Domenica, 19 Aprile 2026

In Sardegna, prima regione in Italia, prenderà il via il prossimo 15 novembre, in forma sperimentale, il passaggio al nuovo sistema digitale denominato T2. Quale futuro per le emittenti sarde?

di Gianni Ledda

Il nuovo sistema prevede un 1° e un 2° livello di trasmissione: il primo livello riguarda la trasmissione delle emittenti su tutto il territorio regionale mentre il secondo livello è destinato al territorio provinciale, con costi, eventualmente, più sostenibili. In pratica, per la Sardegna, è stato previsto il 2° livello solo per le province di Nuoro e Ogliastra. Cancellando, di fatto, le province di Oristano, Sassari, Olbia, Sud Sardegna e Cagliari.

Tutte le emittenti locali, comprese le provinciali, avranno, come unica opzione, la trasmissione in 1° Livello, non esistendo, per il Ministero, i bacini provinciali. Ciò significa che dovranno sottostare, per poter proseguire, a costi insostenibili, che vanno oltre i 65 mila euro annui. Ci si chiede: perché, in Sardegna non sono stati previsti i bacini di 2° Livello provinciale, mentre è stato previsto solo in Ogliastra, dove non ci sono emittenti locali?

Attualmente il palinsesto televisivo sardo conta a Oristano una emittente; a Sassari 5; a Olbia 5; nel Sulcis 2 e in Ogliastra nessuna Tv. Alcune di queste emittenti sarde, attraverso un meccanismo di sorteggio, sono state ammesse, ma rinunceranno non appena verranno messe davanti agli alti costi che dovranno sostenere.

Anche la nostra emittente locale, Super Tv Oristano, o meglio, l'Associazione culturale ASCULTA, ha inoltrato la domanda al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), chiedendo di cambiare nome alla TV che da Super TV diventava ARISTANIS TV: una scelta fatta per identificare meglio il territorio di riferimento. Il MISE ha risposto negativamente alla nostra richiesta: a detta loro, secondo l'art. 2 del Bando di riferimento, essendo già una televisione operante con il nome di Super Tv, la stessa non poteva cambiare nome.

Accolta la loro osservazione, ci siamo riproposti chiedendo un riesame della domanda con il nome storico della nostra emittente. È arrivata un’ulteriore risposta negativa: ormai non potevamo più partecipare al bando, dal momento che stavamo già trasmettendo.

Uno di quei cavilli burocratici che non fanno altro che mettere confusione e tagliare le gambe a chi lavora con impegno e serietà.

Abbiamo inviato una terza istanza, insistendo come Super TV, ma non è ancora giunta la risposta. La preoccupazione è tanta perché la situazione presenta diverse criticità: innanzitutto la perdita del pluralismo informativo: potranno proseguire solo le TV che possono permettersi quei costi; con la forzata chiusura delle TV provinciali, si perderebbe il contatto diretto con il territorio, per ciò che attiene non solo l'aspetto dell'informazione; ci sarebbe una perdita di numerosi posti di lavoro: cito, come esempio, Super Tv Oristano che, attualmente, impiega tre dipendenti a tempo indeterminato (risultante dalla matricola INPS) e quattro giornalisti con contratto di collaborazione professionale. Con la chiusura dell'emittente, si perderebbero, dunque, 7 posti di lavoro.

Infine, è molto dubbia la costituzionalità del monopolio tecnico e gestionale: il tutto è in mano a EI Towers, la società controllata da Mediaset, in un settore delicatissimo come quello della comunicazione.

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