Domenica, 17 Maggio 2026

 

L'omicidio di Giulia Tramontano, avvenuto il 28 maggio, ha destato grande inquietudine e sconcerto nell'opinione pubblica, sia per l'efferatezza con cui è stato commesso, ma anche perché insieme a lei ha perso la vita il bambino che portava in grembo.

di Franca Mulas


Alcuni giorni dopo l'assassinio di Giulia, il primo giugno, un'altra donna, Pierpaola Romano era stata uccisa dal proprio compagno. Quelli di Giulia e Pierpaola sono gli ultimi tragici fatti di sangue, di una lunga serie di delitti che vedono protagoniste donne uccise per mano di mariti, compagni, o fidanzati, a partire dal mese di gennaio di quest’anno, fino al mese di giugno.

Secondo i dati del Viminale, sarebbero 47 per l'esattezza, le donne uccise nei primi sei mesi del 2023 e ben 39 sarebbero femminicidi. Quasi otto donne al mese sono state private della loro vita. La questione, seria e complessa nel contempo, che non accenna a fermarsi, tanto da considerarla una vera e propria emergenza, ha visto il recente interessamento del Governo, che ha voluto varare un decreto legge per prevenire e arginare il fenomeno dei cosiddetti femminicidi, con misure più repressive. Il testo, poi, passerà alla Camera per la discussione e le eventuali modifiche.

Nel 1993 la Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite, che si era pronunciata sull’eliminazione della violenza contro le donne, aveva definito con l’espressione violenza di genere, una serie di violenze rivolte al sesso femminile. Tali violenze includono: la violenza sessuale, psicologica, fisica, nonché lo stupro; gli atti persecutori come lo stalking, fino al femminicidio di genere. Sono tutte forme di violenza rivolte a persone, in questo caso donne, discriminate, quindi, in base al sesso di appartenenza.

Il termine femminicidio, usato negli ultimi anni per identificare l’uccisione di una donna da parte, soprattutto, del proprio uomo, si deve a Diana E. H. Russel, criminologa, sociologa e scrittrice di fama mondiale, che lo usava già a metà degli anni Settanta. La Russel, scomparsa nel 2020, una vita spesa a combattere violenze e crimini contro le donne, aveva scritto nel 1992 l’antologia dal titolo Femicide: The politics of woman killing, dove definiva il femminicidio come Una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna.

Per capire meglio come mai vi siano uomini che arrivano a uccidere la donna che avrebbero, invece, dovuto amare, difendere e rispettare, abbiamo chiesto l'aiuto di Armando Angelucci, medico-neurologo-psicoterapeuta psicoanalitico, consulente familiare e formatore dell'equipe del Consultorio Familiare Diocesano di Oristano, a cui abbiamo posto alcune domande.

Chi sono questi uomini che uccidono la propria compagna?
Sono uomini che non sopportano la separazione e quindi la perdita dell'altra e/o sono uomini che non tollerano i limiti, i confini e non tollerano il non poter fare quello che è nei loro desideri e non. Sono uomini che ritengono di trattare l'altra come proprietà assoluta e così pensano di poterne fare ciò vogliono, quindi, anche l'eliminazione fisica, ovvero l'uccisione dell'altra, perché questa limita i propri desideri: sono uomini che si sentono onnipotenti.

Cosa non funziona nella loro sfera psico-emotiva?
Sono uomini con un funzionamento narcisistico patologico, ovvero con un disturbo narcisistico di personalità. Uomini che a volte hanno storie di assunzione di sostanze d'abuso (alcol-droghe). Quello che non funziona nella loro sfera psico-emotiva è che non concepiscono di non poter fare ciò che è nei loro desideri, passando sopra a tutto e tutti, pur di gratificare le proprie voglie, senza provare i sensi di colpa tipici delle persone normali che compiono cose cattive. Hanno difficoltà a contattare le emozioni.

Che rapporto hanno sviluppato con la figura femminile?
La capacità di mettere limiti ai propri desideri si acquisisce fin dalla nascita e il bambino pian piano impara a contenersi nelle proprie gratificazioni e impara che ci sono i limiti. In questo è primario il ruolo educativo-affettivo genitoriale specie della madre che è il primo contenitore-limitatore dei desideri del bambino. Se ciò non avviene, il bambino si comporterà come se tutto fosse possibile e come se tutti fossero a disposizione per soddisfare i suoi bisogni e desideri.

Sono uomini che non tollerano delusioni e frustrazioni?
È verissimo. Sono uomini che non tollerano le delusioni e le frustrazioni: sono uomini che si sentono onnipotenti, per i quali non devono esserci ostacoli alla realizzazione subitanea dei propri desideri.

Che rilevanza può avere nelle dinamiche che mettono in atto, il rapporto che hanno avuto, o hanno, con la madre?
Come già detto, il rapporto materno è di estrema importanza, perché permette al bambino di diventare adulto e quindi passare dalla dimensione narcisistica, caratteristica del bambino, a quella relazionale, tipica dell'adulto che è caratterizzata dalla possibilità di entrare in relazione e quindi vivere l'altra, come persona umana e non come cosa, come avviene, invece, nelle situazioni di cui stiamo parlando.

In che modo occorrerebbe fare prevenzione in famiglia in ambito educativo, sensibilizzando i genitori ad un sano legame col proprio figlio, affinché diventi un adulto equilibrato?
La cosa più importante è quella di aiutare i nuovi e giovani genitori a fare al meglio il proprio lavoro di genitori, attraverso un percorso leggero di crescita personale che li accompagni da prima del matrimonio fino alla raggiunta genitorialità matura.

Gli uomini che uccidono le proprie compagne hanno caratteristiche simili tra di loro, o vi sono differenze?
Ogni storia è una storia a sé, ma è anche vero che quello che accomuna questi uomini cattivi è prima di tutto la dimensione narcisistica, la dimensione onnipotente e la dimensione di dipendenza da cosa e persone, compresa la dipendenza da quella che diventerà poi la vittima.

L'omicidio di Giulia Tramontano può essere considerato un duplice omicidio. Uccidere non solo la compagna ma anche il proprio figlio è ancor più disumano. Come si spiega questo?
Una delle caratteristiche della dimensione narcisistica è la rabbia narcisistica che si può manifestare unitamente al senso di onnipotenza, quando la persona che la sperimenta, sente che l'altra limita la sua gratificazione e quindi l'altra o altri devono essere eliminati, se serve, anche fisicamente. La rabbia narcisistica fa diventare il narcisista un omicida senza limiti e senza confini.


 

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