Sorradile, sei chiese, un santuario nuragico, la necropoli di Prunittu e tanta natura
a cura di don Ignazio Serra, incaricato regionale e diocesano per la Pastorale del Turismo
Sorradile, 350 anime, si trova abbarbicato sulla collina, circondato da una vegetazione rigogliosa, in una posizione invidiabile, capace di regalare, per la disposizione a terrazza delle case, panorami da sogno sul lago. Si caratterizza per i due rioni di Corte susu e josso con le facciate in trachite rossa; dal 2015 fa parte dell'Associazione Borghi autentici e comunità ospitanti d'Italia. Notevole il patrimonio naturalistico, archeologico e chiesastico. Tre le chiese nel paese e altrettante sparse in campagna, poi la necropoli di Prunittu, il santuario nuragico Su Monte e vari nuraghi.
Il nostro cammino inizia sotto le mura del cimitero. Entriamo per un requiem e, da qui, guardando verso il lago, ci si sente già in paradiso. Visitiamo la chiesa di Santa Salomè (XI sec.). Ha una struttura romanica a mono-navata con abside, la facciata è a capanna. Usciamo e siamo già nel sagrato. Ci colpisce la maestosità della parrocchiale di S. Sebastiano, tra le poche chiese sarde che conservi gli arredi originali (altari lignei, pulpito, battistero), in genere sostituiti nel Sette-Ottocento da quelli marmorei. Fu edificata (1636-1642) da costruttori del posto, che utilizzarono la trachite. Antonio Pinna, lo stesso che lavorò a Santa Maria Ossolo di Bidonì, fu tra questi picapedras.

(Sorradile, chiesa parrocchiale di San Sebastiano)
Proseguiamo verso la Casa comunale: le vie sono abbellite con pannelli che mostrano le feste e i siti più belli di Sorradile.
Saliamo poi sino a San Michele, documentata nel 1615 come sede della Confraternita di Santa Croce; la facciata a capanna è realizzata con blocchi in trachite, al centro svetta un piccolo campanile a vela.
Facciamo, quindi, tappa alla mostra archeologica Su Monte, allestita presso l'ex-casa del Fascio, con reperti provenienti da detta località. Il sito era un importante complesso cultuale di epoca nuragica. Il santuario con vasca-altare, unica nel suo genere, ingloba un modellino di nuraghe. La ritroviamo riprodotta come pezzo forte della mostra. Il sito fu frequentato dal Bronzo Antico (1800 a.C.) all'Età tardo Punica (250 a.C.).

(Sorradile, mostra archeologica Su Monte)
Lasciamo il paese lungo un sentiero sconosciuto ai più, che parte dall'ultima casa di via Torino. In dieci minuti siamo alla Fontana Pilusinu, la zona della cava da cui si estrasse la trachite per San Sebastiano. Proseguiamo per 2,2 km sino a Santa Maria Turrana. La chiesa campestre fu consacrata nel 1250, la facciata è a capanna. Per due lati è circondata da un porticato. Guardatevi attorno e trovate la roccia detta Su Beccu.

(Sorradile, chiesa di Santa Maria Turrana)
Riprendiamo il cammino per salire a San Giovanni del Bosco. Fu riedificata nel 2018. Il posto è ricco di vigneti con i nomi dei proprietari. Duecento metri e siamo alla vedetta antincendio. Ci regala un panorama che spazia da San Giovanni di Sinis al Monte Gonare. Contiamo 25 paesi. La vista sul lago è magnifica.

(Sorradile, San Giovanni del bosco)
Ridiscendiamo per una perla archeologica, la necropoli di Prunittu e poi San Nicola, la parrocchiale del villaggio scomparso di Nurotzo. Di dimensioni ridotte, ha un impianto a mono-navata con abside semicircolare. Al centro del cornicione della facciata vi è una protome taurina. In 30 minuti siamo al punto di partenza, più vivi che mai!

(Sorradile, la chiesa di San Nicola nel villaggio scomparso di Nurotzo)
Il cammino in cifre
Lunghezza: Km 7,22;
Dislivello: salita m 510 – discesa m 330;
Difficoltà: Facile; Tipologia: Anello; Tempo: 5 Ore;
Periodo Consigliato: Dall'autunno sino a metà maggio;
Sito:www.camminodelagomodeo.it;
App: Komoot;
Gps: www.komoot.it/tour/646422307;
Comune: Pietro Arca (sindaco), tel. 0783.695121;
Parrocchia San Sebastiano: Don Emanuele Lecca (parroco), tel. 0783.69032
Per approfondire: La necropoli di Prunittu
È un sito archeologico formato da due agglomerati distanti un centinaio di metri l'uno dall'altro e comprende 27 domus de janas. Gli ipogei sono situati a un'altezza variabile (0,60 cm - 4 m) lungo la parete verticale di un bancone di roccia trachitica. L'accessibilità avveniva grazie a tacche incise sulle pareti. La quasi totalità delle domus sono composte da diversi ambienti comunicanti tra loro. Quella più interessante è la X, detta sa cresia: si tratta di una tomba pluricellulare con una grande anticella, a pianta trapezoidale irregolare e soffitto a spiovente unico. Sulla parete di fondo, sopraelevati rispetto al piano pavimentale, si aprono due portelli d'accesso ai vani successivi. Sopra il portello centrale, spicca un pregevolissimo falso architrave. La necropoli, databile al Neolitico finale – Eneolitico (3500-2900 a.C.) conobbe probabilmente un riuso in epoca bizantina.
Fonte: sardegnacultura.it-lamiasardegna.it