Domenica, 17 Maggio 2026

Il 30 luglio si è celebrata la Giornata Internazionale dell’amicizia, istituita nel 2011 dall’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite, allo scopo di promuovere la solidarietà, la pace e la giustizia.

di Franca Mulas

L’amicizia è un sentimento nobile, che dovrebbe ispirare azioni di cooperazione e di pace all’interno dei propri Stati e tra popoli di culture diverse, in una visione di fratellanza universale. È con questo spirito, infatti, che è stata designata la ricorrenza del 30 luglio.

Costruire ponti tra le comunità, promuovere i diritti sociali, difendere le libertà inviolabili della Costituzione, che in questa epoca di pandemia vengono messe a dura prova: questo dovremmo esigere dai governanti in un’ottica di giustizia, verità, onestà, coerenza e rispetto delle diverse posizioni e opinioni. Non ci può essere infatti armonia sociale e dialogo se non vi è giustizia, se non vi è uno spirito condiviso improntato all’amicizia, alla solidarietà e al rispetto, prima tra i governanti e i cittadini, poi tra i cittadini medesimi, e a seguire tra i popoli di nazioni diverse.

Ma armonia sociale e dialogo non possono esistere se si perseguono gli interessi dei pochi e dei potenti a discapito delle masse. Dall’inizio della crisi finanziaria la ricchezza si è concentrata sempre di più in poche mani. Si stima che una ventina di individui al mondo posseggano la ricchezza di quasi 4miliardi di persone, e di conseguenza ne determinano le loro sorti a piacimento, condizionando cooperazione e concordia tra le genti. Una realtà, questa, che sembrerebbe crescere a dismisura, generando speculazioni finanziarie e politiche selvagge a danno dei cittadini. Il quadro delineato non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche l’Europa si trova da tempo in questo vortice, dove la tendenza all’aumento della concentrazione della ricchezza favorisce poche persone.

La forbice si allarga sempre più anche in Italia. Ecco perché senza giustizia in senso ampio, e nello specifico senza giustizia economica, non vi può essere pace sociale, non vi può essere amicizia diffusa, ma al contrario si generano inimicizia, clima di sfiducia, intolleranza globale. Andando a ritroso nel tempo viene in mente il discorso pronunciato a Rimini il 29 agosto del 1982 da papa Giovanni Paolo II ai partecipanti al Meeting per l’amicizia tra i popoli. Ecco la parte conclusiva: L’uomo di oggi è fortemente impegnato a riformulare il rapporto con il mondo che lo circonda; con la scienza e con la tecnica.

Vuole scoprire risorse sempre nuove per la sua vita e la convivenza tra i popoli (…). Nonostante questo, la pace oggi è gravemente minacciata, la scienza e la tecnica rischiano di generare uno squilibrio carico di conseguenze negative nel rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, tra nazioni e nazioni. Da questa contraddizione che sembra inarrestabile perché strutturalmente connessa al mistero del male, è necessario che lo sguardo si volga “all’artefice della nostra salvezza” per generare una civiltà che nasca dalla verità e dell’amore. La civiltà dell’amore!

Per non agonizzare, per non perdersi nell’egoismo sfrenato, nell’insensibilità cieca del dolore degli altri. Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà! Credo che ogni parola pronunciata dal Santo Padre meriti di essere meditata alla luce della situazione presente per maturare consapevolezze volte a superare il clima di ingiustizia, paura e conflitto in cui ci troviamo.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon