Lunedì, 14 Giugno 2021

Si continua a morire, purtroppo, a causa dell’esposizione alla fibra killer. La Legge 257/92 ha sancito la messa al bando, in Italia, di tutti i prodotti e materiali contenenti amianto, vietandone l’estrazione, l’importazione, la produzione e la commercializzazione. Una legge che ha prodotto buoni risultati ma, nonostante ciò, ancora oggi si può morire a causa dell’amianto.

Esso si trasforma in fibre invisibili che, inalate e ingerite, causano, con assoluta certezza scientifica, mesoteliomi, tumori del polmone, tumori della laringe, dello stomaco e del colon, oltre a una serie di gravi danni respiratori. La Giornata della Memoria ha un duplice obiettivo: non solo ricorda tutte le persone che hanno perso la vita a causa dell’esposizione all’amianto, ma richiama anche l’attenzione sul tema. Abbiamo intervistato Giampaolo Lilliu, oristanese, presidente dell’Associazione Onlus Regionale ex Esposti Amianto della Sardegna.

Recentemente è entrato a far parte della commissione ambiente del coordinamento nazionale amianto del Cnaa. Cosa ne pensa di questo nuovo incarico?
Sono contentissimo. Questo traguardo ripaga i tanti sacrifici che io e i miei colleghi abbiamo fatto come ex esposti della Sardegna. Questo riconoscimento non è solo mio, lo dedico a tutti gli ex esposti. Questo sarà un lavoro molto importante e mi auguro di ottenere dei buoni risultati. Il mio primo obiettivo è quello di convincere i colleghi del coordinamento nazionale a utilizzare una nuova metodologia, ossia l’inertizzazione per bonificare l’amianto in maniera definitiva. Tutte le università hanno l’impianto di inertizzazione, per cui la politica ha lo strumento per risolvere definitivamente la problematica. Stiamo sotterrando l’amianto e non lo stiamo bonificando.

L’amianto è un materiale tossico e cancerogeno i cui effetti dannosi sono noti fin dall’antichità. Dov’è maggiormente diffuso?
La Sardegna è tra le prime regioni in Italia per quantità di presenza di questo minerale, circa 18 milioni di metri quadrati. Oristano è la città simbolo della lotta contro l’amianto ed è stata teatro di un’importante battaglia in materia del diritto alla salute, di tutela dell’ambiente e del lavoro in sicurezza che ha visto protagonisti i dipendenti delle fabbriche di cemento e amianto Sardit e Cema Sarda. Il prodotto sviluppato da queste fabbriche ebbe risultati eccezionali e importanti nel settore dell’edilizia. Il 75% di tutte le abitazioni civili in Sardegna sono fabbricate in cemento amianto, comprese le case di edilizia popolare ex IACP. L’isola ora ne sta pagando le conseguenze. Stiamo passando da una esposizione diretta a una esposizione ambientale. Questo significa che la fibra killer è dispersa nell’aria. L’ultima persona deceduta è una signora di circa 80 anni. Morta per mesotelioma pleurico causato da un’esposizione ambientale. La signora non ha mai lavorato nel settore e non ha mai avuto rapporti con questo tipo di attività o con qualcuno connesso a essa. Nel futuro ci impegneremo per far sì che la Sardegna venga bonificata totalmente.

La conoscenza geologica può essere fondamentale per consentire l'identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere?
Dalla conoscenza che abbiamo finora sviluppato possiamo dire che nel nostro territorio l’amianto è presente, come minerale, solamente nelle miniere di talco, nel Sassarese. In tutta l’isola sono presenti 9mila chilometri di condotte idriche di cemento amianto delle reti di Abbanoa e dei consorzi di bonifica. Ogni anno si stima che 6.000 italiani muoiano per malattie determinate o connesse a questo minerale.

Nel 2017 è stato costituito un Fondo Vittime Amianto. Questa norma è stata formulata a titolo di risarcimento d’amianto. Nel 2020 con il Decreto ministeriale questi benefici del Fondo sono stati estesi anche a coloro che sono vittime di mesotelioma per esposizione familiare e ambientale. Qual è il prossimo passo che lei si aspetta?
Considero importante l’approvazione della legge che ha istituito il fondo per le vittime amianto con il quale possono essere aiutate le famiglie colpite da questa tragedia, anche se non elimina concretamente il problema. Desidererei che venisse approvata una legge che consenta di eliminare il problema dalla radice e far sì che non ci siano più morti connesse a questa fibra. E per ottenere questo serve una programmazione seria per realizzare la bonifica di tutto il territorio. La situazione sanitaria in Sardegna è preoccupante. Circa 300 persone all’anno muoiono per le patologie connesse all’amianto. Bisogna eliminare il fattore di rischio.

La normativa Europea disciplina tanti aspetti legati a questo tema. In quale direzione l’Unione Europea deve ancora lavorare?
Il Parlamento Europeo potrebbe chiedere ai paesi membri di rendere obbligatoria la bonifica di tutti gli immobili pubblici o di utilità pubblica. Programmando tempi e modalità di attuazione. In questo modo lo Stato provvederà a mettere in sicurezza gli immobili pubblici. In Sardegna sono 2850 gli edifici di pubblica utilità tra cui scuole, ospedali, strutture sportive, tribunali e uffici pubblici. Inoltre sono presenti 3500 strutture agricole di allevamento e agroalimentari che presentano amianto. Oltretutto il costo della bonifica sta ricadendo sui cittadini mentre dovrebbe essere totalmente a carico dello Stato.

Il 28 Aprile si è celebrata la Giornata Mondiale delle vittime dell’amianto. Quanto è importante questa giornata o cosa si potrebbe fare per migliorare la conoscenza di questo tema durante tutto l’anno?
In questa giornata sembra che tutti si interessino a questo argomento e il giorno dopo tutti se ne dimenticano. Nessuno svolge attività dirette alla sensibilizzazione di questa tematica. Ed è per questo che tengo a precisare che il 28 Aprile è la Giornata Mondiale delle vittime d’amianto e non deve essere trasformata né in una questione politica o altro. Invece dovrebbe essere un momento di confronto con le nuove generazioni, per far capire loro cos’è stato l’amianto, cos’è oggi e cosa si può fare per eliminarlo. Perché il futuro è loro e sono loro che devono dare continuità alla lotta da noi intrapresa negli anni 70, riuscendo successivamente a far chiudere il più grande business del settore dell’industria legato alle fabbriche della morte. Si devono portare avanti, inoltre, confronti sia a livello politico e sia con le istituzioni.

A cura di Francesca Pisano

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