Domenica, 05 Dicembre 2021

In una delle piazze dei nostri paesi, abbiamo intervistato Alessandro Pili, noto per i suoi caratteristici personaggi che hanno calcato i palcoscenici di tutta l’Isola e, soprattutto, nell’ultimo anno, hanno spopolato in TV in una nota emittente sarda e in un programma tutto suo.

Le bandierine erano state appese lungo le strade anche la scorsa estate. Ma di festeggiamenti civili per le feste patronali, neanche l’ombra. Solo i riti religiosi, assolutamente essenziali per il senso che le feste patronali ricoprono, ma privi di canti e danze, quei momenti cioè che sono autentico segno della comunità in festa. Quest’anno le bandierine colorate, un segno caratteristico per i nostri paesi, hanno davvero indicato che in quel posto c’era la festa della parrocchia e dell’intera comunità. Tanti comitati, alcuni rispolverati dopo il niente dello scorso anno, sono riusciti finalmente a organizzare diversi giorni di festa non solo per rafforzare la devozione al Santo ma anche per recuperare momenti di socialità in una piazza, davanti a un palco. Sono comparse di nuovo le bancarelle, le strade si sono di nuovo ripopolate di persone vestite a festa. È stata anche la ripartenza per tanti artisti: musicisti, cantanti, attori, cabarettisti, personaggi dello spettacolo. Sono mancati i momenti folkloristici: ma era inevitabile vista la difficoltà per i gruppi nostrani di ritrovarsi a fare prove per oltre un anno. In una delle piazze dei nostri paesi, abbiamo intervistato Alessandro Pili, noto per i suoi caratteristici personaggi che hanno calcato i palcoscenici di tutta l’Isola e, soprattutto, nell’ultimo anno, hanno spopolato in TV in una nota emittente sarda e in un programma tutto suo. Il sindaco di Scraffingiu, don Gigi, il dott. Cuboni, il suonatore di launeddas, Tore Canta, il sindacalista S.G.O.B.A.S. Questi alcuni dei suoi personaggi, caricatura degli aspetti più peculiari della società sarda in cui il pubblico riconosce elementi familiari e irresistibilmente comici. Lo abbiamo intervistato a margine dello spettacolo presentato in occasione di una festa patronale: la sua prima serata all’aperto, davanti a un pubblico, dopo il nulla della scorsa estate. Abbiamo raccolto le sue emozioni e le sue sensazioni che pensiamo possano essere state le stesse di chi ha potuto godere di nuovo dell’applauso della gente.

Nato a Sorgono nel 1978, originario di Senorbì, Alessandro Pili è ora residente a Quartu Sant'Elena. Sposato, ha una figlia, lavora come Operatore Socio Sanitario nell’ospedale Brotzu di Cagliari. Da 15 anni è presente nel mondo dello spettacolo isolano grazie alle serate in tante piazze della Sardegna, alla Tv e oggi grazie anche ai social dove i suoi video hanno migliaia di visualizzazioni.

Che emozione è stata quella di poter calcare di nuovo il palcoscenico davanti a un pubblico vero?
L’emozione è stata tantissima. Non me ne vogliano gli animalisti ma potrei paragonare un artista senza palco a un cacciatore senza cane che può sparare tante cartucce ma riporta a casa metà della sua selvaggina. Salire sul palco è una emozione indescrivibile: in un attimo entri in scena, vedi il pubblico, senti l’applauso, e da quell’istante non esiste più nessun compromesso con la vita reale. Esistono solo l’attore e il pubblico che trasformano quegli istanti in una continua ricerca della risata, della battuta, dell’applauso: elementi che vanno a creare un’alchimia surreale tra pubblico e artista. E la tua mente vola agli antichi teatri greci e a quelle atmosfere elleniche: proprio in quei momenti vorresti che quella magia non finisse più. Ma poi in un istante, scendi dal palco e ti passada tottu su spiriteddu de patata perchè pensi ca crasi dèppisi pagai sa bulletta de Abbanoa!

Come sta andando la stagione degli spettacoli?
Diciamo che, grazie al mio amico agente Andrea Vadilonga, siamo riusciti a trasformare una prospettiva catastrofica in una stagione di successo con tanti spettacoli considerando la situazione pandemica che stiamo vivendo.
Durante l'anno in tanti ti hanno seguito in TV in una trasmissione tutta tua: che sensazioni hai provato?
Anzitutto colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno seguito Scraffingiu Bar Centrale e sono state tantissime, dati alla mano. Per la prima volta nella mia attività artistica mi trovavo solo ad affrontare un’avventura cosi grande. Ho avuto tante paure, ansie e preoccupazioni, tante volte mi son chiesto: riuscirò in un’impresa cosi grande? Ma alla fine mi sono affidato al mio amato San Francesco il quale diceva Cominciate col fare ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile e ho ritrovato nella trasmissione la sensazione più bella e importante e cioè la gioia. Perché quando una semplice idea si sviluppa in una trasmissione di successo significa che quell’idea era vincente.

I tuoi personaggi, nelle loro caratteristiche, sono uno spaccato della nostra quotidianità. Come sono nati?
I miei personaggi nascono dal vissuto dalle esperienze che quotidianamente mi trovano di fronte alla vita. In Sardegna abbiamo tantissime persone che ti fanno sganasciare dalle risate; il comico deve saper prendere dalla strada ciò che più lo diverte trasformandolo, in modo non banale, in un personaggio nel quale si rispecchiano in tanti. Quando ti senti chiedere, in tante comunità, se ti sei ispirato al nostro sindaco o al nostro sacerdote allora hai fatto bingo. Perché il segreto non esti a girai sa Sardegna ma a da cumprendi.

Qual è quello a cui sei più legato?
Sono legato allo stesso modo a tutti ma ho un occhio di riguardo per il nuovo personaggio del dott. Cuboni, che mi fa morire dal ridere. E poi il sindaco e don Gigi, che sono quelli con i quali riesco a slegarmi più di tutti dalla mia persona: con loro entro in un’altra dimensione.

Presentaci la tua famiglia: in che modo ti sostiene nella tua attività di cabaret?
Io sono felicemente sposato, da sei anni, con la mia amata Silvia che, oltre ai tanti doni che ho ricevuto nello stare al suo fianco, mi ha regalato la gioia di diventare papà della nostra piccola Maria la quale, a quasi 5 anni, sembra essere molto a suo agio nell’arte teatrale, specie nell’ambito comico. Diciamo che senza il loro sostegno e la loro forza, fare il comico sarebbe stato molto più difficile. Il continuo confronto con mia moglie mi aiuta ad aggiustare il tiro: dietro un bravo comico c’è sempre una grande donna.

Qual è il tuo rapporto con la fede? Sappiamo che a te sono molto care due date: il 12 settembre e l'8 dicembre...
Il mio rapporto con la fede è da sempre stato ottimo: ho avuto la fortuna di avere un’educazione oratoriale e di aver mosso i miei primi passi nella vita sotto il manto della Madonna che sempre mi ha guidato in questo sentiero tortuoso, specie nei momenti di aridità spirituale che spesso come cristiani viviamo. L’8 dicembre per me e la mia famiglia ha un valore importantissimo: infatti, proprio la notte della festa dell’Immacolata ho conosciuto Silvia che poi, dopo sette anni, ho portato all’altare il 12 settembre, il giorno della festa del nome di Maria. Ma poi po da serrai in bellesa, il 10 dicembre, giorno della Madonna di Loreto, è nata mia figlia Maria che abbiamo chiamato così anche se la carnagione era più chiara della Vergine lauretana, ha ha ha ha. Un saluto a tutta la vostra Arcidiocesi che ha la fortuna di vantare, tra i suoi avi, il santo dei sardi: Sant’Ignazio da Laconi.

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