Domenica, 17 Maggio 2026

Al termine di ogni anno è tempo di bilanci. È pur vero che mancano quasi due mesi alla fine del 2022 ma già all’orizzonte si intravede la data del 31 dicembre, scadenza, sembrerebbe ormai improrogabile, per ultimare i lavori beneficiari del cosiddetto superbonus 110%.


Rispetto a questa misura, nata in una situazione di estrema emergenza del nostro Paese al fine di tentare di rilanciare l’economia in edilizia, i pareri sono discordanti e certamente i punti di vista e di analisi sono molteplici. Da un lato c’è il fatto che tutto il comparto dell’edilizia, ma non solo, ha avuto un incremento di commesse e quindi di fatturato.

Molti cittadini hanno potuto riqualificare le proprie abitazioni dal punto di vista energetico; a questo proposito c’è da capire se realmente tutti i lavori fossero necessari o piuttosto l’occasione del tutto gratis ha incoraggiato interventi forse evitabili. C’è poi tutta la partita della cessione dei crediti, vero rebus su cui in tanti si sono dovuti cimentare e che a tanti ha talvolta tolto il sonno.

Il tentativo di aggiustare alcune situazioni ha spesso, e per tanto tempo, frenato le cessioni dei crediti, il che ha comportato il fatto che molte imprese si sono trovate in affanno nella gestione di commesse, approvvigionamenti di materiali e remunerazione del personale. Fino a questo punto luci e ombre di una norma, nata con assoluto spirito propulsivo, che ha finito per complicarsi lungo il percorso. Adesso, per chi ha ancora lavori in corso, rimane da concluderli entro fine anno e così si potrà parlare di un grande rinnovo del patrimonio immobiliare in Italia.

Al Governo la parola e la palla per definire le modalità e la misura delle agevolazioni nel prossimo futuro. Il superbonus ha pesato tanto alle casse dello stato; non sono un economista e quindi non mi permetto di valutare anche quali siano state le maggiori entrate per le casse statali, determinate dai maggiori fatturati e balzelli vari che a cascata si sono comunque determinati. Certamente il fatto che lo stato dia la possibilità di detrarre una parte delle spese per migliorare le abitazioni, specie se gli interventi vanno nella direzione dell’efficientamento energetico, è un volano importante per far circolare l’economia in edilizia.

È necessario però definire una norma che metta al centro un bisogno del cittadino e la necessità reale di effettuare lavori. Rispetto al tutto gratis, che poi tutto gratis non è visto che si tratta comunque di cessione di denari propri, un’agevolazione che preveda la necessità di investire una percentuale da parte da parte del cittadino, sarebbe comunque incentivante, ma aiuterebbe a mettere ordine nelle cose e a responsabilizzare ciascun padrone di casa. Si avrebbe così un cambio di paradigma; non più al centro l’incentivo ma il bisogno e quindi la persona.

Non più una decisione a cuor leggero ma una scelta ponderata di investire sul proprio bene, in questo caso la casa, che comunque avrebbe necessità di essere migliorata. Attendiamo quindi con fiducia le decisioni del Governo, con la speranza che si riesca a scrivere una legge chiara e con una normativa certa in cui si capisca da subito quali siano le regole, che queste valgano per tutto il tempo e che non cambino durante il gioco.

Luca Piras

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