Sabato, 16 Maggio 2026

Il web ha modificato profondamente il giornalismo. Oggi il nostro desiderio d’informazione è ampiamente soddisfatto ogni istante della giornata grazie a smartphone, IPad e PC, dove si trovano le stesse notizie dei giornali cartacei riportate in tempo reale da una moltitudine di siti, oltre che dagli omonimi quotidiani nelle edizioni digitali.

Il web è comodo, rapido, economico e più immediato, anche se si è sottoposti a un sovraccarico di notizie a flusso continuo tra le quali non sempre è facile destreggiarsi. Persino l’utente comune può fare informazione condividendo notizie di prima mano col suo cellulare, ma non è di certo una connessione internet a fare di noi dei giornalisti, come si pensa erroneamente. Proprio per ritrovare la bussola abbiamo bisogno ora più che mai di professionisti preparati e competenti che sappiano comunicare efficacemente non rinunciando alla qualità dei contenuti e che siano in grado di sfruttare le potenzialità del web e del digitale.

Ne abbiamo parlato con Giorgio Mastino, giornalista professionista che, dopo la chiusura dell’emittente oristanese Nova TV, nella quale ha trascorso un’esperienza televisiva quasi ventennale, si è rimesso in gioco costruendo un’attività ex novo a portata di click. Così è nato OrNews, un giornale online immediato e accessibile a tutti proprio come una vera tv.

Direttore, com’è nata l’idea di creare un giornale online? OrNews è basato soprattutto su notizie video: questa scelta è dettata dall’esperienza a Nova TV?
L’idea di creare un giornale online nasce, a dire il vero, dieci anni fa. Ero pronto a lasciare la TV, ma poi l’editore mi chiese di fare il direttore del tg e saltò tutto. Non avrei avuto il tempo di seguire anche il giornale online. Tre anni fa, quando mi sono licenziato da Nova TV, ho ripreso in mano il progetto ed eccoci qua. Avevo voglia di libertà, sinceramente. E quindi, almeno per ora, faccio tutto da solo, senza dover render conto a nessuno, se non a chi mi segue. Sì, la scelta dei video è dettata dall’esperienza maturata nei 18 anni di TV. E poi anche per offrire un prodotto diverso rispetto ai colleghi che avevano già un giornale online. Cercare di differenziare è importante. Il video, inoltre, continua a darmi stimoli importanti. Ora ho imparato a fare i montaggi, per esempio, almeno quelli più essenziali. E c’è ancora tanto da imparare.
Oggi il web ha un’offerta piuttosto variegata, c’è un continuo tamtam di notizie. Come si riesce a trovare il proprio posto al sole e a fidelizzare i lettori? Quali sono le difficoltà e quali le soddisfazioni?
In effetti è vero, l’offerta online è particolarmente variegata. Un tempo eravamo tutti Ct della nazionale. Oggi siamo tutti giornalisti. In tale contesto il posto al sole si trova, come dicevo prima, differenziando. Cercando di dare qualcosa di diverso. Il nostro lavoro dovrebbe ruotare intorno al concetto di notizia. E io cerco di fare quello che mi hanno insegnato i direttori più anziani di me: prima di tutto, la notizia si cerca: due o tre al giorno, se possibile. Non dobbiamo arrenderci al copia e incolla di tutto quello che troviamo nelle mail, nelle agenzie o sui social. Altrimenti è rassegna stampa, non giornalismo. A me piace ancora molto curare le fonti, verificare le notizie. Un giornale credibile è un giornale che la gente continuerà a leggere. La soddisfazione è quella: dare notizie reali e capire che i tuoi lettori si fidano di te.
Secondo lei oggi vale la pena spendersi per il giornalismo? È una strada ancora percorribile? Che consigli dà a chi vuole intraprenderla?
Posso essere sincero? A mio figlio, non lo consiglierei. I social hanno reso tutto più difficile. Un gruppo Facebook rischia di avere più visibilità del tuo giornale, costruito con tanto sacrificio. La carta stampata e le televisioni sono in difficoltà, non assumono più. È un mestiere bellissimo il nostro, ma farne una professione è sempre più difficile. A chi vuole tentarci, comunque, consiglio di fare più esperienze, almeno da giovane. Non farsi prendere dal desiderio del posto fisso, ma provare realtà diverse. Se possibile, anche all’estero.

A cura di Erika Orrù

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