Lunedì, 14 Giugno 2021

Federica Pala, 26 anni, è nata e cresciuta a Oristano dove tuttora vive la sua famiglia a cui è molto legata.

Nel 2012 si è trasferita a Piediluco, in Umbria, per poi tornare a Oristano per sostenere l’Esame di maturità ottenendo il diploma al Liceo classico De Castro nel quale aveva frequentato il ginnasio e anche la prima liceo seguendo le orme di suo fratello Pierluigi. Ha frequentato il primo anno di università in Economia a Perugia per poi trasferirsi negli Stati Uniti ottenendo una borsa di studio per seguire i corsi in Business Administration, gareggiando per il Florida Institute of Technology dove ha ottenuto la laurea con lode nel 2019. Nel 2020 ha iniziato un doppio master: un MBA focalizzato in International business più uno in Contabilità e finanza. Negli Stati Uniti ha anche conosciuto suo marito Luiz: ora aspettano l’arrivo del loro primo figlio previsto per fine luglio.

Partiamo da un successo: la partecipazione ai mondiali di canottaggio. Quali sono state le tappe che ti hanno permesso di raggiungere questo importante obiettivo?
Ho iniziato a fare canottaggio all’età di dieci anni al Circolo Nautico di Oristano, seguendo mio fratello che aveva iniziato prima di me; posso dire che l’amore per questo sport è stato come un crescendo e l’agonismo è arrivato più avanti. Ciò che mi ha attratto di più del canottaggio erano le sensazioni provate in barca e lo stare all’aria aperta in uno specchio d’acqua. Ho fatto la mia prima gara regionale nel 2006 e la prima regata giovanile a livello nazionale nel 2007 a Piediluco dove, nel 2013, ho ottenuto il mio primo pass per i campionati europei junior e nello stesso anno ho anche vinto le selezioni per il mondiale under 23 pesi leggeri, la mia prima esperienza a livello mondiale che ho avuto la fortuna di ripetere nel 2014 e nel 2016.

Come la passione per lo sport ha forgiato la tua personalità e quali prospettive ti ha aperto?
Lo sport mi ha sicuramente forgiato il carattere e mi ha reso la persona che sono oggi e tuttora contribuisce alla mia crescita; infatti, nonostante abbia terminato di gareggiare per il College, continuo ad allenarmi con una squadra locale e a coltivare questa passione anche a livello amatoriale. Attraverso lo sport si impara sicuramente a porsi degli obiettivi e a sviluppare un piano per raggiungerli e si impara anche che, non sempre, tutto va come si era programmato e per questo è importantissimo, per andare avanti, essere capaci di adattarsi. Nello sport si impara, inoltre, ad accettare i risultati che si ottengono anche se non sono sempre favorevoli alle aspettative e a far tesoro delle esperienze pregresse. Lo sport aiuta a sviluppare una mentalità volta alla crescita e a comprendere che le capacità sportive, come quelle intellettive, possono essere migliorate attraverso un lavoro duro e diligente e personalmente i risultati sportivi mi hanno sicuramente aperto tantissime opportunità sia a livello formativo che personale; non avrei potuto, infatti, studiare negli Stati Uniti senza una borsa di studio e sicuramente non avrei potuto iniziare a formare una famiglia, pur così giovane, come avevo sempre desiderato. Indipendentemente dall’agonismo lo sport migliora la vita e trasmette valori e insegnamenti come, per esempio, l’etica del lavoro di squadra.

C’è qualcuno in particolare che ti ha accompagnato in questa fase della tua vita?
Alla mia crescita hanno contribuito moltissime persone, la mia famiglia, i miei amici e i miei compagni di classe, i miei allenatori, i miei insegnanti e la comunità parrocchiale di San Paolo. L’ambiente in cui ci si è formati è di fondamentale importanza ma la crescita non si ferma a nessuna età. Ci tengo a sottolineare che sono legatissima alla Sardegna e mi manca tantissimo. Sono molto fiera di essere sarda e non perdo occasione di parlare delle nostre tradizioni; in particolare sono appassionata dell’agro alimentare sardo e spero un giorno di poter rientrare nella nostra terra e dare il mio contributo per aumentare gli export del settore.

Ora vivi in Florida. Qual è, oltre oceano, la percezione degli eventi che stanno accadendo e in che modo vengono vissuti in una società multiculturale?
Le dinamiche, riguardo agli eventi che stanno accadendo nel mondo, negli USA sono differenti. Indipendentemente dalla realtà multiculturale, le persone che vivono in Florida tendono a conformarsi a un particolare stile di vita. Per esempio, un comportamento che mi ha incuriosito tantissimo all’inizio della pandemia è stato che, insieme alla corsa ad approvvigionarsi dei generi alimentari, c’è stata quella all’acquisto delle armi. Gli Stati Uniti hanno un concetto di libertà diverso dal resto del mondo e questo sicuramente è un aspetto che mi ha colpito. A Melbourne non c’è stato un vero e proprio lockdown come in Italia e la maggior parte delle persone ha continuato a vivere come se nulla fosse. Al contrario, un aspetto molto positivo che ho notato specialmente all’interno dell’università, è la convivenza pacifica degli studenti provenienti da tutto il mondo, espressione di un insieme di etnie, tradizioni e religioni che non impedisce la creazione di un senso di appartenenza comune. All’interno del Campus abbiamo, per esempio, una chiesa cattolica che è sempre aperta a tutti; gli studenti sono molto attivi e organizzano incontri informali ed è molto comune frequentare la domenica i luoghi di culto di altre fedi presenti nel circondario per il piacere di trascorrere la giornata tra amici.

Il tuo attuale lavoro è una nuova sfida che mette insieme innovazione, tecnologia, sviluppo ed economia sostenibile sulla base di una forte competenza culturale e pratica. Puoi presentare le fasi del progetto e della sua realizzazione?
Il nuovo lavoro è certamente una sfida molto interessante della quale sto facendo parte insieme a due colleghi provenienti dal Togo. A gennaio è iniziato un percorso con un acceleratore di imprese chiamato Groundswell Startups e, attraverso incontri formativi, abbiamo avuto la possibilità di unire la teoria alla pratica facendo dei passi da gigante nel testare la nostra ipotesi riguardante il miglioramento del processo di stampa a 3D sia per i clienti finali che per chi offre il servizio. Si tratta di una piattaforma doppia che connette chi ha bisogno di stampare in 3D con chi offre questo servizio, individuando le criticità del processo per capire cosa possa essere migliorato. Abbiamo utilizzato lo stesso approccio per osservare come i piccoli negozi offrono questo servizio e quali sono le loro necessità. Il riscontro riguardante la nostra ipotesi è stato positivo e, dopo aver identificato alcune funzioni da migliorare, abbiamo iniziato a lavorare alla costruzione del software e sul nostro modello di business. A febbraio ci siamo anche iscritti a una competizione chiamata Launch Your Venture per giovani imprenditori che puntano a lanciare la propria azienda raggiungendo la fase finale che si è svolta a inizio aprile e presentando la nostra proposta e la nostra visione per il futuro. Ci siamo classificati secondi ricevendo un premio di 5000 dollari che useremo per lo sviluppo del progetto che va al di là della semplice tecnologia 3D, nel senso che il nostro obiettivo finale è quello di renderne la stampa più accessibile anche alle persone che non hanno capacità molto tecniche e quindi permettere a chiunque di utilizzare strumenti innovativi per poter sviluppare le proprie idee, potenziando questo settore nel creare più innovazione e nuovi posti di lavoro.

Attraverso le righe del giornale invia un messaggio ai giovani sardi …
Mando un saluto a tutti i giovani sardi esortandoli a seguire le proprie passioni e soprattutto a mantenere una mentalità positiva.

A cura di Maria Rita Quartu

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