Ripensare la vita significa anche creare le condizioni perché ogni uomo sia davvero libero. Tutelare la vita, ogni vita, significa operare scelte concrete di libertà soprattutto in questo nostro tempo e nel futuro prossimo dominato da nuove forme di povertà.
Per approfondire questa tematica l’Arborense ha intervistato Vittorio Pelligra, professore associato di politica economica all’Università di Cagliari. Cresciuto a Ghilarza, vive a Cagliari, si definisce cittadino del mondo per vocazione. È ricercatore associato del CRENoS (Centro di Ricerche Economiche Nord-Sud), opera nel comitato scientifico della SEC – Scuola di Economia civile.
Prof. Pelligra, qual è il legame tra economia e libertà dell'individuo?
L’economia di mercato nasce a metà ‘700 come un grande movimento di emancipazione e di civilizzazione dei rapporti tra le persone. Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale. Così scriveva nella Ricchezza delle Nazioni, Adam Smith un padre fondatore dell’economia moderna, per intendere che nel mercato gli scambi sono liberi, le parti sono uguali e dunque le differenze tra classi e potere, in qualche modo, scompaiono. Occorre ricordare che prima della nascita del mercato l’economia si basava sul sistema feudale dove davvero il pasto dei più poveri dipendeva dalla benevolenza del signorotto di turno. Questo, in linea di principio, rimane vero ancora oggi, posto che il mercato sia ben regolato, siano evitate, per esempio situazioni di eccesso di potere da parte di alcune imprese, che possono instaurare oligopoli o monopoli che possono andare a danno dei consumatori. Bisogna sempre vigilare e operare affinché la libertà dei consumatori non venga in qualche modo limitata dallo strapotere di alcuni gruppi, pensiamo oggi, per esempio, al ruolo dominante che stanno acquisendo le piattaforme tecnologiche.
Quali misure concrete a livello economico potrebbero realizzare il più possibile la libertà dell'uomo?
Ci sono due linee, almeno, sulle quali agire. La prima, come dicevamo, è quella istituzionale. La politica economica deve porre le condizioni per un funzionamento corretto delle istituzioni economiche, attraverso l’azione delle autorità di controllo, per esempio, l’Antitrust, l’AgCom, e altre a tutela dei consumatori e della loro privacy. La seconda linea, invece, riguarda tutti noi e ha a che fare con le condizioni culturali per l’esercizio davvero libero del nostro ruolo di agenti economici, consumatori e risparmiatori. Siamo consumatori e risparmiatori liberi e responsabili quando esercitiamo con coscienza la nostra sovranità, quando scegliamo sulla base di informazioni complete e affidabili. Potremmo, per esempio, non voler depositari i nostri risparmi presso una banca che finanzia l’industria delle armi o dell’azzardo, allora dovremmo essere posti nelle condizioni di sapere cosa fa la nostra banca coi nostri soldi. Allo stesso modo potremmo voler sapere se chi produce i beni che acquistiamo, alimenti, vestiario, etc. rispetta appieno i diritti dei lavoratori e dell’ambiente. In altre parole, siamo liberi se decidiamo di utilizzare il voto col portafoglio, la possibilità di premiare con le nostre scelte di acquisto quei produttori che sono più responsabili dal punto di vista della sostenibilità. Per far questo occorre una presa di coscienza culturale importante.
Quale futuro ci aspetta? Il Recovery Fund è davvero la soluzione?
Quale futuro ci aspetta è difficile dirlo. La pandemia ha cambiato tante cose e non solo dal punto di vista economico. Come ha detto tante volte Papa Francesco, l’errore peggiore che potremmo fare davanti a questa situazione è quello di tornare lì dove eravamo prima della pandemia, sprecare cioè l’occasione di un vero passo avanti. In questo senso credo che molto cambierà nel mondo del lavoro, nel rapporto con l’ambiente e con i paesi meno sviluppati. La pandemia ci ha fatto capire quanto davvero siamo interdipendenti e, per ricordare ancora le parole del Papa non ci si può salvare da soli. Il Recovery Fund è una grande occasione per fare quegli investimenti di cui il nostro paese ha davvero bisogno. Investimenti necessari principalmente nel settore dell’istruzione e della ricerca scientifica, delle infrastrutture e del territorio e della transizione verso produzioni più sostenibili da un punto di vista ambientale. È necessario per questo mobilitare tutte forze più vitali della nostra società, per fare insieme un grande sforzo di creatività, serietà e responsabilità.
È l'inverno demografico italiano, ha detto Papa Francesco, il futuro è in pericolo. L’ indice di natalità sempre più basso in Europa ma soprattutto in Italia, con la Sardegna in testa, contrasta con la Giornata per la vita. Quali le misure per favorire la natalità soprattutto nella nostra isola?
Il supporto alla natalità è una parte importantissima di queste politiche di investimento. Ma non si può stimolare la natalità in maniera diretta, occorre creare le condizioni che rendano la scelta di mettere al mondo un figlio una scelta normale e non da eroi. Per questo occorre un ecosistema amico dei bambini: imprese flessibili capaci di facilitare la conciliazione dei ruoli di madri e lavoratrici; un sistema di welfare diffuso che supporti attraverso servizi efficienti la vita quotidiana delle famiglie con figli e una cultura che sia capace di guardare al futuro con gli occhi di chi il futuro lo dovrà vivere. Sappiamo dagli studi internazionali che il rendimento degli investimenti pubblici è tanto maggiore quanto minore è l’età dei beneficiari. Questo significa che gli investimenti migliori sono quelli rivolti ai bambini e alle famiglie giovani. Dovremmo quindi solo decidere, come società, che davvero il futuro dei nostri figli, nati e non ancora nati, è la nostra priorità numero uno, perché loro sono il nostro bene più grande.
A cura di Luciana Putzolu