I riti del fuoco, la magia di un fantastico mondo arcaico, sfumature ed emozioni dal sapore millenario, magiche e suggestive scenografie di luci e scintille danno vita a imponenti falò che ardono legna d'erba aromatica in onore dei santi.
di Bruna Pisci
In Sardegna il mese di gennaio, gennargiu in limba, si apre con i colori e il calore dei riti del fuoco, tradizioni religiose e riti ancestrali, due aspetti inscindibili della cultura sarda: si fondono per dare vita a suggestive usanze millenarie strettamente legate all'anno agricolo e dei quali se ne ipotizza la pratica già nel periodo dei Shardana, antico popolo che si presume abitasse la Sardegna nell’età nuragica.
I riti conosciuti come festa dei fuochi raccolgono consuetudini di comunità di diversi paesi che usano accendere i falò come segno propiziatorio, volti a ingraziarsi una natura ostile, nei momenti più delicati di passaggio tra le diverse fasi dei cicli naturali.
Le feste sono celebrate in onore di Sant'Antonio abate, una delle più grandi figure dell'ascetismo cristiano primitivo: visse in solitudine, tra il III e il IV secolo, nel deserto della Tebaide, dove subì continue tentazioni, uscendone sempre vittorioso. L'iconografia lo rappresenta in genere con una lunga barba, un bastone di ferula a cui si appoggia e con un maialino ai suoi piedi. Sant'Antoni e' su fogu, così chiamato in diverse parti dell'Isola, si festeggia il 17 gennaio e rappresenta una delle più antiche testimonianze di religiosità popolare.
La festa ha come protagonista, e non a caso, il santo patrono della pastorizia e dell'agricoltura: un rito cristiano che appare costruito su un antichissimo rito pagano simboleggiante la morte e la rinascita. La leggenda narra che il santo avrebbe rubato al diavolo una favilla incandescente donandola agli uomini, dotandoli così del fuoco.
Anche i fuochi di Santu Srebestianu hanno più o meno lo stesso significato, ma si svolgono di norma quattro giorni dopo, il 20 gennaio, e sono più diffusi nel sud dell'Isola. Il rito liturgico della benedizione dei tronchi e del fuoco segna l'inizio della festa: cataste di legna, fascine o intere piante cave all'interno, al calar del sole ardono calorosamente e illuminano piazze e sagrati propiziando l'avvento dell'anno nuovo.
La tradizione vuole che si compiano attorno al grande fuoco tre giri in senso orario e tre in senso contrario per sciogliere un voto o per chiedere grazia. Il fuoco viene lasciato ardere per tutta la notte e le ceneri raccolte utilizzate per allontanare le malattie sia degli uomini che del bestiame e per preservare il raccolto da brutte annate: anche i tizzoni, è tradizione, vengono utilizzati dalla comunità per riaccendere il fuoco delle case. I fuochi prendono diversi nomi in base alla località e al tipo di legna scelta ma ovunque vi è unicità di atmosfera nel senso della festa e nella celebrazione liturgica.
Is fogus, Is fogaronis, Fogadonis, Foghilloni, Fogoni, S'Oguloni.
Nell'Oristanese, i fuochi in onore di Sant'Antonio Abate prendono il nome di Sas Tuvas o Is Tuvas in quanto vengono impiegati tronchi cavi, portati in paese dalla montagna, come dice l'antichissimo rito, privati dai rami e delle radici e riempiti con foglie di alloro. Il fuoco viene acceso all'interno creando uno spettacolo unico, complice anche l'intenso profumo che si sprigiona nell'aria.
In Ogliastra e Baronia, Sas Frascas o Is Frascas, sono così chiamate per l'utilizzo di frasche di macchia mediterranea; a Dorgali è Su Romasinu che significa il rosmarino, erba dal profumo intenso che sa di incenso; nel nuorese, Sos focos sono preparati con legna di quercia.
All’insegna dei grandi falò accesi nelle piazze e con la prima uscita delle maschere tradizionali, si sancisce l'inizio del carnevale: quelli più antichi, i suggestivi carnevali barbaricini, sono ricchi di rimandi alla tradizione agricola, uno spettacolo tra i più suggestivi della terra sarda.
Thurpos, Bòes e Merdùles, Mamuthones e gli Issohadores, maschere antropomorfe e zoomorfe fra le più antiche del folklore sardo, vestite di pelli, orbace e campanacci, compaiono a danzare intorno ai fuochi: ripropongono antichi rituali propiziatori per una buona annata, rievocando riti ancestrali e misteriosi in un rapporto stretto fra uomo e animale. Antiche feste, tradizioni e riti a testimoniare la magia e il fascino di un'isola, una cultura millenaria che continua a stupire, un passato storico che le dona una condizione di assoluta singolarità.