Si è insediato a Roma il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione FUCI, l’ente nato nel 1995 con lo scopo di essere strumento privilegiato per la realizzazione delle finalità culturali, formative e apostoliche della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Tra i membri del Consiglio è stato nominato Marco Piras, 42 anni, nato a Oristano dove ha vissuto sino al 2002.
Giornalista pubblicista, ha diretto il nostro settimanale dal 2011 al 2016. È stato delegato per la Sardegna della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici e coordinatore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Sarda. Oggi lavora a Roma come addetto stampa al Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli abbiamo rivolto alcune domande per approfondire quello che sarà l’importante incarico che dovrà portare avanti per i prossimi tre anni.
Cosa significa per te far parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione FUCI?
Considero questo servizio come una bella occasione per ringraziare la Federazione Universitaria Cattolica Italiana per quello che ha rappresentato nella mia formazione giovanile e nella mia esperienza ecclesiale. Quando, alcune settimane fa, i Presidenti nazionali della FUCI mi hanno chiesto la disponibilità a entrare nella squadra che guiderà la Fondazione per il prossimo triennio, ho pensato che fosse giusto mettere a disposizione una parte del mio tempo libero e delle mie competenze a servizio dei giovani universitari di oggi attraverso la Fondazione nata nel 1995 in occasione del centenario della Federazione.
La tua esperienza nella FUCI risale all’inizio degli anni 2000 quando, prima di trasferirti a Roma per entrare nella Presidenza nazionale con l’incarico di condirettore della rivista Ricerca, hai frequentato il gruppo di Oristano. Che ricordo hai di quegli anni?
Sono stati anni alimentati dallo studio, dalla preghiera, personale e comunitaria, e dalla lettura meditata della Parola di Dio, anche attraverso il metodo monastico della lectio divina. Ricordo gli incontri che facevamo nella piccola stanza che avevamo a disposizione nei locali dove oggi sorge il museo diocesano e la passione che mettevamo nell’organizzare le riunioni. Ritornano alla mente i viaggi a Camaldoli per le settimane teologiche, insieme a don Tonino Zedda, che allora era l’assistente spirituale della Fuci a Oristano, e i tanti incontri organizzati ogni anno nel chiostro del Carmine quando il Consorzio Uno muoveva i suoi primi passi. Oggi la FUCI a Oristano non c’è, ma sarebbe bello, visto che i corsi universitari in città sono aumentati e gli studenti non mancano, riproporre ai giovani studenti oristanesi l’esperienza fucina.
Come sta la Fondazione FUCI oggi? Quale eredità raccogliete?
Come sottolinea lo statuto, lo scopo della Fondazione è la conservazione e la valorizzazione del patrimonio della Federazione Universitaria Cattolica Italiana al fine di essere strumento privilegiato per la realizzazione delle finalità culturali, formative ed apostoliche della Fuci (art. 2 dello Statuto). Raccogliamo un patrimonio straordinario fatto di risorse materiali e spirituali che la FUCI ha accumulato, dalla nascita ad oggi.
Quali obiettivi o quali sfide per il prossimo triennio?
Le linee che seguiremo verranno presto condivise insieme a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione. Credo sia importante fare in modo che gli interventi della Fondazione rappresentino, da un lato, un sostegno per le attività dei fucini di oggi, e dall’altro, uno strumento per coinvolgere tutti coloro che in passato hanno fatto l’esperienza della FUCI non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello locale. Sarà fondamentale, inoltre, riuscire a valorizzare sempre meglio il patrimonio documentario rappresentato dall’archivio storico e renderlo accessibile per la consultazione da parte della comunità scientifica. Un'altra priorità sarà quella di promuovere iniziative di studio e culturali che permettano di approfondire e mettere in luce il grande valore dell’esperienza fucina.
Il mondo universitario può essere ancora oggi un trampolino di lancio per un impegno civile, sociale e politico dei giovani fatto nell'ottica del servizio e nel nome di Gesù Cristo?
Nell’immaginario collettivo, quando si pensa alla FUCI e alla sua storia, vengono subito in mente figure come Vittorio Bachelet o Aldo Moro, due autentici testimoni di fede e di impegno sociale e politico. Ma non dobbiamo dimenticare che, nei suoi 125 anni di storia, tantissimi ragazze e ragazzi hanno fatto un percorso capace di coniugare pensiero e preghiera, intelligenza e fede. La FUCI non si è mai esentata dall’offrire il suo contributo di riflessione e di azione alla vita politica e sociale e ancora oggi, specialmente davanti alle sfide legate al post-pandemia, credo che l’impegno dei giovani universitari sia fondamentale per la ripresa del nostro Paese.
Mauro Dessì