Domenica, 23 Settembre 2018

 

Mia madre usava spesso il verbo arretirare per indicare il fascino e il richiamo che esercitano su una persona i luoghi significativi della propria esistenza, e in special modo la casa dei propri genitori, quasi si trattasse della nostalgia delle proprie origini e delle proprie radici: un sentimento direi quasi religioso, la riaffermazione di un legame...

di Stefano Pinna

 È forse questo il termine giusto per raccontare alcune ore della visita ad Abbasanta di don Maurizio Patriciello, il prete della Terra dei fuochi, che, con una dolcezza disarmante, si è fermato a osservare la casa (oggi in parte ristrutturata) che alla fine degli anni quaranta ospitò dapprima il padre (fuggito dalla Campania) e poi successivamente l’intera famiglia.

La casa, l’orto, la piazza e poi il vicinato: risuonavano ancora i nomi del tziu Serafinu (un uomo dai grandi baffoni) e tzia Efisia e poi di fronte una numerosa e vivace famiglia (Licheri) di cui uno dei figli, Sandro, proprio perché cieco, aveva un orologio speciale.

Ricordi di un bambino di pochi anni (quattro-cinque), ricordi pieni di gratitudine per un paese (povero) che aveva ospitato una famiglia de istranzos, per un vicinato che li aveva accolti, per una serenità che li aveva cullati. Loro, i bambini, dormivano al piano superiore, sopra un robusto taulau (il tavolato) accuditi da una mamma dolcissima, una donna di fede e di preghiera.

patriciello ad abbasanta1web

Quando giovedì mattina, alle 12,30, siamo andati nei luoghi dell’infanzia di don Maurizio e dopo una breve intensa visita , abbiamo bussato a casa di Agnese e Giovannina, e, per caso, sono presenti anche Sandro e il figlio Domenico, la commozione e la gioia si intrecciano con il ricordo e il racconto. Un lungo abbraccio, uno scambio di informazioni e poi, come in un qualsiasi contu de foghile, con l’aiuto dei vicini di allora si ricostruiscono particolari, fatti ed episodi, la memoria si ricostituisce e il ricordo gelosamente custodito nella mente di don Maurizio si rafforza. Alla fine il commiato è una benedizione e una preghiera fatta assieme. A pranzo è don Maurizio della terra dei fuochi, il prete della denuncia e della solidarietà, l’uomo della passione e della fede quello che si presenta. Un uomo forte, capace di relazioni significative, con un radicato senso di appartenenza alla sua terra, alla sua gente, quella della Campania.

Nel silenzio di un piccolo paese della Sardegna, il valore delle piccole cose e la bellezza delle relazioni tra le persone lo hanno segnato, e forse questo spiega perché ancora oggi ,questo uomo di Dio, quando ricorda il nome di Abbasanta, prova un’emozione particolare. Forse perché c’è un senso di gratitudine profonda nei confronti di tutto ciò che ha contribuito e contribuisce alla costruzione della nostra identità, in questi luoghi c’è anche un pezzo di don Maurizio.

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