di Tonino Zedda
Inoltre, l’impiego di più ministranti contribuisce a rendere più solenne il culto e a concretizzare il sacerdozio universale. Per questo il Messale Romano prevede vari e particolari compiti da distribuire tra i ministranti, specie nelle celebrazioni più solenni e domenicali. Li distinguiamo così: il ministrante che porta la croce, detto anche crocifero. Fin dall’antichità si è diffuso l’uso di portare, specie nelle processioni d’ingresso, una croce collocata sopra un’asta. Anche il papa e i vescovi, quando entravano nella chiesa, erano sempre preceduti da un crocifero. Da quest’ultima usanza venne la norma che obbliga a collocare sull’altare o nelle sue vicinanze una croce. In ogni chiesa, da allora, soprattutto in ogni presbiterio, è collocata in modo assai visibile una croce: sull’altare, oppure pendente dall’alto o attaccata alla parete. Il Messale Romano ha ampliato la prassi originaria: in ogni celebrazione eucaristica – nei giorni feriali o nelle domeniche – il sacerdote può farsi precedere, quando entra in chiesa, dalla croce, che poi viene collocata nel presbiterio accanto all’altare o in altro luogo adatto per tutta la durata della Messa (cfr IGMR 82 e 84). Potremmo così dire che il crocifero fa parte di ogni celebrazione eucaristica. Tale compito tocca a uno dei ministranti, accompagnato da altri due che reggono in mano due ceri accesi, chiamati per questo motivo ceroferari. Una simile processione d’ingresso illustra l’evento della Messa: il Signore stesso entra in mezzo alla sua comunità; con lui i fedeli passano dalla morte alla vita. In alcuni casi, come nella processione dei funerali, il crocifero è addirittura indispensabile.
Un’importanza simile a quella del crocifero hanno anche i ministranti che nelle processioni solenni portano candelieri con candele accese. Quest’antica usanza sta addirittura alla base della prassi di collocare i candelieri sull’altare o accanto a esso. Una volta era compito dei ministranti porre i candelieri, alla fine della processione di ingresso, sull’altare o accanto a esso e di riportarli via dopo la benedizione finale. Il Messale riconosce di nuovo una maggior importanza ai ceroferari. Il loro primo compito: in ogni celebrazione della Messa (e non solo di domenica e nelle solennità) possono portare i candelieri nella processione di ingresso e collocarli accanto all’altare, accanto alla croce o sulla credenza (IGMR 84). Ma c’è anche un secondo compito: i ceroferari accompagnano il presbitero o il diacono all’ambone e stanno alla destra e alla sinistra dell’ambone mentre viene proclamato il Vangelo. Infine i ceroferari accompagnano sempre il crocifero in tutte le processioni, specie in quelle eucaristiche. Un altro servizio importante dei ministranti svolgono anche coloro che portano il turibolo e la navicella chiamati perciò turiferario e navicellario. Il loro impiego non è limitato alle solennità o ad occasioni particolari. Nel Messale leggiamo al riguardo: L’uso dell’incenso in qualsiasi forma di Messa è facoltativo. Si può usare l’incenso: durante la processione d’ingresso; all’inizio della Messa, per incensare l’altare; alla processione e alla proclamazione del Vangelo; dopo la presentazione dei doni per incensare le offerte, l’altare, il sacerdote e il popolo; alla presentazione al popolo dell’ostia e del calice dopo la consacrazione (IGMR 235). Oltre che nella Messa, la Chiesa conosce l’uso dell’incenso anche in altre occasioni: per l’esposizione del Santissimo e nelle processioni eucaristiche, nei riti funebri, in certe benedizioni e nella liturgia comunitaria delle Lodi e dei Vespri. Questi servizi, dunque, contribuiscono a rendere più solenni i riti e quindi anche ad animare il servizio dei ministranti soprattutto in un tempo, come il nostro, divenuto così povero di segni.