Domenica, 05 Dicembre 2021

Se si considerano i dati relativi al PIL in Sardegna - reddito delle famiglie e mercato del lavoro - potrebbero essere necessari tre anni per tornare ai valori di crescita del 2019 e per sconfiggere gli effetti provocati dalla pandemia e dai provvedimenti adottati per contrastarla.

di Mario Girau

Millecentogiorni solamente per tornare alla situazione non certamente esaltante di tre anni fa sono un’enormità in termini economici.

La CISL sarda propone alla Regione un Patto sociale incentrato su alcuni punti prioritari per promuovere la crescita e rilanciare il lavoro: “I tempi si ridurrebbero – dice il segretario generale Gavino Carta - qualora la Regione predisponesse una strategia, un programma e una capacità di spesa adeguata alla gravità del momento”. Anche con gli occhiali rosa dell’ultima previsione del centro studi della Confindustria, che calcola per l’Italia una variazione del + 6,1, e in attesa di verificare per la Sardegna il dato reale di fine anno, “si è di fronte a una lunga fase temporale dove è indispensabile recuperare le conseguenze della crisi pandemica con una progettualità e una strategia di governo che – aggiunge Carta - solo un Patto sociale e l’unità di intenti possono garantire attraverso la comune individuazione degli obiettivi, una tempestiva approvazione delle riforme e dei provvedimenti necessari, la condivisione anche in fase attuativa, l’accelerazione della spesa, la mobilitazione delle migliori risorse umane. Infine, l’unità dei sardi per garantire un confronto e un dialogo fattivo tra Regione e Governo nazionale”.

La pandemia si è abbattuta pesantemente sull’arrancante economia della Sardegna, mentre negli altri paesi correva: nel 2019 il Pil regionale era pari a 20.356 euro, nel Centro-Nord Italia a 33.796 euro. Nel quinquennio 2015-2019 la variazione del PIL è stata in Sardegna del + 0,7%; l’Europa, invece, attraversava una fase espansiva. Il PIL per abitante della Sardegna era nel 2019 il 69% di quello della media europea. Nel 2020, in Sardegna, a seguito del diffondersi della pandemia, e in conseguenza anche dei provvedimenti adottati per contenerlo, il tasso annuale del Pil è precipitato del - 9,7% . Nel 2020 la riduzione del reddito delle famiglie sarde è stata di – 5,1%, mentre del 10,9% il calo dei consumi.

Gli occupati l’anno scorso sono diminuiti del 4,6%, attutito dalla CIG e nonostante il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno alle imprese. Sempre nel 2020 il tasso di disoccupazione giovanile nell’isola pari al 40,9%, rispetto al 43,3% del Mezzogiorno e al 29,4% dell’Italia; il tasso complessivo in Sardegna al 13,3%, rispetto al 15,9 del Mezzogiorno e al 9,2 dell’Italia. “La tendenza in atto per il 2021, relativamente al mercato del lavoro come evidenziata dai dati del primo trimestre, registra una leggera crescita congiunturale per il lavoro dipendente, con netta prevalenza del tempo determinato”, evidenzia il segretario generale.

Il patto sociale proposto dalla Cisl per promuovere la crescita e per rilanciare il lavoro riguarda prioritariamente: la creazione di un Osservatorio Regione-Parti sociali ed economiche e un confronto costante sulle scelte e la spesa relativa a diverse fonti di finanziamento (Fondi strutturali europei, PNRR, PON per quanto verrà trasferito in Sardegna) e Bilancio regionale; un programma pluriennale di politiche attive del lavoro basato sulla occupabilità e sulla formazione per migliorare le competenze dei lavoratori con risorse adeguate e vincolate a una loro cantierabilità per annualità; una legge quadro sulla inclusione sociale che rafforzi la legislazione esistente, quanto a misure e risorse finanziarie, in tema di lotta alle povertà e tutela e diritti degli anziani; una riforma sanitaria incentrata sulla territorialità dei servizi di prevenzione e cura, la copertura delle sedi vacanti dei medici di famiglia nelle diverse comunità, le visite tempestive e le cure per i soggetti fragili e gli anziani”.

“Attendiamo – conclude Gavino Carta - l’avvio di un confronto tra Stato e Regione per un reale riconoscimento dello status di insularità e per il diritto alla mobilità delle persone e delle merci riconoscendo le pari opportunità e costi rispetto alle altre regioni del Paese, accompagnato da fatti concreti e non limitato a enunciazioni di principio”.

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