Lunedì, 25 Maggio 2026

Tra i luoghi più suggestivi della nostra Arcidiocesi c'è sicuramente il Lago Omodeo, artificialmente realizzato nel 1924, il più importante invaso dell'Isola.

di Rita Valentina Erdas

Formato dallo sbarramento del Tirso attraverso la diga di Santa Chiara prima e dalla diga Eleonora d'Arborea poi, fu per molto tempo il più grande lago artificiale d'Europa. Le sue sponde interessano undici Comuni del Barigadu, di cui sette fanno parte della nostra Arcidiocesi: Ardauli, Bidonì, Busachi, Ghilarza, Nughedu Santa Vittoria, Sorradile e Ula Tirso. Le sue acque custodiscono un tesoro archeologico, talvolta visibile nei periodi di siccità: nuraghi, tombe dei giganti e una foresta tropicale fossile. Oggi il lago rientra tra i siti comunitari di interesse paesaggistico e ambientale. Un luogo magico, circondato da altipiani basaltici, montagne, boschi di lecci e roverelle, e macchia mediterranea dove vivono falchi pellegrini, anatre, aironi e tartarughe. In queste giornate di afa, una passeggiata nei pressi del lago, alla scoperta di alcuni dei centri che vi si affacciano, aiuterà a ritemprare il corpo e lo spirito.

Ardauli
Posizionato su un pianoro trachitico, che domina la vallata sottostante che segue l'andamento del Tirso fino alla cascata di Taluschi, il suo territorio mostra ancora i resti di un passato lontano: le domus de janas, qui chiamate sos musuleos, con la Tomba dipinta di Mandras; e i numerosi nuraghi, tra cui spiccano Monte Piscamu e Monte Irau a ridosso delle acque del lago. Tra le campagne è possibile scovare le tracce delle antiche attività agricole e artigianali: mulini ad acqua, macine in pietra, aie, pinnettos e palmenti, vasche per la pigiatura dell'uva scavate nella roccia, chiamati lacos de catzigare. Per la sua antica tradizione vinaria, fa parte dell'Associazione nazionale Città del Vino che si occupa della valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche locali. Il centro storico conserva ancora le caratteristiche case in trachite abbellite da cornici e architravi scolpiti in stile gotico-aragonese. Tra le sue strette viuzze sarà possibile sentire il profumo della cucina tradizionale: due suoi piatti, sos culurzones de patata cun nebidedda (ravioli ripieni di patate e origano) e s'ortau (carne di suino insaccata e precotta), hanno ricevuto il riconoscimento ufficiale dell'Accademia nazionale della cucina italiana. Il museo etnografico Le cose della vita, allestito nei locali che ospitavano le stalle della dimora padronale Casa Tatti e gestito dalla Proloco, raccoglie strumenti e oggetti di lavoro del passato.

Bidonì
Sorge su un colle che si affaccia sulle sponde del lago Omodeo, circondato da un territorio incontaminato, ideale per escursioni a piedi, in bicicletta e in canoa. Numerose le testimonianze archeologiche tra cui merita una visita il Tempio di Giove, situato in cima al colle Onnariu, unico edificio sacro dedicato alla divinità romana finora ritrovato in Sardegna e tra i pochissimi presenti nel bacino del Mediterraneo. Per raggiungerlo si deve percorrere la SP84 in direzione della pineta Istei e, dopo circa 1,5 km, svoltare a destra e proseguire per altri 1,3 km. Al Neolitico risalgono le domus de janas di Pera Pintore, mentre al periodo nuragico risale il nuraghe con villaggio di Bentosu che, in seguito alla costruzione della diga di Santa Chiara, fu sommerso dalle acque. Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra le case in trachite rossa, si può vedere sa Omo 'e sa majarza (la casa della strega): ex sede del Municipio, oggi contiene una raccolta di xilografie di streghe e diavoli datate tra il XIV e il XVI secolo. Il percorso museale, dedicato alla stregoneria, all'Inquisizione e agli esseri fantastici delle leggende sarde, parte dal culto dei morti in epoca romana per giungere al XIV secolo e al Malleus Maleficarum, testo pubblicato nel 1486 e utilizzato nei processi dell'Inquisizione. Nel museo si possono anche vedere amuleti, portafortuna, pozioni e sortilegi, come sa mexina de s'ogu e sos fattugios. Insieme a Sorradile, Bidonì fa parte dei Borghi autentici d'Italia e della comunità ospitale Domos Ruias.

Sorradile
Adagiato sulle pendici di un colle affacciato sul lago Omodeo, circondato da oliveti, vigneti, mandorleti e querce secolari, Sorradile offre ai visitatori un panorama da togliere il fiato. Il centro abitato, caratterizzato da stradine strette su cui si affacciano le case in trachite rossa, è diviso in due rioni: corte 'e susu, la zona alta, strutturata a terrazze da cui lo sguardo può spaziare dalle colline che circondano il paese alle calme acque del lago; corte 'e josso, la zona più a valle, dove si trova la chiesa parrocchiale di San Sebastiano abilmente decorata dagli scalpellini, i picapedras, con motivi romanici, gotici, rinascimentali e barocchi. Il suo è un territorio dalla storia antica, come testimoniano le numerose domus de janas di Prunittu e sas Lozas, e i nuraghi, tra cui spicca quello di Urasala visibile nei periodi di siccità. Ma è il complesso di Su Monte, in prossimità del lago, il sito più interessante, con tracce di frequentazione dal periodo nuragico al periodo tardo punico: un recinto sacro che racchiude due strutture, tra cui una capanna, e un tempio con camera circolare dove, al centro, si trova una vasca altare con modellino di nuraghe al lato. Il suo territorio è ideale per chi ama il trekking: nel territorio di Lochele, tra sughereti e roverelle, si può ammirare la gola scavata dal Taloro, le cui acque confluiscono nel lago. La tranquillità dei luoghi, l'ambiente incontaminato ne fanno una meta ideale per chi cerca il relax e il contatto con la natura.

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