A margine della proclamazione a luogo Giubilare della Cappella della Casa Generalizia dell'Istituto delle Figlie di san Giuseppe di Genoni, abbiamo intervistato Madre Maria Luciana Zaru, Superiora Generale.
Come valuta l’indizione dell’Anno Speciale dedicato a san Giuseppe?
L’Anno dedicato a san Giuseppe, per scelta di Papa Francesco, è sicuramente, per la Chiesa e per il mondo, un dono di grazia straordinario, che passa attraverso la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria ed è l’occasione per accostare un modello di santità, possibile a tutti, nella realtà quotidiana, illuminata e sostenuta dalla fede, come è stata la santità di san Giuseppe.
L’Arcivescovo di Oristano, mons. Roberto Carboni ha chiesto alla Penitenzieria apostolica che la cappella della Casa Madre dell’Istituto fosse Cappella Giubilare. Quali sono secondo lei, le motivazioni di tale scelta?
Voglio ringraziare mons. Carboni per avere accolto l’ispirazione di indicare la nostra Cappella come luogo giubilare, perché, con tale scelta, ha espresso la grande stima che nutre per l’Istituto per la sua valenza ecclesiale e apostolica in seno alla diocesi. Una scelta che ritengo giusta e pertinente perché, nell’Arcidiocesi di Oristano, a partire dal 1895, quando l’allora arcivescovo mons. Francesco Zunnui, con apposito Decreto, eresse la Casa di Genoni, come Casa Madre, l’Istituto è stato il luogo in cui la devozione e l’imitazione della spiritualità di san Giuseppe è stata incrementata e mantenuta viva e si è diffusa nella Diocesi, grazie anche al servizio apostolico delle Suore che hanno operato nelle diverse realtà parrocchiali, alimentando tra i fedeli, la devozione al Santo Patriarca.
La sola presenza delle Figlie di san Giuseppe è un richiamo a san Giuseppe, come lo sono anche i segni esterni, tra cui la medaglia con l’effige di san Giuseppe, custode di Gesù, che tutte portiamo al collo, spesso oggetto di curiosità, soprattutto da parte dei bambini delle scuole materne e del catechismo, occasione per presentare la figura del padre putativo di Gesù.
In che modo vi fate presenti nelle comunità?
Grazie alla presenza delle Figlie di san Giuseppe, attualmente sono 17 le Comunità, nelle parrocchie è sempre stata data particolare importanza alle solennità del nostro santo: il 19 marzo e il 1 maggio, con l’organizzazione di iniziative varie che illuminano il popolo di Dio, sull’opportunità di avere san Giuseppe come guida e protettore, con il risultato che, pur essendo la santità di san Giuseppe sublime ed eccelsa, tutti la sentono vicina e possibile, soprattutto alla gente umile e semplice. In tal modo la figura di san Giuseppe è stata proposta a tutte le categorie sociali, come aveva anticipato il nostro venerabile Fondatore p. Felice Prinetti: San Giuseppe, patrono universale della Chiesa è modello per tutti i santi della società: per i vergini e per i congiunti in matrimonio; per i genitori; per i sacerdoti; per i nobili e gli artigiani; per i viventi e per i moribondi; per i cittadini nei loro doveri verso l’autorità civile, anticipando quanto dice Papa Francesco nella lettera Apostolica Patris Corde: Tutti possono trovare in san Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. La devozione al Santo Patriarca laddove operano le Figlie di san Giuseppe, è come una fiaccola accesa che le suore alimentano, perché resti accesa e illumini tutte le persone, a cui prestano il loro servizio e tutte quelle che incontrano.
Qual è il senso del Giubileo e con quale atteggiamento l’Istituto sta vivendo questo evento?
Il termine giubileo ha la stessa radice di giubilare, rallegrarsi; la gioia è la sostanza dell’evento che Casa Madre e tutto l’Istituto sta vivendo: la gioia di essere salvati, di disporre di un luogo e di strumenti straordinari che ci permettono di accostarci al trono della grazia, alla Gerusalemme celeste per vivere la gioia della fratellanza e la bellezza dell’amore di Dio, la gioia pura del Vangelo che ha preso forma umana nel Corpo Risorto di Cristo, è stata sintetizzata nel Beati voi, del discorso della montagna, ed è possibile a tutti come lo è stata per san Giuseppe. Oggi, la Chiesa, dichiarando la cappella di Casa madre, cappella giubilare, la ripropone come porta di misericordia, con un evidente richiamo a Cristo, la porta che ci introduce nell’amore del Padre: Abbiamo voluto richiamare questa realtà teologica con un grande manifesto, all’ingresso della Casa, e che rappresenta Cristo, buon pastore, mentre introduce le pecore nel suo ovile, con la citazione di Gv 10,9: Io sono la porta, se uno entra attraverso di me sarà salvo. Un’immagine plastica che dà immediatamente il senso del giubileo: accogliere la misericordia di Dio e vivere in essa. Il senso del giubileo nell’anno dedicato a san Giuseppe ci viene dalla Lettera Apostolica Patris corde che, attraverso la figura di san Giuseppe risponde ai bisogni del nostro tempo: bisogno di paternità, di tenerezza, bisogno di imparare l’obbedienza, la castità, la povertà, la dignità del lavoro. Una dottrina antica, ma fresca e nuova perché profuma di vangelo.
Rivisitare i tratti della spiritualità di san Giuseppe, su proposta della Chiesa, che si rivolge a tutto il popolo di Dio, poter partecipare alle diverse iniziative a livello di parrocchia, di diocesi e di Istituto è per tutti una opportunità di crescita?
Dobbiamo fare di tutto per non lasciar passare invano questo tempo di grazia, perché ci viene dato oggi e domani non ci sarà più. Avere la cappella di Casa Madre come cappella giubilare è per noi un forte richiamo, per un rinnovato impegno a vivere il carisma dell’istituto, per essere vere Figlie di san Giuseppe. Un carisma ispirato da Dio, che ha voluto riservare per il suo servizio, come scrive il nostro Venerabile Fondatore un gruppo di anime che vivendo nell’orazione, nell’umiltà, nella carità fraterna attirassero le sue benedizioni non solamente sulla casa ma su tutto il paese. Il carisma dell’istituto è quello della mediazione spirituale, da realizzare attraverso la consacrazione: I tre voti di povertà, castità e obbedienza; la comunione, nella vita fraterna in comunità; il servizio, con la spiritualità samaritana del prendersi cura, nella storicizzazione della infinita compassione di Dio per ogni uomo. Per questo il nostro Padre Fondatore chiede che le Figlie di san Giuseppe abbiano il cuore e le case aperte ad ogni bisogno si sia nel mondo. Questa dimensione metastorica e universale chiede all’Istituto di non fossilizzarsi in servizi socialmente superati o garantiti dallo Stato, ma di aprirsi alle periferie esistenziali, per andare, come chiede Papa Francesco, verso chi è svantaggiato e solo. Poter lucrare la grazia giubilare, nella nostra cappella, dove chi lo desidera può fare l’esperienza dell’amore di Dio, diventa un segno concreto, perché l’Istituto si confermi nella sua missione di essere testimonianza viva dell’infinita compassione di Dio per ogni uomo.
A cura di suor Paoletta Meloni