di Tonino Zedda
La Veglia pasquale giunge al termine di un giorno particolarissimo, un giorno a-liturgico ma denso e purtroppo dimenticato: il Sabato santo. È il giorno del silenzio, della desolazione, per certi aspetti è anche peggio del Venerdì santo in cui la foga degli avvenimenti stordiva dal dolore, ora invece,come la quiete dopo la tempesta, questo giorno ci obbliga a prendere coscienza del dramma a cui abbiamo partecipato. L’attesa degli apostoli sgomenti dopo le fortissime emozioni dei giorni precedenti dovrebbe essere anche la nostra. Noi sappiamo come va a finire quel dramma ma la liturgia dovrebbe averci fatto talmente vibrare le corde profonde dell’anima da restare anche noi con il fiato sospeso fino alla Veglia nella Notte di Pasqua. Segue la lunga Liturgia della Parola, composta da nove letture, che si svolge anch’essa alla luce del cero pasquale perché anche l’Antico Testamento è sempre da leggere in riferimento al cero-Cristo. Il canto festoso del Gloria che conclude questa prima parte della Liturgia della Parola è il secondo annuncio liturgico della risurrezione. La Colletta che parla di “spirito di adozione” e l’Epistola esprimono il carattere battesimale di questa Veglia. Poi, finalmente, l’Alleluia, il canto tipicamente pasquale, giunge come il terzo e definitivo annuncio della risurrezione del Signore. Nella liturgia episcopale è data molta enfasi al carattere di annuncio dell’Alleluia perché il diacono dice al vescovo: Reverendissimo Padre, ti annuncio una grande gioia: l’Alleluia. Come la presentazione della croce nell’azione liturgica del Venerdì Santo, dovrebbe essere cantata per tre volte alzando il tono, così l’annuncio alleluiatico dovrebbe essere un crescendo di gioia e di enfasi. Ancora una volta vediamo come la mitezza di Cristo per virtù sua si afferma e regna. Nell’antichità cristiana la notte di Pasqua era dedicata soprattutto al Battesimo dei nuovi fedeli i quali poi potevano per la prima volta partecipare all’Eucaristia. Era anzi la prima volta che ne vedevano la celebrazione, perché nelle altre domeniche, dopo aver ascoltato con tutti la Liturgia della Parola, i non battezzati erano pregati di uscire dall’assemblea. La Quaresima era valorizzata come tempo propizio per la preparazione dei catecumeni a diventare cristiani, segno di una liturgia vissuta. La Liturgia battesimale di questa Santa Notte è tutta costruita sul tema del rinnovamento radicale donatoci da Cristo con il Battesimo, attraverso le immagini contrapposte di vecchio e nuovo, morire e risorgere, immersione ed emersione. Il suggestivo rito dell’immersione del cero nell’acqua battesimale è immagine di Cristo che feconda con la sua stessa vita la nostra rinascita. A conclusione di questo rito si compie il Battesimo oppure si celebra la memoria di coloro che sono già battezzati con l’aspersione con l’acqua lustrale. Infine, ecco finalmente la Liturgia eucaristica che si svolge normalmente ma in modo solenne: un nuovo pane, offerto dai fedeli viene ricevuto, benedetto e consacrato. È la vera Pasqua del Signore crocifisso, morto, sepolto e risorto. Celebrando la Pasqua di Gesù siamo chiamati anche noi a risorgere con Cristo per un’autentica vita di testimoni della risurrezione.