Domenica, 17 Maggio 2026

 

La letteratura proverbiale fa parte del patrimonio culturale di un popolo, ne riflette le usanze e le regole, è un patrimonio di conoscenze acquisite con l’esperienza di generazioni.

di Bruna Pisci


Antica quanto il mondo, si dice sia frutto della cosiddetta filosofia popolare o spontanea: si compone di espressioni concise che formulano un pensiero o un avvertimento, veri e propri tesori di saggezza, ma si potrebbe in egual modo asserire che, dei popoli, essi esprimono anche la stupidità, le ambiguità e le incertezze spesso delineate con sottile umorismo. Nelle antiche civiltà di proverbi se ne contano a migliaia, comuni a quasi tutti i popoli.

È interessante evidenziare come la lingua sarda, ritenuta semplice dal punto di vista lessicale, si dimostri invece, nei proverbi, quanto mai ricca e complessa. In Sardegna, infatti, il patrimonio proverbiale è vasto, rispecchia le peculiarità della cultura e dello spirito del popolo sardo che ha le sue radici nelle attività tradizionalmente legate al mondo agro-pastorale e che traeva, dall'osservazione del quotidiano, spunti di riflessione e lezioni di vita. In alcuni casi, però, è difficile capire quali circostanze li hanno ispirati.

Dicius o Ditzos a seconda della parlata locale, sono espressioni tipiche dei nostri dialetti, ognuna di queste è sintesi e custode di mondi spesso dimenticati ma sempre attuali e affascinanti, esprimono concetti chiari e specifici, alcuni conditi da ironia a volte pittoresca (S'apretu bogat su bèciu a curri; la necessità fa correre anche i vecchi), altri a carattere strettamente etico che ci invitano a non giudicare in modo precipitoso le persone esprimendo giudizi sbagliati (Chi dispretzat abòtas comprat, chi disprezza compra).

I temi che riguardano aspetti strettamente legati al vissuto quotidiano, conservano quella forza comunicativa che ne ha permesso la trasmissione fino a oggi: sono utilizzati nella conversazione spontanea, il soggetto è quasi sempre l'uomo nel suo agire positivo o spregiudicato (Margiani cambiat a pilu ma no a trassas, la volpe cambia il pelo ma non la sua indole). Esistono proverbi molto belli che dietro la loro enunciazione nascondono significati molto profondi, come per esempio A su biu no dd'ammancat caminu: i vivi hanno ancora strada da fare (i morti, purtroppo, no).

L'elenco è molto vasto, tra i più comuni, per esempio, è molto significativo Su trigu si ndi segat po sa conca e no po sa canna (il grano si miete per la testa e non per lo stelo), vale a dire che la statura fisica dell'uomo non può avere l'importanza che hanno l'intelletto e la morale. Il celebre detto chi no arriscat no piscat (chi non rischia non prende nulla) comunica il prezioso messaggio che chi nella vita non rischia mai, non è in grado di ottenere grandi risultati.

Molto conosciuto, e credo di grande significato, perché rappresenta una vera e propria costante nella vita di ciascuno di noi è Fai beni e bai a galera (Fai bene e vai in prigione): è vero che seppur si faccia del bene, spesso si hanno più fastidi che riconoscenze.

Sul nostro operato si possono individuare i valori etici validi ancora oggi (cantu prus ndi teneus prus ndi olleus, più ne abbiamo e più ne vogliamo) o quelli in cui esprimiamo il nostro malessere: Po curpat de su malu, nci passat su bonu (per colpa di un cattivo ne soffre la gente onesta) oppure Trista domu chi no ddoi at murrùngius (misera è la casa in cui non vi sono brontolii e mugugni).

Anche il riferimento agli animali rientra nei temi trattati, sotto le loro pelli si nasconde l'intera gamma di debolezze umane, citazioni moralizzanti che stimolano a una condotta di vita cosciente: Curruxinu de molènti no artziat a celu (il raglio dell’asino non arriva al cielo) allude a chi, avendo torto, si lamenta invano. Così pure anche i fenomeni atmosferici conservano l'impronta secolare della cultura contadina: Acua e soli annad'e lòri ricorda come le piogge alternate al bel tempo favoriscono una buona annata per le graminacee e le leguminose.


 

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