di Tonino Zedda
Questi ministeri possono essere duraturi (cioè stabili) oppure momentanei (per un periodo determinato); individuali o dotati di riconoscimento ecclesiale. Prima di passare in rassegna la ricchezza di tale articolazione, vale la pena ricordare che questi ministeri e servizi devono essere sempre preceduti da un lungo e ben strutturato periodo di formazione che curi le specifiche competenze (teologiche, spirituali, dottrinali) indispensabili per l’efficacia dell’incarico, dentro un serio cammino ricco di umanità, discepolato e fedele appartenenza alla Chiesa, indispensabili per una oggettiva credibilità. È importante ribadire tale priorità formativa, a ogni suo livello e articolazione. Affinché anche nel percorso formativo appaia evidente lo spirito di comunione che deve animare tutta la formazione a livello diocesano, foraniale e parrocchiale. Anzitutto vi è il ministero ordinato quello del vescovo e del suo clero (presbiteri e diaconi): questo rapporto è indispensabilmente costituito da uno stile di comunione e di collaborazione che deve esserci tra il vescovo, il corpo presbiterale e ciascuno presbiterio. La comunione dei preti col vescovo e tra di loro è un momento non tanto strategico e metodologico (per lavorare bene insieme) quanto teologico ed ecclesiologico (rivela cioè la vera identità e il vero dinamismo della chiesa: solo così si mostra la vitalità del Corpo e del Capo cioè del Cristo totale). In ogni diocesi, anche nella nostra, questa comunione si deve realizzare anche territorialmente nelle cosiddette Foranie o “zone pastorali”. La forania diventa insostituibile per la crescita della comunione ecclesiale tra i preti e tra le comunità: occasioni di fraternità presbiterale, spiritualità, formazione e confronto pastorale. Tale percorso va iniziato dove ancora manca, rimotivato dove si è spento, incrementato e approfondito dove è appena agli inizi. A fianco di ciò, una seconda accentuazione: “I sacerdoti dovranno vedersi sempre più all’interno di un presbiterio e dentro una sinfonia di ministeri e di iniziative: nella parrocchia, nella diocesi e nelle sue articolazioni”. Non battitori liberi e solitari… ma discepoli e condiscepoli insieme. Il parroco dovrà essere sempre meno l’uomo del fare e dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione; e perciò avrà cura di promuovere vocazioni, ministeri e carismi. La sua passione sarà far passare i carismi dalla collaborazione alla corresponsabilità, da figure che danno una mano a presenze che pensano insieme e camminano dentro un comune progetto pastorale. Il suo specifico ministero di guida della comunità parrocchiale va esercitato tessendo la trama delle missioni e dei servizi: non è possibile essere parrocchia missionaria da soli. A fianco del ministero presbiterale, qualche decennio fa si affacciò con tanta speranza anche il ministero diaconale, oggi assai ridotto numericamente e che andrebbe certamente rivalorizzato, ricercando nuovi impulsi che portino questo ministero a essere trasparenza di Cristo Servo: non un ministero solo liturgico (come purtroppo viene inteso ancora da tanti) ma come ministero di carità e misericordia.