Mercoledì, 03 Marzo 2021

Non tutti sanno che L’Unione Sarda, il più antico quotidiano della Sardegna nato ufficialmente il 13 ottobre 1889 come “giornale settimanale politico, amministrativo, letterario”, conta un prestigioso primato: nel luglio 1994 è il secondo quotidiano al mondo a dotarsi di un sito Internet dopo The Washington Post, nonché il primo quotidiano ipertestuale in Europa. Con l’intuizione dell’immenso potenziale del web si assiste ad una vera e propria rivoluzione culturale epocale che, seppur ridefinendo il mondo del giornalismo, tuttavia non metterà in discussione gli organi tradizionali dell’informazione, da sempre garanti di serietà, correttezza, di imparzialità e completezza. Abbiamo intervistato Elia Sanna, giornalista pubblicista che da tanti anni lavora a L’Unione Sarda e che, grazie alla sua lunga esperienza, ha vissuto la modernizzazione tecnologica del quotidiano.

di Erika Orrù


Com’è nata la passione per il giornalismo?
Come tanti altri colleghi oristanesi della mia generazione, ho mosso i primi passi giornalistici alla fine degli Anni ‘70 a Radio Oristano. Erano i tempi pioneristici per le radio locali: oltre a proporre musica e curiosità in una trasmissione della mattina, commentavo i quotidiani, curavo una rubrica sportiva e leggevo il notiziario confezionato da un professionista. Nei mesi successivi ho iniziato a scrivere anche gli articoli per il giornale radio locale e ho avviato le prime collaborazioni con L’Unione Sarda. Due anni dopo è iniziata la mia avventura nella redazione giornalistica di Nova Televisione, durata diversi anni, pur continuando a collaborare anche con L’Unione e con Vita Nostra, il vecchio settimanale dell’Arcidiocesi di Oristano. Sono stati anni di passione totale e grande impegno, anni indimenticabili nei quali ho appreso tantissimo; quelle esperienze maturate sul campo mi hanno formato e migliorato professionalmente.


Cosa significa per lei fare giornalismo oggi?
Sostanzialmente oggi il lavoro da giornalista non è cambiato rispetto a quando ho iniziato a scrivere i miei primi articoli ne L’Unione Sarda. La passione, fondamentale come allora, è rimasta immutata, mentre le nuove tecnologie hanno favorito tantissimo questo bellissimo lavoro. I computer, i cellulari, le agenzie di stampa, la televisione sono strumenti utili alla raccolta e al racconto delle informazioni che hanno contribuito a semplificare e rendere meno pesante il nostro impegno quotidiano, agevolandoci soprattutto nei tempi e nella celerità del lavoro, ma al contempo, purtroppo, limitano un pochino il lavoro sul campo che è e deve rimanere prioritario. Il giornalista, come nel passato, non deve smettere di incuriosirsi e continuare ad informare i lettori garantendo un’informazione imparziale e pluralista, nel rispetto delle regole deontologiche e verificando soprattutto le fonti e le notizie, non una ma più volte. Fare giornalismo è anche e soprattutto collaborare con i colleghi della redazione e confrontarsi con loro arricchendosi vicendevolmente; il giornale è fatto da una squadra e ci si deve aiutare in ogni momento. Il giornalista, come nel passato, contribuisce con il proprio lavoro a far uscire ogni mattina il quotidiano nelle edicole e ha l’importante funzione sociale di divulgare un’informazione di verità e qualità.

Quali differenze esistono tra lo scrivere per il web e per la carta stampata?
Il web è immediatezza, ma anche sintesi e brevità: la notizia è in continua definizione e aggiornamento. La carta stampata è più uno strumento di approfondimento e specializzazione della notizia, con la ricerca di dettagli e particolari dei singoli avvenimenti che, oggi più che mai, hanno bisogno anche della voce dei cittadini e dei lettori, chiamati spesso a fornire le testimonianze o la loro versione dei fatti. Ciò che mi spaventa è il modo in cui viene usato internet. I social non fanno comunicazione, ma solo pura informazione. Ecco, in questo caso spesso manca la verifica delle fonti: frequentemente circolano informazioni non veritiere, parziali o discordanti e tutto questo è molto grave. La necessità di arrivare primi sulla notizia non giustifica il pressapochismo: prima bisogna appurare la veridicità dei fatti e solo dopo raccontarli e diffonderli. È auspicabile che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni e che eventualmente ne paghi le conseguenze; ho affrontato quest’argomento insieme ai colleghi dell’ordine e dell’associazione della stampa e ho sempre suggerito delle sanzioni anche economiche per chi oggi disinforma. Se nella rete, inoltre, ci si nasconde spesso dietro l’anonimato, nel giornale questo non avviene perché tutti i giorni, quando firmiamo un articolo, ci mettiamo la nostra faccia.

Quanto vale la pena ancora oggi spendersi per questa professione?
Nonostante la crisi editoriale degli ultimi tempi che si ripercuote duramente sull’informazione giornalistica italiana, credo fermamente che chi ha nel cuore la passione per il giornalismo, purtroppo sempre meno, abbia il dovere di scommettere e di mettersi in gioco. Come in tutti i settori, è essenziale un ricambio generazionale, anche se oggi non è facile per chi aspira a lavorare nel mondo dell’informazione: molti dei contratti di lavoro non garantiscono adeguate remunerazioni. I giovani che ho incontrato in questi ultimi anni hanno frequentato l’università e sono preparati, forse anche più di prima, ma, senza un’adeguata e vera gavetta, senza una guida, senza l’aiuto di chi ha maturato un’esperienza professionale pluridecennale, rischiano di essere mandati allo sbaraglio e di trovarsi a improvvisare.

A cura di Erika Orrù

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