Sabato, 18 Settembre 2021

Il 14 maggio, l’Arcivescovo mons. Roberto Carboni ha nominato don Marco Contini, conosciuto da tutti come padre Paolo, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano. Lo abbiamo intervistato per sapere da lui non solo in che modo ha accolto l’incarico ma anche per come intende avviarlo e concretizzarlo.

Quali sentimenti accompagnano la sua nomina a direttore dell'Ufficio diocesano?
Il sentimento dominante è senza dubbio quello della gratitudine, prima di tutto nei confronti del Signore che mi chiama a servirlo in un ambito così importante per la vita della Chiesa e poi verso il nostro arcivescovo Roberto che mi ha scelto per dirigere un ufficio che nei prossimi mesi dovrà diventare ancora più centrale anche nella riformulazione della catechesi in tempi di pandemia.

La direzione dell'Ufficio è affidata a un presbitero: ha un significato particolare, secondo lei, questa scelta dell'Arcivescovo?
Il primo catechista della chiesa diocesana è il vescovo e dunque è lui che sceglie di affidare la direzione di ambito così delicato a un suo stretto collaboratore, sacerdote e parroco. Colui che viene scelto come direttore non è certo chiamato a lavorare in solitudine visto che i vari ambiti dell’ufficio catechistico saranno comunque condivisi con diverse altre persone. Credo che la scelta che ha fatto mons. Carboni serva a richiamare a tutti noi sacerdoti il compito di primi responsabili della catechesi nelle nostre parrocchie.

Ci sarà un ruolo per i laici nel lavoro che l'Ufficio andrà ad affrontare per la catechesi nelle nostre parrocchie?
Attualmente non abbiamo ancora definito la squadra di lavoro che comporrà il nuovo ufficio catechistico diocesano, ma certamente posso anticipare che la maggior parte dei membri saranno laici. Gli ambiti di lavoro sono tanti: la catechesi, nell’ambito del processo di evangelizzazione; la formazione catechistica permanente degli adulti; la formazione dei catechisti; l’apostolato biblico; la catechesi per le persone disabili; l’iniziazione cristiana di ragazzi e adulti e il catecumenato. Serve uno sguardo ampio e innovativo, soprattutto alla luce dei tempi difficili della pandemia.

La sua nomina è stata annunciata quasi in contemporanea con l'istituzione del ministero del catechista: cosa ne pensa della proposta lanciata da papa Francesco col Motu Proprio?
Il Santo Padre qualche anno fa aveva definito i catechisti e le catechiste testimoni del mistero evidenziando il compito di primo annuncio affidato a chi è chiamato non tanto a insegnare quanto piuttosto a comunicare e testimoniare la fede. Ora, attraverso il Motu Proprio Antiquum ministerium, papa Francesco ha voluto istituire il ministero laicale di catechista come servizio essenziale nell’impegno per l’evangelizzazione. Lo stesso Santo Padre ci ha tenuto a specificare che non si tratta di un titolo clericale per i laici, ma semmai è un’importante novità che deve risvegliare in tutti la consapevolezza della necessità della formazione e della fedeltà alla missione della testimonianza in favore dei più piccoli. Sono certo che si tratti di una meravigliosa intuizione dello Spirito che se troverà una concreta traduzione nella catechesi delle nostre parrocchie porterà molti frutti di grazia.

Lei è stato protagonista di una proposta di catechesi in cui ha coinvolto i bambini e i ragazzi con l'utilizzo della tecnologia. Di cosa ha bisogno oggi la catechesi per rinnovarsi e cosa invece deve difendere come suo punto di forza?
Quello che abbiamo vissuto nella nostra parrocchia è stato solo un tentativo per raggiungere i nostri giovani in tempo di pandemia, ma se dovessimo raccontare gli sforzi e le belle iniziative di ognuna delle parrocchie della nostra diocesi, credo che l’elenco delle cose fatte sarebbe davvero lungo. Il card. Bassetti rivolgendosi a tutta la Chiesa italiana ha detto: Cari sacerdoti state davvero esprimendo il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo per annunciate il Vangelo in modo diverso. Credo che sarebbe davvero bello conservare questo entusiasmo e aprirsi alla fantasia dello Spirito per rinnovarci anche nel servizio della catechesi.


 Chi è padre Paolo...

Il nuovo direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano è nato in città il 29 giugno 1973, battezzato nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù col nome di Marco: oristanese verace, a 13 anni ha fatto ingresso nel Seminario serafico dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali in città, accolto dall’allora rettore p. Giuseppe Simbula, dopo il diploma al Liceo socio-psicopedagogico delle Figlie di San Giuseppe; ha vissuto le tappe principali del suo cammino formativo nel convento di Osimo (Ancona), ha completato la sua preparazione religiosa e teologica prima ad Assisi, poi a Roma nell’Ateneo Sant’Anselmo dove ha compiuti studi specialistici in Liturgia, conseguendo la Laurea con una tesi storica sull’omiletica del vescovo di Ales-Terralba Giovanni Cannavera.

Rientrato nella Provincia sarda del suo Ordine, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nella nostra Cattedrale dall’Arcivescovo Tiddia il 14 ottobre dell’Anno Santo 2000; ha alternato il ministero pastorale come viceparroco nella parrocchia di San Paolo a Oristano, quindi come parroco a San Giuseppe in Tempio, a quella dell’insegnamento negli ISR e nella Facoltà Teologica della Sardegna. Nel 2013 è stato accolto nel nostro Presbiterio, dopo un primo inserimento nella parrocchia di san Giuseppe Lavoratore, il 1 settembre 2014 è stato nominato Amministratore parrocchiale di Bidonì, Sorradile e Nughedu Santa Vittoria, quindi anche Ardauli, dal 2018 è parroco di Ghilarza e Vicario foraneo. È Assistente Diocesano Unitario dell’AC; Membro della Commissione Presbiterale Regionale e del Consiglio Presbiterale Arborense.

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