Mercoledì, 01 Luglio 2026

Durante questi ultimi anni ci stiamo imbattendo, in maniera sempre più dirompente, nella digitalizzazione della pubblica amministrazione.

 

di Francesco Pettinau


Nel corso della pandemia è stata una necessità di vita, in quanto la distanza dalla fisicità nel dialogo con gli uffici era impossibile, così sono venuti alla luce tanti sistemi di identificazione digitale: Spid, Carta d’identità elettronica, Carta Nazionale dei Servizi e altri simili. A oggi, sembra che il governo e le politiche di digitalizzazione della macchina amministrativa stiano portando a convergere su un unico sistema di identificazione digitale, ossia quello offerto dalla Carta d’identità elettronica che, nel corso di questi mesi, sta migliorando il suo appeal di utilizzo, somigliando sempre di più al funzionamento dello Spid.

Ricordiamo, infatti, come lo Spid, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, sia il sistema di autenticazione che permette di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti, utilizzando un’identità digitale unica. Gli elementi che definiscono questa identità digitale sono le sue credenziali, perciò: nome utente e password. Per ottenerle dovremo procurarcele da zero, utilizzando quelli che vengono chiamati in inglese Identity Provider: aziende a cui è affidato il compito di riconoscere e garantire la nostra identità digitale.

Esistono però tanti diversi Identity Provider e ognuno di questi offre un servizio diverso a seconda della richiesta. Cercando di essere più chiari: il ruolo svolto dagli Identity Provider è di certificare la nostra identità digitale in relazione a una richiesta di un servizio o prestazione online gestito dalla Pubblica Amministrazione. Nelle ultime relazioni di studio del Governo, si paventa l’intenzione di dismettere questo sistema di identificazione digitale, dando maggior apertura alla nuova Carta di identità elettronica.

Infatti, essendo lo Spid un servizio gestito da privati, questo ha un suo costo, con il più che risulta essere preferibile autorizzare solo i sistemi offerti direttamente dallo Stato italiano. Perciò cerchiamo di illustrare il funzionamento della Carta di identità elettronica, in acronimo Cie. Dal 12 maggio, per entrare nei portali di tutti i servizi della pubblica amministrazione, non è più necessario usare la carta fisica di identità attraverso un lettore di smartcard o attraverso l'app CieID che, comunque, richiede la lettura via Nfc della carta fisica, restando necessaria solo per gli accessi con livello di sicurezza più alto (livello 3). Per quelli con livello di sicurezza più basso (livello 1 e 2) si può accedere ovunque anche impostando una password che serve per effettuare il login, l’ingresso, senza avere la carta fisica a portata di mano, esattamente come si fa quotidianamente con lo Spid.

Infatti, come dettagliatamente illustrato nel sito www.cartaidentita.it l’accesso a tutti i servizi digitali della Pubblica Amministrazione per il quali è sufficiente un livello di sicurezza 1 (solo username e password) e livello 2 (Username, password e sms) può avvenire inserendo solo nome utente e password assieme a un codice temporaneo ricevuto via sms. Per i servizi che necessitano del livello di sicurezza 3 serve ancora avere a portata di mano la carta fisica e lo smartphone.

A questo punto non resta che buttarci nella più ampia sperimentazione del nuovo sistema di identificazione digitale, con istruzioni alla mano su www.cartaidentita.it e lentamente essere parte attiva di una nuova digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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