massimo, ci spiega Lorenzo. Questo è importante per chi, come me, sogna di diventare grande. Quanto ottenuto è certamente un traguardo, ma né un punto di arrivo, né un punto di partenza. Sono giovane, ho voglia di misurarmi con me stesso, mi costruirò la possibilità di fare altre Olimpiadi.

Sono stati tanti a fare il tifo per lui, a fare festa al suo rientro, saranno ancora di più quelli che lo seguiranno con affetto e curiosità nel proseguo della sua carriera. Non posso che ringraziare per il sostegno avuto. Terminata la gara solo poche telefonate a casa e con alcuni amici. Solamente al rientro ho gustato l’emozione dell’abbraccio con i miei familiari, col mio allenatore, con i miei amici e con i tifosi che si sono voluti congratulare. Questa vicinanza è importante anche per il proseguo perché ti carica e ti spinge a fare sempre meglio.

Solo pochi giorni di pausa e di relax e poi subito di nuovo in pista per gli allenamenti. Obiettivo: non solo staffetta ma gare individuali, in particolare i 200 metri dove ancora resiste uno storico record, quello di Pietro Mennea. Battere quel record sarebbe bellissimo, ci confida il campione olimpico. Per ora mi limito a prepararmi per alcuni meeting in programma sino a fine anno in giro per l’Italia. Ma non nascondo che tutta l’attività prossima sarà volta a continuare a dare il mio apporto alla staffetta ma a preparare soprattutto le gare individuali, in particolare i 200 metri, specialità che sento più mia.

Allenamenti e sacrifici: binomio che non si può scindere e che è stato il segreto per far esplodere il talento del giovane atleta oristanese. Non solo passione, dunque, ma anche tanto impegno. Mi piacerebbe che grazie ai successi olimpici di tutta la nazionale italiana tanti giovani si riavvicinino allo sport, conclude Lorenzo Patta. Praticare uno sport, qualunque esso sia e aldilà dei risultati che si possono ottenere e che ti gratificano, è la cosa più bella che un giovane possa fare, per la sua crescita personale e per il suo stare dentro la società.

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