di Tonino Zedda
Conoscendo bene la dinamica, i contenuti e la simbologia il popolo di Dio dovrebbe poterla celebrare attivamente, consapevolmente ed efficacemente. La celebrazione comprende quattro momenti: la liturgia della luce, quella della Parola, quella battesimale e la liturgia eucaristica. Nella Liturgia della luce sono presenti due importantissimi simboli: il fuoco e il cero pasquale. IL FUOCO. Il messale romano dice chiaramente come deve essere predisposto: perché abbia un’espressione più accentuata e vera, sarebbe meglio che nel sagrato parrocchiale si predisponesse un fuoco vero, purtroppo però in molte parrocchie, spesso anche nelle cattedrali,questo segno viene minimizzato, reso marginale e, perciò, poco significativo. Talvolta si predispone solo un piccolo braciere con qualche carboncino, altre volte un fuocherello con sterpaglia... soluzioni incredibilmente deboli e fuorvianti rispetto alla simbologia proposta nel contesto della Veglia.
Ben maggiore impatto (anche dal punto di vista empatico ed emotivo) avrebbe un vero fuoco che, ardendo, illumina i presenti e squarcia le tenebre della notte pasquale. Il fuoco, acceso prima che inizi la celebrazione, viene benedetto: da questo fuoco si accende il cero e, dallo stesso fuoco, si dovrebbero travasare alcuni carboni ardenti nel turibolo. Questo fuoco nuovo attrae l'attenzione dei fedeli che attendono al buio. Il trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo, della vita sulla morte, è chiaramente espresso dal fuoco nuovo, intorno al quale si riunisce la comunità mentre il presbitero compie i riti di accensione del cero. La preghiera che accompagna la benedizione del fuoco è davvero espressiva: O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici questo fuoco nuovo, fa che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno. Queste parole così toccanti come potrebbero essere pronunciate davanti a pochi carboncini fumiganti? Il fuoco, però, non è fine a se stesso, non deve solamente illuminare la notte e riscaldare i fedeli che sostano attorno a esso: dal fuoco nuovo nasce una fiamma nuova che fa ardere il Cero pasquale, verso simbolo del Cristo Risorto. IL CERO PASQUALE ACCESO E LA SUA LUCE. I fedeli, riuniti nell'oscurità all'esterno della chiesa, assistono all'accensione del cero pasquale, simbolo del Cristo Risorto, luce vera del modo che illumina ogni uomo e che ci impedisce di camminare nelle tenebre. È il segno della vita nuova in Cristo che, strappando i peccatori dalle tenebre, li fa entrare con i santi nel regno della luce. Sul Cero sono incise la croce, le lettere dell'alfabeto greco Alfa e Omega, che stanno a significare che Gesù è il principio e la fine di ogni cosa, e l'indicazione dell'anno. Durante il rito dell'accensione, il presbiteroconficca cinque grani d'incenso alle quattro estremità e al centro della croce, a simboleggiare le cinque piaghe gloriose di Cristo (le mani, i piedi e il costato). Quindi il diacono, portando il cero pasquale, apre la processione verso l’aula liturgica, che era rimasta vuota e al buio: sulla porta intona per la prima volta Lumen Christi (la luce di Cristo), e il popolo risponde Deo Gratias(rendiamo grazie a Dio). Mentre i fedeli lo seguono, giunto al centro della navata il diacono intona di nuovo Lumen Christi e tutti i presenti accendono la loro candela: la luce di Cristo si espande sempre di più e illumina ogni fedele; arrivati al presbiterio l’acclamazione viene ripetuta mentre si accendono tutte le luci della chiesa. Il cero viene messo sul grande candelabro e incensato e,mentre tutti volgono lo sguardo verso il cero, il diacono canta le meraviglie di questa notte di salvezza e di questa Pasqua di risurrezione.