Sabato, 31 Luglio 2021

Abbiamo intervistato don Simon Pedro recentemente nominato direttore dell’Ufficio Missionario diocesano.

Lei è originario della Guinea Equatoriale: come vive il suo ministero pastorale nel nostro contesto?
Vivo il mio ministero pastorale come se fossi a casa mia. Noi cristiani abbiamo una casa comune che è la Chiesa e dovunque c’è una chiesa è casa nostra. Questo non sminuisce la nostra provenienza: vengo dalla Guinea Equatoriale e porto il vissuto della fede della mia terra e insieme alla vita della chiesa arborense, vivo gioiosamente il mio ministero perché le due diocesi fanno parte della stessa Casa. Questa consapevolezza mi dà la forza per vivere in pienezza il mio ministero che rimane aperto a tutto ciò che è vivo e sano nella Chiesa. Cerco di lavorare nella comunione, di seguire, cioè, le linee e le indicazioni stabilite dalla Chiesa per la guida delle parrocchie: promuovere la catechesi, la liturgia e la carità. Uno degli aspetti pastorali, oltre a questi che mi entusiasma tantissimo è quello che riguarda la devozione popolare. Vengo da una chiesa molto spoglia senza riti aggiuntivi: qui in diocesi siamo ricchi di devozione popolare che a mio avviso, oltre a essere una ricchezza di per sé, è la base di partenza per uno slancio nuovo di evangelizzazione.

Quali sentimenti accompagnano la sua nomina a direttore del Centro Missionario Diocesano?
I miei sentimenti sono di gratitudine al Signore, alla Chiesa e al nostro Vescovo. Al Signore per la vocazione stessa; alla Chiesa per i segni che hanno accompagnato il mio percorso per arrivare in Sardegna. A mons. Carboni che mi ha nominato direttore: una gran bella sorpresa, tutto mi sarei aspettato quella mattina del 3 maggio tranne che la proposta di guidare l’ufficio missionario. Il mio rapporto con la Sardegna è segnato dal servizio missionario. Il primo maggio del 1996 fu ordinato sacerdote, a Samassi, don Adolfo Roque Mba Obama, mio compaesano, che mentre studiava a Roma conobbe don Nino Onnis, un sacerdote di Samassi, missionario per tanti anni in Brasile e che all’epoca era animatore del seminario regionale e promuoveva il centro missionario di Cagliari. È stato lui, dopo aver aiutato don Adolfo a finire la sua formazione a Roma a chiedere al vescovo di Bata di essere ordinato a Samassi come segno di amicizia e di gratitudine; fu in quella occasione che arrivai nella terra sarda. Ho frequentato don Nino fino alla sua morte e sono molto legato ancora al suo paese e ai suoi amici che ora sono anche i miei. Altri tre episodi da ricordare mi riportano a Belvì: il primo accadde mentre sistemavo la sacrestia quando trovai una cartolina della Santa Sede che chiedeva offerte per la diocesi di Bata nel 1986, quando io ero ancora dodicenne. Il secondo e il terzo sono le testimonianze di due donne, Margherita Porcu e Margherita Gioi; la prima, nel 2012 raccontava che durante la festa di Sant’Agostino, patrono di Belvì, pregò ad alta voce dicendo: Sant’Agostino, mandaci un missionario da Tagaste e io arrivai l’anno successivo. Siamo stati molto legati fino alla sua morte, l’anno scorso, all’età di 96 anni. La seconda, Gioi di 88 anni, è stata volontaria nel mio paese negli anni novanta. Tra me e la Sardegna c’è di mezzo una missione voluta dal Signore.

Quali strade si possono percorrere per rinnovare l'impegno missionario nella nostra Diocesi?
Le strade per rinnovare l’impegno missionario sono già tracciate. Cercheremo con tutta l’equipe di sensibilizzare tutti i nostri fedeli e renderli consapevoli che la missionarietà della Chiesa consiste nel portare a tutti il vangelo accompagnato dalle qualità, dall’esperienza di fede e dalle potenzialità che ognuno di noi porta con sé. La fede non è un prodotto finito, la fede non si presuppone, la fede si dà. In questo tempo lo slancio missionario deve essere per la nostra Chiesa la forza che dà coraggio e vigore per ritornare a Cristo e per aprire i nostri cuori al mondo. Siamo una diocesi aperta, con un’esperienza lunghissima di missioni per il mondo. La fede si vive meglio in una trilogia: io, Dio e l’altro; l’altro molte volte non è distante 5mila km, a volte è il vicino di casa, è la persona con cui non si va d’accordo e che invece è da amare. Vogliamo partire da una sensibilizzazione diocesana, da una conoscenza dell’intera diocesi: lanceremo l’annuncio missionario in tutte le parrocchie. Ci serviremo di tutti coloro che vogliono darci una mano per un compito centrale per l’annuncio del vangelo. Aspettiamo tutto da tutti i fedeli, dai movimenti e da tutti gli operatori pastorali dell’intera diocesi. Siamo tutti missionari.


 Chi è don Simon Pedro.

Il nuovo direttore dell’Ufficio Missionario diocesano è il sacerdote don Simon Pedro Ela Ncogo Abang. Nato a Ayaesong, nella Guinea Equatoriale, il 2 dicembre 1974, don Pedro è quinto di una famiglia numerosa composta da altri sei fratelli. I genitori Ncogo Esono Efuntam e Anita Abang Masie Nfa sono morti nel 2010. In Africa ha studiato presso gli Scolopi; dopo il diploma al Liceo classico è giunto a Roma come alunno del Seminario San Giovanni Battista prima, e della Casa von Balthasar poi; ha seguito l’intero corso teologico nell’Università Urbaniana di Roma, frequentando anche il biennio per la Licenza in Teologia biblica. Ordinato sacerdote, a Roma, il 13 luglio 2002 dal vescovo di Porto Santa Rufina mons. Gino Reali, è stato incardinato nella diocesi di Bata. Nel 2009 è stato accolto nella nostra Arcidiocesi, come sacerdote Fidei donum; il 2 marzo 2019 viene incardinato nel clero dell’Arcidiocesi Arborense. Ha svolto il suo ministero appena ordinato, come vicario parrocchiale della Cattedrale di Porto Santa Rufina; giunto in diocesi è stato nominato Amministratore parrocchiale e poi parroco di Gadoni e, dal 2012, anche parroco di Belvì.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon