Lunedì, 18 Gennaio 2021

Viola non è questo il mio nome. Viola è il nome di un colore e tu forse non lo sai, ma ormai non mi chiamerai mai, non c’è più, niente più ecco già qui la fine […]. Quante volte ho perdonato e se io non l’avessi fatto forse io non sarei qua a chiedere aiuto.
Queste parole toccanti e incisive, che arrivano dritte al cuore come dardi infuocati, sono tratte dal brano Viola e descrivono il tormento di una donna che realizza troppo tardi che la sua vita è in serio pericolo.

Accompagnato da sonorità cupe che evocano scenari drammatici, il testo scende nell’abisso interiore e ci trascina con pathos in un’atmosfera emotivamente straziante e dolorosa come la violenza subita, complice anche un videoclip piuttosto crudo. La sua autrice e interprete è la villacidrese Claudia Aru, classe 1981, definita sulle pagine dei quotidiani sardi e nazionali una delle voci più rappresentative del panorama sardo che non solo canta, ma racconta e ci fa vivere attraverso la musica la bellezza delle sue radici e della sua cultura, nonché il profondo legame con la propria terra. A duettare con lei in Viola è Varijashree Venugopal, cantante indiana di fama internazionale. Claudia Aru, cantautrice sarda di World Music dal sapore jazzy, swing e country, da sempre impegnata nel sociale e attenta alla politica, condensa nella musica tutte le sue esperienze fatte di viaggi per il mondo, di studio, di alto perfezionamento e di corsi di formazione.
I suoi brani, dai testi semplici e mai banali, dalle sonorità orecchiabili e, talvolta, più intense, sono un fine strumento che tratta in maniera intelligente tematiche importanti, per provare a stimolare una profonda riflessione ed esprimere dissenso nei confronti delle storture di una società che mal tollera la diversità e stenta a riconoscere la parità dei diritti.
La musica - dice Claudia Aru - a volte arriva più lontano della politica e io con questo brano ho voluto dare il mio contributo.
Ogni messaggio di denuncia è anche un messaggio di speranza sulla possibilità che abbiamo, nel nostro piccolo, di cambiare le cose. Viola è un brano scritto per sensibilizzare contro gli stereotipi e la violenza di genere, per bucare il muro di gomma della discriminazione e scegliere di non essere mai più come lei, di non subire e tacere, di fingere perché nessuno se ne accorga, di mentire per coprire una scomoda verità, di perpetuare nel perdonare chi dice di amarci, di attribuirsi colpe inesistenti, di illudersi di cambiare il nostro aguzzino.
Per essere Viola – continua l’artista - è sufficiente sentirsi dire Non sai fare nulla, Stai zitta, Tu non capisci niente, Ma come sei vestita?
Ma dove credi di andare, Mettiti a dieta. Ecco, subire umiliazioni, fisiche e psicologiche è diventare Viola.
E io lo sono stata. Per questo, secondo la cantautrice villacidrese, il 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, non va festeggiato, ma vissuto profondamente. Il femminicidio non è solo uccidere una donna, è anche accoltellarla con le parole, umiliarla, andare oltre i suoi desideri, costringerla a subire perché era lì, farla sentire colpevole. Le donne violentate, picchiate e uccise troppo spesso devono patire ulteriormente l’onta di sentirsi giudicate e non trattate da vittime.
E questo non può accadere ancora, basta. Bisogna parlarne, diffondere fiducia; bisogna darsi una seconda possibilità. C’è sempre una via d’uscita.

 

Pagina a cura di
Erika Orrù
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