Giovedì, 19 Luglio 2018

 

Perché appaia la natura ministeriale dell’Assemblea che celebra, è bene che colui che presiede non sia lasciato da solo. Ciò che, normalmente, può svolgere un unico ministro deve poter essere svolto da più ministranti

di Tonino Zedda

Inoltre, l’impiego di più ministranti contribuisce a rendere più solenne il culto e a concretizzare il sacerdozio universale. Per questo il Messale Romano prevede vari e particolari compiti da distribuire tra i ministranti, specie nelle celebrazioni più solenni e domenicali. Li distinguiamo così: il ministrante che porta la croce, detto anche crocifero. Fin dall’antichità si è diffuso l’uso di portare, specie nelle processioni d’ingresso, una croce collocata sopra un’asta. Anche il papa e i vescovi, quando entravano nella chiesa, erano sempre preceduti da un crocifero. Da quest’ultima usanza venne la norma che obbliga a collocare sull’altare o nelle sue vicinanze una croce. In ogni chiesa, da allora, soprattutto in ogni presbiterio, è collocata in modo assai visibile una croce: sull’altare, oppure pendente dall’alto o attaccata alla parete. Il Messale Romano ha ampliato la prassi originaria: in ogni celebrazione eucaristica – nei giorni feriali o nelle domeniche – il sacerdote può farsi precedere, quando entra in chiesa, dalla croce, che poi viene collocata nel presbiterio accanto all’altare o in altro luogo adatto per tutta la durata della Messa (cfr IGMR 82 e 84). Potremmo così dire che il crocifero fa parte di ogni celebrazione eucaristica. Tale compito tocca a uno dei ministranti, accompagnato da altri due che reggono in mano due ceri accesi, chiamati per questo motivo ceroferari. Una simile processione d’ingresso illustra l’evento della Messa: il Signore stesso entra in mezzo alla sua comunità; con lui i fedeli passano dalla morte alla vita. In alcuni casi, come nella processione dei funerali, il crocifero è addirittura indispensabile.

Un’importanza simile a quella del crocifero hanno anche i ministranti che nelle processioni solenni portano candelieri con candele accese. Quest’antica usanza sta addirittura alla base della prassi di collocare i candelieri sull’altare o accanto a esso. Una volta era compito dei ministranti porre i candelieri, alla fine della processione di ingresso, sull’altare o accanto a esso e di riportarli via dopo la benedizione finale. Il Messale riconosce di nuovo una maggior importanza ai ceroferari. Il loro primo compito: in ogni celebrazione della Messa (e non solo di domenica e nelle solennità) possono portare i candelieri nella processione di ingresso e collocarli accanto all’altare, accanto alla croce o sulla credenza (IGMR 84). Ma c’è anche un secondo compito: i ceroferari accompagnano il presbitero o il diacono all’ambone e stanno alla destra e alla sinistra dell’ambone mentre viene proclamato il Vangelo. Infine i ceroferari accompagnano sempre il crocifero in tutte le processioni, specie in quelle eucaristiche. Un altro servizio importante dei ministranti svolgono anche coloro che portano il turibolo e la navicella chiamati perciò turiferario e navicellario. Il loro impiego non è limitato alle solennità o ad occasioni particolari. Nel Messale leggiamo al riguardo: L’uso dell’incenso in qualsiasi forma di Messa è facoltativo. Si può usare l’incenso: durante la processione d’ingresso; all’inizio della Messa, per incensare l’altare; alla processione e alla proclamazione del Vangelo; dopo la presentazione dei doni per incensare le offerte, l’altare, il sacerdote e il popolo; alla presentazione al popolo dell’ostia e del calice dopo la consacrazione (IGMR 235). Oltre che nella Messa, la Chiesa conosce l’uso dell’incenso anche in altre occasioni: per l’esposizione del Santissimo e nelle processioni eucaristiche, nei riti funebri, in certe benedizioni e nella liturgia comunitaria delle Lodi e dei Vespri. Questi servizi, dunque, contribuiscono a rendere più solenni i riti e quindi anche ad animare il servizio dei ministranti soprattutto in un tempo, come il nostro, divenuto così povero di segni.

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