Lunedì, 18 Gennaio 2021

Il 4 dicembre, il Comando Provinciale dei VV.FF. di Oristano festeggerà la patrona, santa Barbara, con una messa solenne in Cattedrale, celebrata dall’Arcivescovo.
Alla protettrice si affiderà il faticoso lavoro dei vigili che nell’ultimo periodo hanno visto aumentare ulteriormente il loro gravoso impegno. La direzione provinciale oristanese, affidata fino al giugno scorso al comandante Ing. Luca Manselli, trasferito a Ravenna, è stata affidata all’ing. Fabio Sassu, che oltre a essere titolare dell’ufficio per la Gestione del servizio di salvataggio e antincendio aeroportuale a Roma, ha assunto la reggenza anche del Comando Provinciale di Oristano. Lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

di Mario Virdis


Signor Comandante, il compito affidato ai Vigili del Fuoco di Oristano si limita agli interventi per incendi e allagamenti o riguarda anche altre tipologie?
L’attività dei Vigili del Fuoco può essere divisa in due principali ambiti: il soccorso tecnico urgente e la prevenzione degli incendi. Per quanto riguarda il primo aspetto, assumono particolare rilevanza gli interventi per incendi ed esplosioni, danni da acqua, incidenti stradali, recuperi e ricerche di persone disperse, e verifiche statiche. Gli incendi sono una piaga che colpisce periodicamente la Sardegna e che ci impegna davvero tanto. Ma anche gli eventi alluvionali, purtroppo, non sono da meno: la provincia di Oristano, considerate le sue caratteristiche orografiche e idrografiche, è spesso soggetta a situazioni di emergenza che risultano ulteriormente aggravate dai mutamenti climatici in corso. Oltre al servizio di soccorso tecnico urgente, abbiamo l’obiettivo di garantire al cittadino la sicurezza dagli incendi e dalle esplosioni: questo obiettivo lo perseguiamo con azioni a più lungo termine, mediante i controlli di prevenzione incendi presso le attività soggette ai controlli da parte dei Vigili del Fuoco.
Attualmente poi, siamo davanti a una importante sfida dovuta alla prevista introduzione del Gas Naturale Liquefatto (GNL) in Sardegna come principale fonte energetica per uso civile e industriale.
Al momento siamo impegnati in attività di studio, verifica di progetti tecnici e addestramento in modo da assicurare che questa trasformazione avvenga con la massima sicurezza.
Il reparto provinciale di Oristano, considerate le esigenze del territorio, in cosa risulta particolarmente impegnato?
Durante l’anno il nostro Comando è stato impegnato in un elevato numero di soccorsi, soprattutto incendi estivi, assicurando la propria partecipazione anche alle emergenze extra provinciali, inviando, laddove richiesto, la sezione operativa di Colonna Mobile, gli esperti di dissesti statici, gli appartenenti alla componente Speleo Alpino Fluviale, gli esperti in Topografia Applicata al Soccorso (TAS).
Il COVID ha creato delle problematiche al servizio svolto in Provincia? Come vivono i suoi uomini questa pandemia?
Lo sviluppo della pandemia ha reso ancora più complessa la nostra attività poiché il problema non è più soltanto prestare soccorso ma prestare soccorso indossando tutti i dispositivi di sicurezza anti contagio e con un numero ridotto di personale poiché molti Vigili del Fuoco vengono messi in isolamento o in quarantena al fine di ridurre il contagio fra il personale. Certo un anno fa era molto difficile immaginare che ci saremo trovati di fronte a una situazione di questo tipo.
Comunque il Corpo dei Vigili del Fuoco non si è fatto trovare impreparato poiché noi, già dall’11 settembre 2001, dopo il crollo delle Torri Gemelle, abbiamo avviato un importante piano organizzativo teso a fronteggiare emergenze terroristiche di carattere Nucleare, Biologico, Chimico e Radiologico (NBCR). Pertanto, avevamo già l’addestramento e le dotazioni necessarie per fronteggiare questo tipo di emergenza. Certo è stato necessario aggiornarci e potenziare le nostre dotazioni. Abbiamo dovuto lavorare molto su noi stessi per combattere soprattutto ansia e stress derivanti dal dover fronteggiare un nuovo scenario. Inoltre, risulta molto impegnativo trasferire, rapidamente, in disposizioni di servizio, tutti i vari decreti e ordinanze che si susseguono continuamente.
Ha qualche caso curioso da raccontare?
Posso riferire un recente episodio che mi è rimasto nel cuore.
Con i nostri colleghi decidemmo di fare una colletta per acquistare dei regali per i bambini del reparto pediatrico di un ospedale. Organizzammo una piccola rappresentanza e ci recammo in ospedale per consegnare i doni.
Al nostro arrivo, all’ingresso dell’ospedale, trovammo schierati numerosi medici e infermieri ad attenderci. Noi consegnammo i regali accompagnando la consegna con un caloroso applauso diretto a tutti gli operatori sanitari presenti. Ho vissuto quel momento con grande emozione e, vedendo gli occhi lucidi di molti miei colleghi, mi sono accorto che non ero il solo. I quasi trentatré anni di servizio nei Vigili del Fuoco mi hanno molto arricchito sia dal punto di vista umano che professionale.
Come è vista nel territorio l’attività svolta, c’è sintonia con gli amministratori dei Comuni e la popolazione?
È risaputo che nell’immaginario collettivo i Vigili del Fuoco occupino un posto d’onore. Noi siamo molto onorati di questo tributo e ci impegniamo al massimo per onorarlo. Ritengo che ci sia una buona sintonia con tutti gli altri corpi ed enti statali e regionali. Noi ci siamo sempre messi a disposizione. Questa attività di coordinamento è svolta in modo magistrale dal Prefetto di Oristano che è il nostro punto riferimento in materia di coordinamento e indirizzo sul territorio.


Mario Virdis
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Il cuore infiammato della nostra patrona

L’affidamento dei Vigili del Fuoco a Santa Barbara risale ai primi anni del secolo scorso. Nel 1940 la Direzione Generale dei Servizi Antincendi, in pieno accordo con la Santa Sede, stabilì che l’unica protettrice del Corpo fosse individuata in S. Barbara, la giovane nata nel 276 a Nicomedia (antica città dell’Anatolia), che morì decapitata dal padre, divenendo poi la Patrona dei pompieri d’Italia.
La sua storia rappresenta davvero la sua immensa santità. Barbara tra il 286-287 si trasferì con il padre Dioscoro, collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo, nella villa rustica di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti (il nome Barbara all’epoca aveva il significato di straniera, ovvero non romana). Persona riservata, Barbara si era sempre distinta per l’impegno nello studio e per la riservatezza; destinata in sposa dal padre al prefetto di Nicomedia, lei rifiutò categoricamente di sposarlo. Il padre furente per il rifiuto, la fece processare e condannare a morte, a causa della sua fede cristiana. La ragazza fu così costretta a rifugiarsi in un bosco, dopo aver distrutto gli dei nella villa del padre. Una volta rintracciata, fu consegnata al prefetto Marciano, che la rinchiuse in una cella della fortezza di Nicomedia. Nella prigione, un giorno, si sprigionò un incendio: Barbara però uscì viva dalle fiamme. Durante il processo, che iniziò il 2 dicembre del 290, Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto e i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la fede cristiana. Questo le costò dolorose torture. Il 4 dicembre infine, fu decapitata con la spada dallo stesso Dioscoro, che poi fu colpito da un fulmine.
La tradizione invoca Santa Barbara contro i fulmini, il fuoco e la morte improvvisa. I suoi resti si trovano nella cattedrale di Rieti.

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