Domenica, 17 Maggio 2026

Durante l’ultima campagna di scavi avviata il 4 aprile nel sito della necropoli nuragica di Mont’e Prama sono stati trovati i resti di altri Giganti. Le attività, ferme da quasi due anni, hanno riportato alla luce due nuove statue monumentali di più di 3000 anni fa.

 

di Valentina Contiero


Questo è un risultato molto importante, hanno sottolineato il ministro Dario Franceschini e la soprintendente Monica Stochino, auspicando ulteriori ritrovamenti nelle prossime settimane. L’indagine sul luogo, avvenuta a poco meno di un anno dalla nascita della Fondazione che impegna il Ministero della Cultura e il Comune di Cabras, ha portato gli esperti a compiere uno scavo a colpo sicuro grazie ai rilievi effettuati precedentemente in un tratto che ancora non era stato toccato, come ha spiegato l’archeologo Alessandro Usai, responsabile scientifico degli scavi dal 2014.

Questo lavoro è stato finanziato dalla Soprintendenza archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio che ha stanziato inizialmente 85.000 euro a cui seguirà un altro finanziamento di 600.000 euro: lavoro che andrà a integrare il progetto con il quale verrà restaurato ciò che è stato ritrovato tra il 2014 e il 2016 e che verrà poi successivamente esposto nel Museo di Cabras.

In questa eccezionale scoperta sono stati ritrovati due torsi di pugilatori con lo scudo che si incurva e copre il braccio, una testa e altri frammenti di un esercito tanto enigmatico quanto affascinante e resti di un modello di nuraghe. I primi Giganti, risalenti alla cività Nuragica e legati all’età del ferro (XIII e IX secolo a.C), furono trovati negli anni ‘70 da alcuni braccianti in un terreno di Cabras che apparteneva alla Confraternita dello Spirito Santo. Le statue erano poste sopra quasi 170 tombe riservate a giovani e uomini, con poche donne e nessun bambino o anziano. Negli scavi condotti tra il 1974 e il 1979 furono recuperati circa 4.000 pezzi appartenenti a 32 Giganti ma i pugilatori appena ritrovati si differenziano dalle prime scoperte proprio per la forma incurvata dello scudo che li colloca nel tipo Cavalupo, di cui fanno parte quelli scoperti nel 2014.

Questa è una figura rara che ha un modello di riferimento nel bronzetto nuragico conservato a Roma nel museo etrusco di Villa Giulia, ha precisato Alessandro Usai, ricordando l’opera proveniente da una tomba della necropoli etrusco-romana di Cavalupo, nel Vulci laziale. I ritrovamenti verranno analizzati e puliti con estrema attenzione e delicatezza in un lavoro di squadra che coinvolge antropologi, architetti e restauratori affiancati dalle Università, dalla Fondazione e dalla Soprintendenza: l’intento è quello di poter scoprire qualcosa in più su questo antico cimitero, costruito lungo una via funeraria circa 3000 anni fa.

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