Sabato, 18 Aprile 2026

 

Nel discorso pronunciato il 21 giugno 2025 in occasione del Giubileo dei Governanti, Papa Leone XIV ha riaffermato con forza la centralità della legge naturale come criterio permanente di giustizia, sottraendola tanto alle derive relativistiche quanto alle riduzioni ideologiche.

di Daniele Trabucco *


Nelle sue parole, essa è «non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente», e costituisce «la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale».

Richiamando Cicerone, il Pontefice ha evocato l’immagine della «diritta ragione, conforme a natura, universale, costante ed eterna, la quale con i suoi ordini invita al dovere, con i suoi divieti distoglie dal male», una legge eterna e immutabile alla quale «non è lecito fare alcuna modifica né sottrarre qualche parte». In questa prospettiva, Leone XIV ha restituito alla legge naturale la sua fisionomia originaria: non un’astrazione etica, ma un ordine oggettivo e conoscibile dalla ragione, che precede e fonda la validità stessa della legge positiva.

Il suo discorso si radica nella tradizione filosofica classica e cristiana, per la quale la legge naturale è partecipazione della lex aeterna, ossia dell’ordine divino impresso nella creazione e riconoscibile dall’intelligenza umana. La razionalità pratica dell’uomo, lungi dall’essere arbitraria o culturalmente determinata, è capace di cogliere principi universali che orientano l’agire verso il bene e vietano il male, offrendo un criterio superiore a qualsiasi volontà contingente. Ne consegue che l’attività legislativa non è fonte assoluta dell’ordine giuridico, ma trova il proprio limite e fondamento in un ordine anteriore e superiore, radicato nella natura umana stessa.

Sul piano teologico, Leone XIV ha riproposto l’idea agostiniano-tomista secondo cui la legge naturale è il riflesso, nell’uomo, dell’ordine sapiente di Dio, e perciò vincola la coscienza anche indipendentemente dalla rivelazione positiva. Essa non è un patrimonio esclusivo dei credenti, ma un terreno comune a ogni cultura e popolo, che consente di dialogare sul bene e sulla giustizia senza rinunciare alla verità. In questo senso, il Papa ha riaffermato che la politica, se vuole essere autentico servizio, deve riconoscere la trascendenza dell’ordine morale, evitando di piegare la legge al mutare delle maggioranze o alle pressioni ideologiche del momento. Giuridicamente, questo richiamo implica una critica radicale al positivismo normativo, che identifica la legalità con la giustizia.

Per Leone XIV, una legge positiva in contrasto con la legge naturale, pur formalmente vincolante, è materialmente ingiusta e dunque priva della legittimità sostanziale che sola può fondare l’obbedienza morale. La legittimità del diritto non deriva soltanto dal procedimento che lo genera, ma dal suo contenuto conforme a quell’ordine oggettivo che è inscritto nella natura. Il legislatore, in quanto partecipe della ragione umana, è tenuto a riconoscere e rispettare questa realtà, pena la trasformazione del diritto in strumento di dominio. In un’epoca segnata dal mutamento rapido delle legislazioni e dall’erosione dei riferimenti comuni, la voce di Leone XIV si staglia come un monito e una guida: la legge naturale non è un reperto arcaico da museo, ma la condizione stessa perché il diritto resti fedele alla sua missione di ordinare la convivenza secondo giustizia. Riconoscerla significa sottrarre la società all’arbitrio, restituire dignità alla legge e salvaguardare il bene comune in un orizzonte che non si lascia consumare dal tempo né piegare alle mode.

Così il Papa, riportando il discorso pubblico alla sua radice più profonda, ricorda che non vi è ordine politico stabile senza fondamento morale, né giustizia autentica senza verità sulla natura dell’uomo.

 * Professore stabile di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato nella SSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma.

 


Foto Giubileo dei governanti, Roma 21 giugno 2025, fonte Vatican Media / SIR

 

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