Abbiamo dialogato con il dott. Ezio Domenico Basso, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Oristano. A ridosso della Giornata per la Vita, il cui slogan è incentrato sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti, abbiamo voluto chiedergli alcune considerazioni sul rispetto della vita altrui e su quali conseguenze negative la Procura sta maggiormente lavorando sul nostro territorio.
Dott. Basso… Dai giornali apprendiamo che in questo ultimo anno caratterizzato dalla pandemia siano meno i reati come i furti e le rapine mentre sono in aumento i casi di violenze e liti in famiglia. È realmente così?
Sì, è davvero così. Con il lockdown è avvenuta una riduzione di un certo tipo di reati come quelli più comuni di strada, considerato che dalle 21 alle 5 del mattino, essendo interdetta la circolazione delle persone, ai malviventi viene più difficile compiere queste azioni. Ma anche se i numeri sono inferiori, il furto e la rapina è comunque un reato ben radicato sul nostro territorio e accresciuto dal fatto che è sempre più diffuso il disagio economico e sociale legato alla situazione pandemica. La povertà non giustifica questo tipo di azioni trasgressive ma occorre sempre tenere a mente i tempi che stiamo vivendo per cercare di capirne il perché. Proprio per questo è facile intuire anche i motivi di tanti interventi fatti tra le mura domestiche. La convivenza forzata, spesso vissuta in spazi angusti e ristretti, ha accresciuto i casi di violenza in famiglia.
Sempre dai giornali apprendiamo delle continue operazioni antidroga compiute anche nei piccoli centri, segno di un profondo problema legato alla devianza giovanile. Anche questo fenomeno è accresciuto a causa della situazione pandemica?
Il problema delle devianze giovanili parte da più lontano. Certo, le restrizioni legate alla pandemia in atto possono aver aggiunto solo problema a problema, ma le radici sono da ricercare ben prima di questo periodo. I mali derivanti dalla loro scarsa educazione, l’assunzione di droga e alcool, prodotti spesso consumati smodatamente soprattutto quando ci si ritrova in tanti, erano già presenti nei giovani ben prima dell’arrivo della pandemia scatenata dal Coronavirus. Anche i recenti arresti avvenuti a seguito delle indagini legate allo spaccio di sostanze stupefacenti non sono altro che la prosecuzione di uno stile di vita che va diffondendosi soprattutto tra i più giovani. Più che sulle restrizioni e sui limiti imposti dalle norme, più che sul mondo del lavoro in sofferenza forse occorre interrogarsi sulla crisi dei valori che investe la nostra società e in particolare il mondo dei più giovani.
Sulla crisi di valori di cui parla, l’Istituzione Stato che lei rappresenta che ruolo ha?
Credo occorra far crescere tutte le forme di dialogo. Mi capita di fare incontri nelle scuole, all’Università. Mi rendo conto che manca un dialogo con le Istituzioni e tra le Istituzioni. I ragazzi vanno educati e accompagnati in ogni fase della loro crescita spiegandogli l’importanza di ogni singolo gesto e la valenza che esso può avere a livello sociale. Andare a votare non potrà mai essere un’azione vissuta con responsabilità se non si fa sapere che per quel diritto migliaia di persone hanno dato la vita per poterlo conquistare. Il recente caso della bambina morta per un pericoloso gioco collettivo social, forse fa presumere che da parte delle istituzioni occorre anche un certo tipo di controllo, non solo una forma di dialogo. Spesso si sottovalutano i rischi dei social. È un limite degli organi di controllo preposti a questo ma è un limite anche dei genitori che non danno il giusto peso al rischio in cui potrebbero incorrere i loro figli con l’uso incontrollato della Rete. È abbassando la guardia di fronte ai pericoli presenti su Internet, omettendo una sorveglianza che spesso potrebbe evitare grandi tragedie come quella prima evidenziata, che poi ci si trova di fronte al dramma. Certo… non possiamo pensare di tenere i nostri figli sotto una campana di vetro, dobbiamo restare vigili e attenti, dobbiamo instaurare con loro un dialogo costante, autorevole e non autoritario, in modo da creare con loro un rapporto di sorveglianza amichevole, tale da evitare il classico rifiuto.
Quando avvengono degli arresti, chi li comunica si limita a mettere in risalto il reato e basta. Tanto che chi lo compie sembra che non abbia vie d’uscite: in arresto con quell’etichetta di delinquente che, forse mai, riuscirà a togliersi di dosso. Come lavorare per una comunicazione che tenga sempre alto il valore della vita e della dignità della persona?
Il principio della legalità secondo cui chi sbaglia paga deve accompagnare ogni nostra forma di intervento. Per il ruolo che ho, non posso non affermare questo principio. Allo stesso tempo ribadisco un concetto a me molto caro e cioè che c’è sempre una luce in fondo al tunnel. Proprio per questo è giusto che anche da parte nostra arrivino segnali importanti in questo senso. Siamo chiamati a esercitare il controllo ma questo non deve essere visto come una lesione. Anzi: avere tutto sottomano è indice che non tutto vada perso.
Cosa ci possiamo augurare per questo nuovo anno appena iniziato?
Per ora la speranza è che questa pandemia finisca presto, e che, con il ritorno alla normalità, molte delle attuali problematiche, sia quelle relative alla salute che quelle economiche, possano finalmente trovare ristoro. E con esso possa diminuire quei fenomeni di devianza e di violenza che purtroppo stanno caratterizzando questo tempo.
Mario Virdis