Domenica, 05 Dicembre 2021

Alla vigilia della festa patronale della nostra Arcidiocesi, abbiamo intervistato mons. Tonino Zedda, che da luglio scorso è succeduto a mons. Cenzo Curreli come rettore della Basilica della Madonna del Rimedio.

Don Tonino, dai primi di luglio lei è il nuovo Rettore della Basilica del Rimedio: immaginiamo che questo nuovo incarico, che l’Arcivescovo Roberto le ha voluto affidare, sia per lei occasione di grande gioia. Sinceramente come ha reagito?

Grazie della domanda. A dire il vero la nomina mi ha un po’ sorpreso e, in un certo senso, anche destabilizzato: guidare la parrocchia di San Giuseppe lavoratore e lavorare in Curia e al giornale diocesano mi impegnano molto, non credevo di trovare altro tempo da dedicare a un nuovo incarico. Ma evidentemente così non è stato. Certo, in questi ultimi due mesi, ho avuto le giornate molto piene… ma non credo di essere il solo. Ormai i preti, il cui numero è in netta diminuzione anche per la nostra Diocesi, devono sempre più essere disponibili h 24 (come si dice in gergo). Tanti preti si ritrovano impegnati a guidare 2 o 3 parrocchie (e talvolta anche di più) e magari ad animare anche qualche settore della pastorale foraniale o vicariale. E credo che nel futuro immediato la situazione non migliorerà… anzi credo che si acuirà e non sarà difficile vedere un sacerdote guidare da solo un’intera forania. Siamo pochi e dobbiamo sentirci tutti responsabili della pastorale diocesana che, certamente dovrà subire molti cambiamenti. Mi aiuta molto l’esempio del nostro arcivescovo Roberto che, nella sua persona ha la responsabilità di una mega diocesi con 2 Curie, 2 cattedrali, 135 parrocchie, e relative distanze, e può contare solo su un centinaio di preti (molti dei quali avanti negli anni) eppure in prima linea, a lavorare per il regno.

Perché il santuario del Rimedio è così importante nella vita della diocesi arborense, in cosa consiste questo nuovo incarico?

La Basilica del Rimedio è una chiesa specialissima della nostra Arcidiocesi per una serie di motivi: è un edificio identitario e unico nel suo genere ecclesiale, è il primo tempio mariano della nostra Chiesa; è una Basilica minore, è una Chiesa Capitolare, è uno dei santuari più fortemente amati dalle nostre popolazioni e non solo diocesane, ma da tutta la Sardegna. Guidare, come rettore e canonico, questo luogo così specialmente mariano mi riempie di gioia e di profonda emozione. Fin da piccolo, da quando per la prima volta mia madre mi portò in Basilica per la festa del 7 e 8 settembre, sono stato rapito da questo titolo e da questo luogo: il Rimedio. Maria si presenta come serva ma anche come Madre e Regina: ci offre il suo rimedio, il suo Figlio Gesù Cristo. Ecco oltre la semplicità delle linee architettoniche e dell’arte che promanano da questa bella chiesa, è la piccola statua di Nostra Signora (così è amabilmente invocata e chiamata da tutti) è la Madonna che attira il mio cuore e il cuore dei fedeli. In Basilica c’è sempre un via vai, semplice e frequentissimo, di fedeli di ogni età che, a tutte le ore del giorno e in tutti giorni dell’anno, fanno visita alla Vergine, per una preghiera, per una lode: a volte con lacrime, altre volte con sorrisi e gioia grande. In Basilica tutti si sentono a casa: è proprio questo clima familiare che mi ha, da sempre, colpito ed emozionato. La storia di questo tempio, poi, è la memoria della nostra chiesa arborense, legata in modo indissolubile, almeno da 7/8 secoli a questo luogo e a questo titolo. Come rettore devo prendermi cura dei fedeli che visitano la Basilica, soprattutto nelle celebrazioni e nel ministero della consolazione e della riconciliazione.

Si avvicina la Festa della Madonna del Rimedio, patrona della diocesi: che programma ha organizzato? Immaginiamo che la pandemia abbia condizionato i festeggiamenti: ce ne vuol parlare?

È vero. Il Covid, soprattutto lo scorso anno e in misura minore anche quest’anno, ha condizionato e non poco la preparazione e lo svolgimento della festa della Madonna del Rimedio, patrona dell’arcidiocesi Arborense, ma anche veneratissima in tutta la Sardegna. Abbiamo dovuto fare di necessità virtù, come dice il proverbio: ci siamo adeguati e adattati. La Basilica del Rimedio normalmente può contenere 300 persone… con le norme antiCovid (specie il distanziamento sociale) ne potrà ospitare non più di 130. Abbiamo organizzato una specie di prenotazione online per garantire il maggior numero di possibilità ai fedeli. Come tradizione ci sono due Novene: la prima (quella popolare) alle ore 17,30 a cui segue la Messa; e da oltre 20 anni, una seconda Novena per le famiglie e per i lavoratori, alle ore 21. Entrambe le Novene, quest’anno, saranno guidate da me. Per quanto riguarda i cosiddetti festeggiamenti civili: è noto che festa del Rimedio non ha mai avuto festeggiamenti civili, oltre le celebrazioni religiose i fedeli amavano (e amano) sostare nei campi attorno alla Basilica, per consumare un pasto fraterno per questo motivo pescivendoli e macellai della città e dei paesi, allestivano bancarelle e stazzi per i pellegrini, in seguito cominciarono a esserci anche bancarelle di torrone e di dolciumi e, via via, ogni tipo di mercanzia: una sorta di sagra paesana. Quest’allegra samarcanda multicolore era uno degli aspetti più caratteristici della Festa del Rimedio, lo scorso anno è mancata e, probabilmente mancherà anche quest’anno.

Questo drastico ridimensionamento della festa cosa comporta per la comunità della Basilica e della diocesi?

Mi pare che anche le feste cristiane abbiano accusato il colpo nefasto della circolazione virale. In occasione delle feste, ma anche nei momenti di sofferenza e di dolore, come è successo durante tutta la pandemia, si assottiglia la percezione del bisogno di festa: senza occasioni di festa sprofondiamo in un clima strano di involuzione e di impoverimento: l’essere umano ha bisogno di festa e di incontro. Tutti abbiamo constatato come è stato sufficiente, a livello nazionale vincere il campionato europeo di calcio e poi le olimpiadi, anche i questi ultimi giorni, ed è subito cambiato il clima generale: si è sviluppata una festa che ha coinvolto tutta l’Italia, con manifestazioni di gioia incontenibile che è entrata perfino nei palazzi austeri della politica e si è riversata nelle piazze e nelle strade, dimenticando anche il delicato equilibrio pandemico. Nel periodo del lockdown le chiese si sono ritrovate deserte, i preti (anche io) abbiamo dovuto celebrare le Messe da soli: è stata un’esperienza dolorosissima anzi disastrosa. Eppure abbiamo anche constatato che per celebrare in verità, non basta la presenza fisica occorre l’intensità delle fede: il covid ci ha fatto anche bene, ci ha fatto capire che una cosa è la devozione e la celebrazione superficiale, altra cosa è il cammino della fede. Certo i numeri sono cambiati: chiese deserte, catechesi assente in tutti i settori, sacramenti inesistenti o quasi. Qualcuno ha tentato la via social ma non credo con buoni risultati. La festa della Madonna del Rimedio, che sarà di nuovo celebrata anche all’aperto nell’ampio piazzale, sarà un’ulteriore occasione per supplicare la Vergine che interceda presso suo Figlio, per una cessazione totale della pandemia: ne abbiamo davvero bisogno, dobbiamo però impegnarci tutti per creare orizzonti fraterni di condivisione. Siamo chiamati a rimediare con l’amore, il tanto odio presente nel mondo.

A cura di Rita Valentina Erdas

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