Mercoledì, 01 Luglio 2026

Come scintille nella notte

di Bruna Pisci


La Sardegna è una terra di leggende, spesso ambientate in luoghi magici, di spiriti e anime vaganti tra mistero e religiosità, che animano riti e tradizioni secolari.

Tra queste compare la festa di Ognissanti, un antico rito che nella notte tra l'1 e il 2 novembre riporta in vita le anime dei defunti che, abbandonando il silenzio dei loro sepolcri, ricompaiono tra i vivi.

Su mortu mortu; Su petti coccone; Su prugadorgiu; Is animas; Su pani e su toccu; Is paniscedda; Su pani su binu; Su biddiu longu; Sos sonadore:

tante le denominazioni date nelle varie parti della Sardegna al culto dei defunti, che si legano alla più importante festività autunnale, la festa delle anime che, al di là del modo di essere tramandata, ne mantiene numerosi tratti comuni. Uno degli elementi ricorrenti è la cena delle anime che i familiari dei trapassati continuano a imbandire nella notte de is animas, per le anime, cioè quelle persone che ognuno ricorda e che non ci sono più, oppure per le anime del purgatorio.

La festa di tutti i morti, ovvero al Commemorazione dei fedeli defunti, che ricorre il 2 novembre, ha origine remote ed è caratterizzata da tradizioni del tutto singolari. Si tratta di una festa pre-cristiana che risale a circa duemila anni fa, un rito pagano che col tempo fu sovrapposto da quello religioso cristiano. Nell'immaginario collettivo delle popolazioni pagane si pensava che la soglia che separava il mondo dei vivi e quello dei morti tendeva gradualmente ad assottigliarsi fino a scomparire del tutto, lasciando così che la porta delle tenebre, nel giorno che fu detto dei morti, si aprisse per far rientrare le anime sulla terra, alle loro case. Compito dei familiari era quello di onorarli e ingraziarseli, offrendo loro cibo da sempre simbolo di eternità e rigenerazione. Questa tradizione è stata abbracciata anche dalla chiesa trasformandosi nel giorno della commemorazione dei defunti. La festa cade proprio in un momento fondamentale del calendario agricolo detto delle semine, preludio della successiva rinascita della natura, caratterizzato dal fatto che sulla terra sembra regnare la morte mentre, di sotto, la vita è in fermento. D’altronde è la terra che accoglie e custodisce il grano appena seminato, e sempre il grembo della terra accoglie i nostri defunti, entrambi in attesa di rinascita.

La Sardegna, nelle sue tradizioni popolari, annovera per la festa dei morti la figura misteriosa e paurosa di Maria Puntaoru, vissuta, pare, all'inizio del novecento, una donna molto brutta e affamata così tanto da morire sognando un piatto di spaghetti. La leggenda racconta che la donna scalza e vestita di uno scialle nero o un lenzuolo spaventava i bimbi che si riteneva avessero mangiato troppi dolci e spaghetti la notte del primo novembre, non lasciandone per i defunti che sarebbero tornati: li impauriva minacciandoli di bucar loro la pancia con uno spiedo.

Per antica consuetudine, da bambini si usava vestirsi con gli abiti delle nonne e si andava in giro per il paese di buon mattino bussando alle porte delle case, con un grande fazzoletto annodato ai lembi, si chiedeva sa paniscedda che veniva data in suffragio dell'anima dei defunti, doni che consistevano in dolci casalinghi, noci, mandorle, castagne, melograne, fichi secchi. In questa rievocazione sono evidenti gli aspetti comuni con Halloween, la festa americana che vede anch'essa come protagonisti i bambini.

Oggi ciò che resta della tradizione trova voce e memoria nei racconti degli anziani. Commovente ritrovare la nostra identità e le nostre radici che ci riportano e ci avvicinano al passato, doveroso indagare sul patrimonio culturale, soprattutto su quello immateriale reso ancora più affascinante dal mistero ancestrale che ha caratterizzato la cultura e le tradizioni del popolo sardo, per certi versi ancora visibile in diversi paesi della Sardegna: infatti la sera della festa di Ognissanti in molte case si lascia sulla tavola apparecchiata un piatto di pasta per i propri cari, un gesto che rende indissolubile il rapporto di intimità e di speranza che lega il mondo dei vivi a quello ultraterreno.


Foto Sardegna Turismo


 

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