Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata russa aprirono i cancelli di Auschwitz. Liberarono i superstiti del genocidio perpetrato ai danni del popolo ebraico da parte dei nazisti. Nel 2005 gli stati membri dell’ONU definirono il 27 gennaio come data ufficiale per la celebrazione della Giornata della Memoria. Si ricorda e si conosce attraverso le immagini, gli scritti, ma ancor più tramite le testimonianze di coloro che riuscirono a sopravvivere, anche per raccontare.
di Daniela Dalia
Quando ci troviamo a dover ascoltare tali indicibili delitti, la nostra mente cerca disperatamente una difesa.
Le voci sommesse dei superstiti, il loro pianto, la ricerca disperata di parole per non dimenticare, ci costringono a riflettere. Abbiamo paura chiedendoci come si possa arrivare a tanto. Ricordare per non ripetere più. Ma anche oggi si consumano i più efferati delitti ai danni di tante persone, si combatte nell’intento di prevaricare e imporre le proprie idee e credenze: religiose, culturali, sociali.
E allora ci si chiede quale sia il vero senso del ricordo e di esercizio della memoria. Non può limitarsi ad attimi di semplice sentimentalismo. Diventa necessario cominciare a trovare soluzioni e offrire alternative a un mondo in cui prevale l’individualismo e l’indifferenza.
Partiamo dalle parole, insegniamo ai figli, agli alunni, agli studenti le parole per vincere l’odio, la paura, la solitudine, l’egoismo e la prepotenza: parole buone. Ma perché non rimangano tali, il nostro agire deve essere limpido e responsabile. Facciamo in modo che siano guidati da adulti responsabili, altruisti, con visioni aperte e interessi che abbiano come primo obiettivo il bene comune.Se diamo peso e significato alle parole, esse diventeranno il primo strumento di cambiamento.
Il Talmud babilonese recita
Chi salva una vita, salva il mondo intero.
I volontari delle nostre città, i buoni samaritani che offrono cibo e coperte ai senza tetto, gli educatori quali genitori, insegnanti, le comunità ecclesiastiche, la gente comune che ogni giorno cerca di dare una mano a chi ne ha bisogno… non è forse questo cercare di salvare una vita? Coscienti di questo, il nostro esercizio della Memoria diventerà uno stile di vita capace di attrarre a sé altri che, come noi, ascoltano, ricordano ma si chiedono anche cosa posso fare?
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario (P.Levi da Se questo è un uomo).
Conoscere significa anche imparare per non ripetere più gli stessi errori. Perciò non dimentichiamo che abbiamo offeso, tradito un’amicizia, rifiutato un favore, espresso giudizi e pregiudizi, ricordiamolo e cominciamo la conversione, il cambio di rotta. La salvezza del mondo inizia da noi. Se non si crede e se non si insegna ai bambini e ai giovani la gratitudine, la gentilezza, la tolleranza, il Giorno della Memoria resterà soltanto un giorno e in quanto tale, durerà un giorno.