Domenica, 21 Luglio 2019

Progetto1

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. L come Luogo per la celebrazione: uno spazio per incontrare Dio e i fratelli...

di Tonino Zedda

Lo spazio ecclesiale per la liturgia… è un’architettura della memoria, poiché propone e rilancia nel tempo, anche a distanza di secoli, messaggi legati al mondo rituale e alla cultura che lo hanno espresso. Le chiese, infatti, sono realtà storiche; esse sono state costruite non tanto come monumento a Dio o all’uomo, ma come luogo dell’incontro sacramentale, segno del rapporto di Dio con una comunità, all’interno di una determinata cultura e in ben preciso momento storico. Esse… sono strumenti particolari di tradizione e di comunione ecclesiale" (CEI, L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, 12).

Il tema di questa settimana è molto vasto e suggestivo. Non credo di poter essere esauriente: cercherò solo di offrire qualche suggestione. Anzitutto partiamo da una bella domanda: ma dove si riunivano i primi cristiani per celebrare il culto? Gli Atti degli Apostoli ci dicono che frequentavano il tempio di Gerusalemme (cfr. At 2, 46; 3, 1; 5, 12.42; 21, 26-30; 22, 17). Evidentemente non per celebrare il culto cristiano in quanto tale. Per la celebrazione specificamente cristiana si riunivano regolarmente in case private capaci di accogliere un buon numero di discepoli, com’era quella dove il giorno di Pentecoste i fratelli radunati erano circa centoventi (At 1, 15). I discepoli organizzavano queste riunioni per ascoltare l’insegnamento degli apostoli, vivere nella comunione fraterna, spezzare il pane e pregare (At 2, 42). Per fare questo bastava una sala appropriata (spesso si trattava della grande sala da pranzo, poiché l’oggetto principale della riunione era un pasto). Ancora gli Atti ricordano che a Gerusalemme c’era la casa di Maria… dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera (At 12, 12). A Troade, i cristiani si riunivano il primo giorno della settimana in una stanza, al piano superiore, per spezzare il pane (cfr. At 20, 7-8). A Roma, Paolo saluta Prisca e Aquila e la comunità che si riunisce nella loro casa (Rm 16, 3-5). A Laodicea, la comunità si raduna nella casa di Ninfa (Col 4, 15); a Colossi, in quella di Filemone (cfr. Fm 2). La stessa cosa avveniva a Roma, dove le chiese più antiche hanno conservato il titolo o il nome del loro donatore: Clemente, Cecilia, Pudenziana, queste abitazioni furono in seguito chiamate San Clemente, Santa Cecilia, Santa Pudenziana: erano cioè case trasformate in luoghi dell’Ecclesìa. Questo termine da subito designa la comunità dei fedeli. Questa comunità però ha bisogno di un luogo, di un posto adeguato per radunarsi, per fare assemblea, cioè per essere sé stessa. Infatti chiesa vuol dire assemblea. Si esprime così un concetto del luogo di culto cristiano diverso da quello dei tempi pagani e anche dal tempio giudaico. Per i primi cristiani la chiesa non è un luogo sacro per racchiudere la divinità, ma è la casa del popolo di Dio, il posto dove l’assemblea liturgica si riunisce per celebrare la salvezza. I templi delle religioni pagane non potevano offrire un modello per il luogo di culto dei cristiani. Per i greci e i romani, il tempio era anzitutto la dimora della divinità raffigurata in una statua. Bastava anche una piccola stanza. Non c’era nessuna necessità di radunarsi: la divinità si aspettava il sacrificio riservato ai suoi sacerdoti e l’offerta individuale dei suoi fedeli, e nient’altro. Il tempio di Gerusalemme, invece, era il santuario unico del Dio dell’alleanza, il luogo della sua presenza invisibile tra i Cherubini che sormontavano l’arca dell’Alleanza. Era destinato a scomparire, perché nelle Nuova Alleanza il tempio di Dio è Gesù Cristo (cfr. Gv 2, 19-21). È in lui che i veri cristiani adorano il Padre in spirito e verità (cf. Gv. 4, 23).

(continua – 1)

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