Chi è interessato all’informazione del territorio la ricerca principalmente nei mass media locali, gli unici a garantire un servizio sociale di grande importanza dando notizie aggiornate delle diverse piccole realtà, raccontando situazioni ed eventi e mantenendo vivo il contatto col pubblico. Per saperne sul ruolo dei mass media oggi e per approfondire le conoscenze di chi vive la comunicazione nel nostro territorio, abbiamo intervistato il giornalista Gianni Ledda, direttore responsabile dell’emittente televisiva oristanese Super TV.
di Erika Orrù
Quando e com’è nata Super TV?
Super TV, nata a Guspini nel 1985 e la cui copertura è inizialmente circoscritta a quella porzione di territorio, arriva a Oristano solo successivamente. Siamo intorno al 2001 quando il suo proprietario, originario di Guspini, - che possiede anche l’emittente radiofonica Radio Super Sound - mette in vendita il ramo d’azienda televisivo; così a Oristano formiamo una società apposita - Super TV s.r.l. -, con l’obiettivo di rilevare la televisione in blocco. La nuova Super TV cambia completamente assetto e linea editoriale e io divento il direttore responsabile cercando di dare da subito un’impronta cattolica. Grazie alla disponibilità dell’allora vescovo di Oristano mons. Pier Giuliano Tiddia riusciamo a stipulare un contratto con Telepace, grossa emittente cattolica che opera tra Roma e Verona, che ci consentiva di replicare i suoi programmi. Nonostante Super TV si identifichi nell’area cattolica oristanese, non è di proprietà della Chiesa, ma di un gruppo di privati che ha scelto di mantenere all’interno della sua programmazione contenuti altamente morali, dando soprattutto spazio alla cultura e all’informazione della nostra zona.
Quali programmi prevede il palinsesto di Super TV e a quale tipologia di pubblico si rivolge principalmente?
Il nostro è un palinsesto totalmente culturale e cattolico poiché segue molte funzioni religiose: soprattutto i primi anni, con mons. Tiddia, ci occupavamo della trasmissione in diretta dalla cattedrale delle messe importanti. Con l’arrivo di mons. Ignazio Sanna c’è stata proprio un’apertura totale perché, provenendo dall’ambiente romano in cui era spesso in televisione, si trovava a suo agio davanti alla telecamera, perciò non abbiamo avuto alcuna difficoltà a proseguire nella nostra programmazione. Il palinsesto naturalmente si compone dell’informazione soprattutto locale, col telegiornale, e di programmi autoprodotti per almeno l’80 - 90 % della nostra trasmissione che riguardano eventi di carattere sportivo, culturale e musicale, spettacolo e tutto quello che la provincia di Oristano può offrire. I programmi oltre ad essere disponibili in diretta streaming online, possono essere visti anche sul digitale terrestre sul canale 605.
Cosa significa fare informazione televisiva a livello locale? Secondo lei qual è il futuro di questo tipo di emittenti?
A livello locale è molto molto difficile fare informazione televisiva perché i riferimenti oggi, come d’altronde lo sono sempre stati, sono quelli regionali e nazionali. Riempire uno spazio di mezz’ora con un telegiornale nazionale, internazionale e, su scala ridotta nel caso del TG regionale, è di una facilità enorme perché devi semplicemente fare una scelta accurata tra le tantissime notizie che arrivano in redazione. Fare informazione locale diventa chiaramente molto più complicato perché non accadono tutti i giorni fatti o eventi così considerevoli da riempire la durata del nostro notiziario (grossomodo 20 minuti), per cui bisogna un po’ andarsi a cercare le notizie; a volte ci soffermiamo sulla convegnistica o sulle attività delle Pubbliche Amministrazioni che da diversi anni a questa parte, anche un po’ per l’obbligo della trasparenza, hanno interesse a divulgare la loro azione amministrativa attraverso i comunicati stampa. Il nostro TG ha due edizioni, ma la principale è l’edizione serale che consiste in una raccolta degli eventi di tutta la giornata. In questi anni è cambiato tantissimo il modo di fare informazione, ancora più difficoltà hanno i giornali che escono il giorno dopo e che devono trattare eventi che i social hanno divulgato quasi istantaneamente e che i TG televisivi hanno fatto vedere la sera. In ogni caso, sono fermamente convinto del fatto che non solo ci sia un futuro per le emittenti locali, ma che abbiano un ruolo insostituibile.
L’emittente locale è una TV tematica per eccellenza perché il suo riferimento è il territorio: se non ci pensano le piccole emittenti a fare informazione locale, chi se ne occupa?
Sì, è vero che ci sono i social molto attivi nel divulgare i fatti di cronaca, ma per quanto riguarda l’approfondimento sulla sanità locale per esempio, su eventi importanti che riguardano strettamente il territorio, questo lo possiamo fare soltanto noi piccole realtà televisive. Questo non è ovviamente solo il mio personale pensiero: a livello nazionale tutte le emittenti locali come la nostra, certo non singolarmente, hanno un grande indice d’ascolto perché sono le uniche a offrire questo tipo di servizio. Ce n’è ancora bisogno, ecco perché vedo un futuro prospero.
Quanto vale la pena ancora oggi spendersi per il giornalismo?
Io ho fatto del giornalismo la mia missione di vita, è una professione che va fatta bene, con serietà e con tutti i crismi. Oggi si tende a fare un giornalismo usa e getta, improntato più sull’immagine che sul contenuto: si dà subito la notizia, a volte non verificata, non data bene o in maniera approssimativa facendo affidamento su chi non è in grado di riportare i dati reali o non ha la capacità di interpretare e leggere in maniera corretta l’accaduto. Fare giornalismo oggi vuol dire anche continuare a studiare, ad approfondire la professione: lo stesso Ordine dei Giornalisti ci impone una formazione continua. Spero di avere ancora tanti anni davanti da dedicare a questa professione che per me è davvero una passione sin da bambino. Ancora oggi quando sono davanti alla telecamera e leggo un telegiornale provo grande entusiasmo, non mi stanco di farlo anche se lavoro nel campo della comunicazione dal 1975, non ero nemmeno maggiorenne. Sono passati un bel po’ di anni.
Quali sono stati i momenti più importanti della sua carriera giornalistica?
Uno dei momenti più belli è quando ti arriva la tessera e tu sei ufficialmente un giornalista. Anche se la nostra professione è regolata da un albo ed è disciplinata da leggi nazionali molto severe, oggi si può fare giornalismo senza nemmeno essere iscritti all’Ordine; va tutto bene fino a che non succede niente. Se un non giornalista scrive delle cose imprecise e rischia di essere querelato, sorge un problema perché ha svolto una professione per la quale non era abilitato. Chi fa giornalismo deve garantire la genuinità e la fondatezza dell’informazione. Un’altra soddisfazione è stata quando per la prima volta sono diventato direttore responsabile di un’emittente televisiva; la mia prima direzione mi è stata affidata a Nuoro con Telesardegna, emittente presso la quale ho lavorato per circa 6-7 anni. Lavoravo per Telesardegna ancor prima di essere iscritto ufficialmente all’Ordine: nel ’94 mi sono deciso e ho fatto il salto diventando giornalista pubblicista. Da lì a dirigere l’emittente il passo è stato breve: ho diretto Telesardegna fino al 2000 e dal 2000 in poi sono diventato direttore responsabile di Super TV e di Radio Super Sound. Tra i momenti significativi da annoverare, le interviste ai personaggi importanti (i Presidenti della Repubblica, i Presidenti del Consiglio, i Ministri passati a Oristano) anche se talvolta sono accompagnate da un po’ di delusione: non sempre si possono fare tutte le domande desiderate, dietro il personaggio c’è tutto un entourage di filtri e filtrini, uffici stampa.