Domenica, 17 Maggio 2026

Prima dell'anno 1615, anno di rinvenimento delle reliquie di SAnt'Archelao, era testimoniato in Sardegna, o almeno nell'area arborense, il culto in onore al presbiter Archelaus e in particolare da quando il Beatus Martir era documentato come patrono della Città di Oristano?

di Maurizio Casu, docente e direttore dell'ISTAR


 

Tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, l'antica diatriba tra l’Arcivescovo di Cagliari e quello di Sassari per il titolo di Primate di Sardegna, registrò un particolare livello di asprezza. Nel 1588 l'arcivescovo turritano mons. Alfonso de Lorca perorava la causa rivolgendosi direttamente a Papa Sisto V: la richiesta fu, però, esaminata dalla Sacra Romana Rota solo nel 1606. Alla contesa presero parte numerose autorità dell’epoca, oltre al Re Filippo III di Spagna, anche l’Arcivescovo Primate di Pisa, che pretendeva di essere dichiarato anche lui Primate di Sardegna.

Il dibattito si inasprì ulteriormente allorquando, nel 1613, venne nominato Arcivescovo di Sassari mons. Gavino Manca Cedrelles, proveniente dal vescovado di Alghero. La soluzione fu individuata nella possibilità dell'inventio, ovvero nella capacità di ritrovare reliquie di martiri soprattutto locali. In Sardegna si assiste così a un’importante campagna di scavi, per ricercare tali reliquie di martiri.

Da un punto di vista artistico e architettonico fu la cripta della Cattedrale di Cagliari a registrare numerosi ritrovamenti di reliquie di martiri; stessa cosa successe per i santi Gavino, Proto e Gianuario nell'omonima basilica di Porto Torres e, nell'isola di Sulcis con l’inventio delle reliquie del martire sant'Antioco. Nell'anno 1615, l'Arcivescovo di Oristano mons. Antonio Canopolo, inserendosi a pieno titolo nella corsa al titolo di Primate di Sardegna, promosse scavi nella chiesa paleocristiana di San Lussorio a Fordongianus.

Gli scavi, diretti dal vicario generale mons. Antioco Casu, misero in luce un'iscrizione marmorea riferita a un tale Archelaus presbyter, B.M. (subito interpretato come Beatus Martir). Il canonico Salvatorangelo Scintu, in un suo testo del 1873, Raccolta di memorie arborensi, riporta interessanti informazioni circa il ritrovamento delle reliquie. L’iscrizione marmorea, purtroppo, scomparve in occasione dell'invasione delle truppe francesi nel 1637. Alcuni scrittori del XVII secolo ne hanno però tramandato la trascrizione:

HIC IACET BEATUS MARTYR ARCHELAUS PRESBITER OBIT (die) TERZIO KALENDAS mARZI(as) AN. 100.

La prima riga riporta la formula Hic iacet b. m., largamente documentata nelle epigrafi sarde di età romana, ma mentre l'abbreviazione b. m. viene interpretata come bene merenti, nel caso del presbyter, titolo raramente documentato in Sardegna, viene letta come beatus martir. Il nome Archelaus, poi è una vera rarità: di solito è riferita a un tale Archelaus diacono, martirizzato a Ostia al tempo di Diocleziano e, a un certo Archelaus vescovo del IV sec. Il mistero sulla figura del martire Archelao si infittisce se si considera che lo storico Fara, nel suo famoso De Chorographia Sardiniae (1580), pur ricordando la sepoltura di Lussorio nella chiesa di Fordongianus, non cita l'iscrizione: questa epigrafe sul finire dell'Ottocento fu ritenuta falsa dal celebre studioso Teodoro Mommsen.

Attualmente, a differenza del ritrovamento delle reliquie di altri santi martiri, non si conosce una relazione ufficiale dello scavo e quindi del ritrovamento di reliquie del martire sacerdote Archelao. Un’iscrizione collocata nel 1942 nella cappella di Sant'Archelao in Cattedrale, riferisce che le reliquie di Archelao, scoperte il 5 di febbraio del 1615, furono traslate a Oristano l’11 febbraio in quanto l'opposizione e la protesta degli abitanti di Fordongianus tentarono di impedire la traslazione delle reliquie.

Risolutivo fu l'intervento del Vicerè che consentì alle reliquie di giungere in città. L’11 febbraio il lungo corteo con il carro che trasportava le reliquie fu accolto nei pressi della chiesa giudicale della Maddalena di Silì. Il registro di Consigleria dell'anno 1615-1616, custodito nell’Archivio Storico di Oristano, riferisce di alcune spese accorse per l'organizzazione dei festeggiamenti in onore al martire Archelao. Tutti questi elementi rimandano all'organizzazione di una edizione straordinaria in città di una Sartiglia. Anche a Oristano quindi, con tutta probabilità, così come si era già fatto per celebrare solennemente il ritrovamento di corpi santi nelle città di Cagliari e di Sassari, la corsa all'anello rappresentò una delle forme di festeggiamento di spettacolo offerto al popolo per un'occasione così importante.

I festeggiamenti oristanesi del patrono Sant'Archelao, come informa ancora il Canonico Scintu, a partire dall'anno 1680, furono spostati dal mese di febbraio a quello di agosto, esattamente al giorno 29, in ricordo della giornata del martirio, così come, annota ancora il canonico, da tempo immemorabile, si faceva presso la comunità di Fordongianus. In considerazione del contesto del rinvenimento delle reliquie di Archelao a cui abbiamo già accennato e valutando tutta una serie di riferimenti religiosi, storici ed artistici, ci siamo chiesti se prima dell'anno 1615, anno di rinvenimento delle reliquie, fosse testimoniato in Sardegna, o almeno nell'area arborense, il culto in onore al presbiter Archelaus e in particolare da quando il Beatus Martir fosse documentato come patrono della Città di Oristano.

Nella nostra ricerca, particolare rilevanza storica assume il fatto che non registriamo alcuna attestazione del suo nome nè del culto, nei documenti di età medievale, nè troviamo riportato il nome Archelao nei Quinque Libri delle parrocchie della diocesi arborense. Tali elementi ci inducono a ipotizzare che probabilmente il culto di Archelao e la sua protezione speciale come patrono della Città di Oristano e dell'intera diocesi Arborense furono invocati dalla Chiesa Arborense e dallo stesso Arcivescovo Antonio Canopolo, sostituendo magari un precedente patrono, con questa figura di martire locale, il cui rinvenimento si colloca, come già detto, nel contesto storico e religioso della corsa alla reliquie dei santi, intrapresa dai presuli di Cagliari e di Sassari.

Come affermato, attualmente, non si possiedono notizie documentate in merito ai festeggiamenti in suo onore prima del 1615, data dell'inventio delle sue reliquie, sia presso la comunità di Fordongianus, sia nel capoluogo arborense, diversamente, importanti indizi storici, riferibili ad un arco cronologico dall'XI sino al XVI secolo, ci consentano di riconoscere nella figura di San Giovanni Battista quella di protettore speciale se non di patrono della città di Oristano. Nel 1580 lo storico Giovanni Francesco Fara, nel riferire, a suo dire con tanto di prova documentaria, del trasferimento nell'anno 1070 degli abitanti da Tharros verso l'antica Aristiane, informa che l'intera cittadinanza si trasferì, guidata dal Giudice Orzocco de Zori e dall'Arcivescovo di Tharros, in seguito alle continue minacce saracene. In questa occasione così come nelle altre opere, il Fara non cita mai il nome di Archelaus, tanto meno il suo ruolo di antico patrono.

E' presumibile che nell'XI secolo, la cattedrale arborense fosse la chiesa di San Giovanni di Sinis e quindi si potrebbe individuare nella figura del Battista il patrono di Tharros, prima capitale del regno d'Arborea. Un'altra ipotesi sarebbe quella di individuare l'intitolazione della cattedrale e forse il santo patrono, in San Marco di Sinis, la cui chiesa era ubicata nel cuore dell'antica città di Tharros, presso le cosi dette terme di convento Vecchio. Nella nostra ricerca di un eventuale patrono della città di Oristano nei secoli precedenti il ritrovamento seicentesco delle reliquie di Archelo, risulta rilevante il dato secondo il quale, in seguito al trasferimento della cattedra vescovile da Tharros in Oristano, il presule arborense continua a mantenere il titolo di Abate di San Giovanni di Sinis.

Dall'esame di tantissimi elementi archivistici, storici, artistici e della tradizione, siamo indotti a ipotizzare che Archelao non è stato il primo e unico patrono della nostra città. Una cosa è però certa: dall’inizio del XVII secolo a oggi esiste una vox populi che tramanda la tradizione che Sant’Archelao sia insieme a N.S. del Rimedio il patrono della città e della diocesi di Oristano.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon