Sabato, 16 Maggio 2026

Figli della nostra terra, giovani meritevoli che hanno osato e ce l’hanno fatta e che oggi costituiscono un tesoro inestimabile per le nostre comunità, una carica di energia, una riserva di speranza anche quando abitano lontano.

Quando li incontri, anche a distanza, non puoi che ammirarli e chiederti se i nostri paesi siano davvero consapevoli di aver dato radici a tanto valore. Questi i miei sentimenti quando ho raggiunto Elena Licheri: 33 anni, di Abbasanta, una laurea magistrale in relazioni internazionali alla LUISS e subito un corso intensivo per la carriera diplomatica, stagista all’ambasciata statunitense a Roma, consulente presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Ufficiale di collegamento presso il Ministero degli affari esteri durante la Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Oggi vive a Parigi e da 6 anni lavora presso l’UNESCO. Iniziamo proprio dal suo incarico attuale…

Elena, qual è specificità del tuo lavoro in un organismo così importante come l’UNESCO?
Sono entrata a far parte dell’Organizzazione nel 2015 come stagista, e per qualche anno mi sono occupata di questioni legate alla bioetica e all’etica della scienza e della tecnologia, assistendo degli esperti internazionali nella redazione di linee guida per i governi su temi che spaziano dalla medicina tradizionale al cambio climatico, alla ricerca sul genoma umano, all’etica della robotica e dell’IA. Da qualche tempo faccio parte del Segretariato della Convenzione internazionale contro il doping nello sport e mi occupo di accompagnare i governi nell’ applicazione di questo dispositivo e nella gestione di progetti volti a garantire alle giovani generazioni un accompagnamento nella transizione dall’adolescenza all’età adulta attraverso un’istruzione di qualità basata sui valori universali dell’inclusione, la protezione della salute, l’uguaglianza ed il rispetto di se’ e degli altri attraverso lo sport.

A Parigi con la Sardegna nel cuore per questo e per tante altre ragioni è nata l’Associazione Sardos inParis…
L’Associazione nasce nel 2018 nel contesto del progetto Sardinia everywhere, volto a sviluppare il network dei sardi residenti fuori dalla Sardegna. Dalla primavera dello scorso anno, un nuovo gruppo direttivo, di cui faccio parte, si è insediato per ridare linfa alle attività, nonostante le restrizioni. Questa realtà associativa si ispira ai circoli degli emigrati sardi ma se ne discosta poiché intende aprirsi con spirito inclusivo a chiunque sia interessato a conoscere la nostra Isola. Dall’assistenza ai sardi che decidono di trasferirsi a Parigi, alla formazione per il reinserimento e la riconversione professionale nel mercato del lavoro francese, ci poniamo come un ponte per nutrire lo scambio con i nostri conterranei in Sardegna e cerchiamo umilmente di valorizzarne i talenti. Oltre a far conoscere il nostro patrimonio culturale ed ambientale, ci interessa soprattutto valorizzare quello immateriale delle idee: vogliamo presentare in Francia i talenti e le realtà imprenditoriali contemporanee orientate allo sviluppo sostenibile dei territori, allontanandoci dalla narrazione folkloristica della realtà.

Quali traguardi avete raggiunto e quali obiettivi per il futuro?
Siamo molto orgogliosi di aver iniziato il percorso di ricostituzione della comunità dei sardi a Parigi! Si tratta di un processo continuo, quindi invitiamo tutti a visitare il nostro sito www.sardosinparis.org per avere maggiori informazioni ed avvicinarsi a noi. Oltre alla redazione di una newsletter, abbiamo recentemente organizzato due eventi online: uno sull’istanza regionale che chiede all’Italia di inserire i nostri monumenti nuragici nella lista provvisoria del Patrimonio dell’Umanità; il secondo, qualche settimana fa, ha riunito giovani esperti e professionisti nel campo della linguistica e delle nuove tecnologie e ha creato un’occasione di riflessione sulle specificità della nostra condizione e sul bilinguismo effettivo, in chiave comparata. Siamo molto orgogliosi che tali esperti abbiamo accettato i nostri inviti e ci auguriamo di continuare a collaborare con persone talentuose e competenti. Le prossime iniziative approfondiranno il tema dell’insularità come risorsa, la condizione giovanile e le questioni di genere. Per celebrare il ritorno alla socialità, speriamo presto, pensiamo a un concerto di talentuosi musicisti sardi, qui nella capitale francese.

La tua è una prospettiva privilegiata: come vedi la Sardegna dopo la pandemia?
Posso offrire soltanto il punto di vista di una sarda emigrata che ha avuto la fortuna di trascorrere una parte di questo periodo in Sardegna. Mi piacerebbe che, dalla riflessione sulle nuove modalità di lavoro a distanza che hanno portato molti a trasferirsi dai centri urbani alle zone rurali in cerca di qualità della vita migliore, scaturisse il desiderio di fare della Sardegna un hub per questi lavoratori: a patto di dotarci delle infrastrutture e delle tecnologie adeguate, potremmo attrarre tanti télétravailleurs, come li chiamano qui, che parteciperanno a una riunione virtuale con colleghi a NY e Shanghai, sèzzìos in s'apposéntu de sa domo issoro a Ollolai. Si potrà così contribuire a combattere il desolante spopolamento delle aree interne con una prospettiva di medio-lungo periodo.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani tuoi compaesani che devono scegliere il loro futuro? Che senso hanno oggi per te le tue radici abbasantesi?
Non si sceglie dove si nasce e io ho avuto la fortuna di nascere in Sardegna, quindi il senso che attribuisco oggi alle mie origini risiede nella profonda gratitudine verso la mia famiglia e la comunità sana in cui sono cresciuta. Vivere fuori dal paese da oramai 14 anni mi ha permesso di apprezzarne aspetti che prima davo per scontati o che addirittura mi stavano stretti, su tutti il ritmo di vita. Le sue tradizioni, i riti e le convenzioni sociali fanno parte della mia identità, così come le altre realtà in cui ho vissuto e dove ho costruito ogni volta la mia casa e allargato la mia famiglia. Per questo mi sento a casa ad Abbasanta, così come a Roma e a Parigi. Ora posso solo condividere le lezioni che ho imparato, e magari, farvi risparmiare tempo: assecondate le vostre passioni e investite su voi stessi seguendo le vostre inclinazioni; piuttosto che concentrarvi sulle classifiche delle professioni più richieste dal mercato del lavoro oggi, informatevi su quale istituzione possa offrirvi la migliore formazione nel campo che avete scelto (il mercato del lavoro tra 5 anni sarà cambiato e voi nel frattempo sarete diventati i più bravi in un settore che magari adesso non offre prospettive ma tra 5 anni lo farà). Sviluppate il vostro senso critico; siate curiosi della vita e dei punti di vista diversi dal vostro; apritevi alle diversità e confrontatevi con rispetto; sospendete il giudizio; se un progetto (e quindi non voi come persone) fallirà, avrete comunque imparato qualcosa e potrete sempre migliorare; impegnatevi in qualsiasi cosa facciate poiché costanza e talento vengono riconosciuti e premiati prima o poi. Ciascuno procede a suo ritmo, perciò non serve paragonarsi al percorso degli altri. Sono molto fiduciosa nelle giovani generazioni. Vedo un grande senso di responsabilità e consapevolezza di se’, degli altri e di ciò che accade altrove, oltre alla capacità di battersi contro le ingiustizie e di decostruire preconcetti e pregiudizi. Buttatevi! Siete molto più forti e capaci di quanto crediate!

A cura di Luciana Putzolu

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