di Franca Firinu
In questa XXVIII giornata il tema proposto dal Santo Padre è tratto dal capitolo 11 del vangelo di Matteo, che ci accompagna in quest’anno liturgico, Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, ed io vi darò ristoro. Come di consueto, coinvolte dal delegato diocesano per la Pastorale Sanitaria p. Gianluca Longobardi, le associazioni che principalmente si occupano di assistenza ai sofferenti: ADAS, AVO, CVS, OFTAL, UNITALSI, Vincenziane sono presenti, oltre che per accompagnare i sofferenti, anche per l’animazione della liturgia, ciascuna con il proprio contributo. Accogliendo l’invito di Nostro Signore a fare esperienza della sua tenerezza, seguendo la via indicata dalla Madre celeste, tanti malati autosufficienti e non, tanti fedeli e tanti volontari delle diverse associazioni e della comunità cittadina Il Gabbiano hanno stipato la chiesa.

Numerosi collaboratori della parrocchia Sacro Cuore, compreso un buon numero di scout, sono stati a disposizione per coordinare e collaborare nella sistemazione logistica per consentire la migliore accoglienza dei convenuti. Ci si è preparati alla celebrazione con la recita del Santo Rosario guidata da una volontaria della parrocchia. Calorosa accoglienza è stata riservata a mons. Roberto Carboni, che per la prima volta nella nostra arcidiocesi ha presieduto l’Eucaristia in questa ricorrenza diocesana. Grande merito al parroco p. Dominic che ha pianificato e coordinato tutti i momenti della liturgia e dell’accoglienza. La processione d’ingresso con i ministranti, presbiteri concelebranti, ministri straordinari dell’Eucaristia e il simulacro dell’Immacolata portato da un malato fino all’intronizzazione in una cornice di rose bianche, ha dato inizio alla Liturgia accompagnata per i canti dal coro della parrocchia B.V. Immacolata dei Cappuccini.

Tutte le associazioni oltre ad alcuni medici, infermieri e personale sanitario sono stati coinvolti in diversi modi in tutta la celebrazione: saluto iniziale, letture, offertorio e saluti finali. I bambini del catechismo alla fine della messa hanno offerto una rosa bianca a tutti i sofferenti presenti e a seguire un momento conviviale con tutti nei locali dell’oratorio. Nell’omelia mons. Carboni ha avuto parole di consolazione e di speranza per chi si trova nella sofferenza e per chi è loro vicino nella vita quotidiana o nella loro cura, invitando a confidare nel Signore che si fa prossimo a tutti. Come dice il Santo Padre Francesco: Gesù Cristo, a chi vive l’angoscia per la propria situazione di fragilità, dolore e debolezza, non impone leggi, ma offre la sua misericordia, cioè la sua persona ristoratrice. Gesù guarda l’umanità ferita. Egli ha occhi che vedono, che si accorgono, perché guardano in profondità, non corrono indifferenti, ma si fermano e accolgono tutto l’uomo, ogni uomo nella sua condizione di salute, senza scartare nessuno, invitando ciascuno a entrare nella sua vita per fare esperienza di tenerezza. Stare vicino e prendersi cura delle persone sofferenti, come familiare, personale sanitario o volontario richiede oltre la terapia anche sostegno, sollecitudine, anche attenzione alla persona nella sua interezza.

Solo chi fa esperienza in prima persona della Misericordia di Dio, della sua consolazione, potrà essere capace di conforto per gli altri, facendo sentire la presenza di Cristo che offre consolazione e si fa carico della persona malata curandone le ferite. Animati dallo stesso Spirito, riconoscendoci tutti bisognosi della Misericordia di Dio, possiamo rispondere alla chiamata proposta per questa giornata, perché accogliendo la sua parola che dà speranza siamo noi stessi conforto e consolazione, gli uni per gli altri.
Photo credits: Santino Virdis