Continua l’attività di sostegno alle famiglie, alle singole persone, ai giovani e ai disabili da parte di Rete che ascolta, a cui hanno aderito oltre sessanta consultori familiari sparsi in tutta Italia. Il coronavirus ha modificato le nostre abitudini e per questo anche i consultori familiari diocesani non potendo lavorare in presenza, hanno dovuto escogitare nuove modalità per dare sostegno a chi ha bisogno d’aiuto e supporto.
di Franca Mulas
Attivata dal primo luglio 2020, Rete che ascolta è un servizio gratuito. Circa 1300 il numero delle chiamate pervenute da quando il servizio è stato attivato. Il grande progetto, appoggiato dalla Comunità Episcopale Italiana, coinvolge i seguenti organismi: Confederazione nazionale dei Consultori Familiari di ispirazione Cristiana, Unione dei Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali (Ucipem), Ufficio della Pastorale Familiare della CEI, Caritas Nazionale e Ufficio catechistico Nazionale Disabili. Il cuore pulsante del progetto sono gli oltre 300 consulenti familiari che hanno scelto di mettersi al servizio di chi ha necessità. I professionisti che hanno aderito all’iniziativa sono stati formati prima dell’attivazione di Rete che ascolta e dotati poi di specifiche applicazioni collegate a una piattaforma unica che consente di rispondere in tempo reale alle chiamate, oppure di attivare un collegamento con i servizi di sostegno specifici per le diverse tipologie di richiesta.
Sull’iniziativa abbiamo intervistato Angela Baio, presidente della Federazione dei Consultori Familiari Diocesani della Sardegna e direttrice del Consultorio Familiare Diocesano di Sassari.
Come è nata Rete che ascolta?
Progettata in pieno periodo di pandemia, che ci ha colto tutti impreparati sconvolgendo le nostre abitudini, è stata pensata per offrire un servizio che andasse oltre questo tempo, perché i consultori potessero acquisire una ulteriore modalità di porsi a fianco delle famiglie con l’attitudine del buon samaritano. Una sfida di ampio respiro che ha presupposto un lavoro organizzativo di alcuni mesi e l’impiego di notevoli risorse. È stato rivolto l’appello a tutti gli operatori dei vari consultori, perché era necessario garantire una capillare copertura territoriale e un buon livello di risposta nelle diverse fasce orarie e in effetti in molti hanno risposto generosamente a questo appello. Anche la Federazione Sarda ha aderito a questa iniziativa.
La Chiesa in prima linea quindi?
Si, la Chiesa ha voluto essere vicina ai suoi figli, in questa situazione di disagio e di emergenza per non far mancare il suo accompagnamento e il suo supporto, favorendo l’attivazione di questo numero unico nazionale che si ponesse in ascolto di chiunque avesse necessità di condividere ansia e solitudine. Il progetto ha ricevuto il pieno appoggio della CEI, appunto, ed è stato il frutto della collaborazione di diverse forze, possiamo dire in definitiva che esprime il volto di una Chiesa che è madre ed è sempre vicina a chi ne ha bisogno, attraverso tutte le sue realtà. Gli operatori che hanno aderito hanno specificità diverse, fra essi sono presenti anche psicologi e psicoterapeuti. Il servizio include anche l’offerta di supporto per le disabilità psichiche. Grazie alla Caritas si interviene anche con la distribuzione di viveri. Padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia ha dichiarato che la famiglia va aiutata sempre, soprattutto in questa fase delicata. L’opera dei consultori, sin dalla loro nascita, è stata da subito rivolta, oltre che al sostegno delle singole persone, anche alle coppie e alle figure genitoriali, un sostegno alla famiglia insomma a 360°, per accompagnarla nella evoluzione del suo ciclo vitale, il che include l’affiancamento alle famiglie in transizione in tutte le loro fragilità. Anche in questo delicato momento la Chiesa e i consultori familiari diocesani continuano la loro opera al servizio di famiglie e persone.
Aiutando la coppia genitoriale si aiutano indirettamente i figli?
Sì, è senz’altro così. Una coppia che funziona, sarà senz’altro una buona coppia genitoriale, per questo motivo è fondamentale supportare le coppie, aiutandole nei momenti di disagio e di sofferenza che inevitabilmente possono attraversare nel loro percorso e se la coppia arriva alla fine del proprio percorso, compito del consultorio è quello di mediare perché ci si riconosca sempre genitori e si capisca che il compito genitoriale non si esaurisce con l’esaurirsi del legame di coppia. Possiamo dire che la famiglia, ma anche la scuola restano istituzioni fondamentali per il benessere di bambini e ragazzi, soprattutto in questa fase.
Cosa dovrebbero fare entrambe per essere veramente d’aiuto e supporto?
La famiglia è indubbiamente il primo ambito educativo, le altre agenzie educative, come la scuola, devono stabilire un’alleanza con la famiglia e questo presuppone anche una reciprocità da parte della famiglia. È richiesto un lavoro di corresponsabilizzazione fra le due realtà, acquisire consapevolezza del difficile compito educativo, ma anche del fascino di esso. Demandare tale compito all’uno o all’altro ambito significa correre il rischio di destabilizzare la crescita dei propri figli e, nel caso della scuola, degli allievi. Punto di forza per una sana maturazione deve essere questa alleanza, avvalendosi anche dei numerosi progetti di prevenzione, di orientamento, di accompagnamento esistenti nel territorio, e ricordo infine che molti consultori offrono questo servizio.