Il presbiterato ministeriale è sempre un dono: un segno prezioso dell’amore di Dio, una carezza alla sua Chiesa. Sabato scorso l’Arcivescovo ha ordinato presbitero il frate cappuccino padre Claudio Cau, di Samugheo.
* di Tonino Zedda
Il sacerdozio è un dono prezioso, non solo per chi lo riceve ma, soprattutto per la comunità che usufruisce di questo altissimo dono. Padre Claudio è un frate cappuccino. San Francesco aveva uno smisurato amore per il sacerdozio, lo considerava una ricchezza talmente grande da non volervi aspirare: si considerava indegno di tale dono, questa ricchezza sarebbe stata inconcepibile per lui che voleva essere solo un poverello.
Amava però moltissimo i frati che diventavano sacerdoti, come il suo carissimo Antonio, che chiamava episcopus meus (mio vescovo). Francesco stravedeva per il sacerdozio: credo che l’ordinazione presbiterale di padre Claudio Cau, che si aggiunge agli oltre 7mila frati cappuccini che, nel mondo, sono anche preti, sia stata una grandissima gioia.
Francesco fu il primo discepolo, dopo San Paolo, a ricevere le stimmate di Cristo crocifisso nel suo corpo. I cinque dardi infuocati che scalfirono perennemente le sue povere carni, credo siano un meraviglioso e mistico segno per ogni frate francescano che diviene prete, della vera identità e della missione del sacerdote nel mondo.
Mani e piedi bucati e, soprattutto un cuore aperto per i fratelli: oggi più che mai, credo che non ci sia posto per un modello di prete che desidera fondare l’opera del vangelo su mezzucci, o tentare avventure pseudo-comunicative nei meandri dei social; abbiamo visto, purtroppo, troppi pretini affidarsi non al Signore ma solo a sé stessi, ai propri talenti o a millantate ricette basate su muscoli palestrati o apparenti e algide bellezze che però sono destinate a tramontare presto.
Controcorrente invece mi è sembrato l’esempio del samughese padre Claudio, con la sua semplicità, la sua minorità e la sua dolcezza, che si basa non su doti e talenti umani, che lasciano il tempo che trovano, ma solo sulla grazia devastante di un Do che, ancora oggi, sceglie ciò che nel mondo è semplice e umile per confondere lo strapotere mediatico di questo nostro povero mondo, che ammalia e seduce, senza offrire nulla.
Auguri caro Claudio, buona vita sacerdotale e religiosa.
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