Martedì, 23 Ottobre 2018

 

Che il vino sia uno degli alimenti primari della cultura umana fin dall’alba dei tempi, almeno per quanto riguarda i popoli occidentali, non c’è bisogno di provarlo: è un dato antropologico certo...

di Toz

Sarebbe lungo illustrare il significato del vino nella cultura biblica. Per i cristiani tutto ha inizio nel contesto della Pasqua ebraica, durante l’Ultima Cena, quando Gesù istituì l’Eucaristia (Mt 26, 27-28): Prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Con queste parole Gesù ordina ai suoi discepoli di perpetuare il gesto che vediamo compiere al sacerdote durante la Messa: versare il vino nel calice e berlo. Secondo la fede cattolica una volta consacrato, dal sacerdote, quel vino non rappresenta il sangue di Cristo, bensì è il sangue di Cristo, versato sulla Croce per salvarci dal peccato (così il pane non rappresenta il corpo, ma è il Corpo). È un’affermazione indiscutibile e cruciale; scrive san Tommaso d’Aquino: “Un dogma è dato ai cristiani: il pane si trasforma in carne e il vino in sangue”. Fin qui il dato di fede. Mi sono sentito dire però tante volte, e non solo dai bambini del catechismo: Ma che tipo di vino bisogna usare durante la Messa? Oppure: quanto deve berne un sacerdote? O anche perché ai fedeli viene data solo l’ostia e non anche il vino? Brevemente: secondo quanto dispone il Codice di Diritto canonico (can. 924) è necessario che “Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato”. Semplice quindi deve essere succo d’uva, fermentato e divenuto vino senza che vi sia stato aggiunto altro durante la produzione. Un tempo erano i monasteri e alcune Congregazioni religiose a produrre e a distribuire il vino per la messa: vi erano monaci incaricati che rispettavano e facevano rispettare le semplici disposizioni che ho ricordato. Ricordo benissimo nel mio paese, ma era comune a tutte le parrocchie, si aveva una cura particolare per far avere al parroco il meglio della produzione vinicola della zona… in Campidano si usava moltissimo la Vernaccia sia per l’eccezionalità del prodotto sia perché, a causa di una gradazione alcolica un po’ più alta del solito, si conserva più a lungo ed era difficile che si corrompesse nell’ampollina. In altre zone era usato il vermentino oppure il moscato o altre vini piuttosto dolci (forse a causa del fatto che la Messa era celebrata al mattino presto e a digiuno). L’uso poi del vino bianco era solo per una questione legata al lavaggio del purificatoio e del corporale… il vino rosso macchia di più e le varecchine non venivano usate… per lavare i sacri lini. Oggi, facilmente, sono le cantine (pubbliche o private) a produrre vino per la messa. Le disposizioni canoniche però esigono che ci sia una sorta di certificazione (una vera perizia giurata effettuata su un’analisi chimica): gli esperti devono dichiarare che quel vino è adatto alla Messa con tutto ciò che ne consegue. Questa certificazione è da confermare ogni due anni.

 

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