Domenica, 17 Maggio 2026

Con un milione e mezzo di rifugiati siriani e altri diciottomila di diverse nazionalità, il Libano è il Paese al mondo che ospita il maggior numero di rifugiati procapite.

di Arianna Obinu


Di rientro dalla sua visita in Bahrein, il Papa ha invocato i politici libanesi affinché trovino una soluzione al vuoto di potere creatosi con la fine del mandato del presidente Michel Aoun. Gli interessi, a quanto emerge, sono più forti della volontà di dare una guida al Paese. Aggravante di questa impasse politica è la crisi economica e sociale che attanaglia i libanesi da oramai qualche anno.

Forse si ricordano le proteste iniziate nell'ottobre del 2019 per il caro vita e il fallimento economico del Paese; oppure la grande esplosione al porto di Beirut che ha mietuto oltre 200 vittime e 7000 feriti, e ha bloccato gli scambi commerciali via mare, che rappresentano fonte vitale di approvvigionamento per i libanesi. Il piccolissimo Paese levantino, poi, è stato martoriato da guerre ripetute: la guerra civile del 1975, protrattasi fino al 1990; la guerra dei 33 giorni del 2006 contro Israele, causata dall'omicidio di otto soldati israeliani da parte delle milizie di Hizbollah, partito islamista sciita; il coinvolgimento nella guerra civile siriana, che ha portato ulteriore destabilizzazione a livello sociale e politico.

In effetti, il massivo arrivo di profughi dal confine siriano e i continui attentati hanno fatto ripiombare il Libano nel caos, determinando sul piano politico anche il rinvio delle elezioni nazionali del 2013. Il Santo Padre non a caso, dunque, durante la conferenza stampa del 6 novembre, a bordo del volo di ritorno dal Regno del Bahrein, ha pensato alla Terra dei cedri: Il Libano è un dolore per me, perché il Libano non è solo un Paese, il Libano è un messaggio. Il Libano ha una significanza molto grande per tutti noi.

E il Libano in questo momento soffre. Io prego, per favore sostenete il Libano, aiutatelo, affinché il Libano si fermi in questa strada che va giù, che il Libano riprenda la sua grandezza. C’è la generosità del Libano: quanti rifugiati politici ha il Libano! È così generoso, e sta soffrendo. Ne approfitto per chiedervi una preghiera per il Libano. Anche la preghiera è un’amicizia. Voi siete giornalisti, guardate il Libano e parlate di questo per far crescere la coscienza. Terra di accoglienza, certamente. Il Libano con una popolazione esigua di circa sei milioni, affinata ancor più dai conflitti che provocano flussi di emigrazione verso Americhe ed Europa, è il Paese al mondo che ospita il maggior numero di rifugiati procapite, con un milione e mezzo di rifugiati siriani e altri 18mila di altre nazionalità.

Stretto dall'emergenza, il Libano ha risposto con grande generosità, ma ha anche visto deteriorare le proprie condizioni economiche e sociali, tanto che in questo 2022, sta procedendo al rimpatrio di centinaia di siriani, per alleggerire l'onere dell'accoglienza divenuto impossibile da sopportare. Parte dei rifugiati siriani non sarebbe nemmeno stata registrata ufficialmente: all'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ne risultano 900 mila circa sul milione e mezzo stimato. Molti rifugiati, oltre la metà hanno meno di 18 anni e l'80% vive in condizioni di miseria, tentano la sorte prendendo il mare: Cipro dista 200 km. E Cipro significa Unione Europea, nella parte greca.

Sull'isola il problema migranti sta diventando sensibile, soprattutto nella capitale Nicosia, dove è stato attrezzato un centro di detenzione per i migranti sbarcati che hanno fatto richiesta d'asilo. Non sono solo siriani, provengono dal Corno d'Africa e dai Paesi subsahariani. Non solo l'Italia, dunque, è in cerca di una soluzione al fenomeno migratorio. Il Libano, nella sua storia, ha accolto anche le centinaia di migliaia di palestinesi fuggiti all'indomani della proclamazione dello Stato di Israele. Parliamo di un evento occorso 74 anni fa, che ancora lascia uno strascico di sofferenza e mostra i limiti dell'accoglienza, quando i numeri sono eccessivi e gli interessi politico-economici più forti di tutto, anche dell'umanità.


Lente d'ingrandimento

Per il governo libanese nei 12 campi profughi per palestinesi dislocati nel Paese vivrebbero 174mila persone, mentre secondo le Nazioni Unite sarebbero oltre 400mila. Perché vivono nei campi, isolati dalla vita reale? Perché procedere a una naturalizzazione equivarrebbe a cancellare la struttura fondativa del Libano, unico Paese del Medio Oriente ad aver mantenuto una pluralità etnico-religiosa.

Significherebbe rendere cittadini i musulmani sunniti che sposterebbero l'ago della bilancia verso la propria comunità d'appartenenza, ledendo una comunità cristiana in calo demografico che, per esistere politicamente, stringe alleanze con gli sciiti. In Libano, come noto, esistono numerose comunità di fede, ed esiste la tripartizione delle cariche pubbliche su base comunitaria: il presidente della Repubblica deve essere cristiano maronita, il primo ministro musulmano sunnita e il presidente del Parlamento un musulmano sciita.

Facendo leva su questo difficile equilibrio, le potenze dell'area, Iran e Arabia Saudita, hanno sfruttato il Libano per fronteggiarsi: la politica interna libanese è congelata perché dipende dalle strategie messe in atto dai sauditi e dagli iraniani: i primi combattono Hizbollah, saldamente legato nonché finanziato dall'Iran; gli iraniani, dal canto loro, difendono questo gruppo paramilitare e, contestualmente, parteggiano per la vicina famiglia Asad, ancora al potere dopo undici anni di guerra in Siria.

L'Arabia Saudita ha interrotto anche i rapporti diplomatici con il Libano nel novembre del 2021, mettendone in ginocchio un'economia che è debitrice dei preziosi fondi sauditi. Il piccolo, come la storia tristemente insegna, soccombe di fronte al grande. Il 17 novembre prossimo, a Beirut, si attende una nuova assemblea per l'elezione del Presidente, in un momento in cui i libanesi soffrono la corruzione, la penuria di acqua potabile, di pane, elettricità e medicine. Intanto, una statistica della Rete di ricerca Arab Barometer dello scorso aprile, evidenzia che il 63% dei giovani tra i 18 e i 29 anni desidera lasciare il Paese. Povero Libano!


 foto La Presse

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