Sabato, 18 Settembre 2021

La statua dedicata a Eleonora d’Arborea, che troneggia al centro dell’omonima piazza nel centro storico di Oristano, è, insieme alla Torre di San Cristoforo, uno dei monumenti simbolo della città. Il 22 maggio ricorre il 140mo anniversario della sua collocazione al centro di Piazza Eleonora.

Era, infatti, il 22 maggio 1881 quando, con grande solennità, venne inaugurato il monumento dedicato a una delle figure femminili più importanti non solo della storia sarda ma anche del Medioevo italiano.

La figura di Eleonora d’Arborea è rimasta avvolta, per secoli, tra la storia e la leggenda ma è soprattutto verso la metà dell’Ottocento che la sua figura viene messa in risalto in un nascente patriottismo sardo, sorto anche in seguito alla diffusione delle Carte d’Arborea, un insieme di documenti, cronache e testi giuridici, messi in circolazione nel 1845 dal frate Cosimo da Pattada e avvalorate dai maggiori storici sardi del tempo, come Pietro Martini, e successivamente dichiarati un clamoroso falso nel 1890, dallo studioso tedesco di antichità Theodor Mommsen.

In questo periodo, ribattezzato Eleonoramania dalla Gazzetta Popolare (stampata a Cagliari tra il 1850 e il 1869), nel 1868, sorse un’iniziativa, ritenuta a opera di una loggia massonica, che vide tra i più attivi Giuseppe Regaldi, docente di letteratura italiana: la realizzazione di un monumento dedicato a Eleonora d’Arborea da posizionare al centro della città. L’iniziativa fu appoggiata da diversi comitati sorti a Cagliari e a Oristano, i primi presieduti da Antonio Giuseppe Satta Musio, i secondi da Salvatore Angelo de Castro. A questi si aggiunse l’appoggio di Adrien Lachenal, politico e massone svizzero, che istituì un comitato di signore e signorine capeggiate dalla moglie Lucilla, che riuscì a ottenere una donazione di 20 lire dal vescovo e senatore Luigi Nazari di Calabianca.

Tra le altre iniziative, vi fu una lotteria i cui premi, piuttosto bizzarri e di pessimo gusto, si potevano vincere acquistando un biglietto per la non modica cifra di una lira. Il ricavato, su cui non mancarono polemiche e insinuazioni su un suo diverso utilizzo, non fu sufficiente per la realizzazione del monumento. Il problema fu risolto da Satta Musio che aveva preso accordi con lo scultore Ulisse Cambi e l’architetto Mariano Falcini, entrambi fiorentini. Cambi ribattezzò col nome di Eleonora una statua che doveva essere dedicata all’Italia, la riadattò aggiungendo il rotolo della Carta de Logu nella mano sinistra e realizzò il piedistallo con bassorilievi in bronzo in cui sono rappresentati la messa in rotta degli Aragonesi nel castello di Sanluri e la promulgazione della Carta de Logu. La statua in marmo giunse a Oristano suddivisa in 57 casse trasportata gratuitamente dalla Compagnia reale delle Ferrovie sarde e dalla Compagnia Rubattino. Giunte le casse, ci si rese conto che nessuno degli spiazzi della città era idoneo a ospitare il monumento, per cui si decise di realizzarne uno apposito nel luogo in cui si affacciavano i palazzi più significativi di Oristano: il Palazzo Civico, già sede degli Scolopi, e i palazzi delle famiglie Corrias-Carta, Mameli e Campus-Colonna.

Fu acquistata e demolita una abitazione e fu realizzata una grande piazza, l’attuale Piazza Eleonora. A tredici anni da quando fu lanciata l’idea, il monumento fu inaugurato con una grande cerimonia alla quale parteciparono numerose autorità e in presenza di un grande pubblico proveniente da tutta l’Isola. Tennero un discorso il sindaco, il prefetto, gli organizzatori e altre autorità e fu organizzato un banchetto nel convento dei Filippini (probabilmente l’attuale Palazzo degli Scolopi). I festeggiamenti durarono tre giorni, durante i quali furono organizzati un ballo nel teatro San Martino, una sfilata di costumi e una corsa di cavalli con evoluzioni acrobatiche. L’ultimo giorno di festeggiamenti fu estratto a sorte un ritratto (di fantasia) di Eleonora d’Arborea e si concluse con i fuochi d’artificio.


Le rappresentazioni di Eleonora d’Arborea

Su Eleonora d’Arborea tanto è stato scritto da storici, studiosi e scrittori e tanti sono stati gli artisti che con ritratti, statue e busti hanno cercato di rappresentare la sua immagine. La più antica attribuita alla giudicessa, si trova nella chiesa di san Gavino m. a San Gavino Monreale, consacrata nel 1387. In particolare, in uno dei peducci dell’abside, nel 1981 lo storico Francesco Cesare Casula, individuò il busto di Eleonora insieme a quello di altri tre personaggi del casato d’Arborea: Mariano IV, Ugone III e Brancaleone Doria.

Un’immagine simile a quella di San Gavino è stata rinvenuta nel 2010 a Mogoro, nell’antica casa Atzori-Melis. Le due rappresentazioni sono molto simili, tanto che si è ipotizzato che una possa aver fatto da modello all’altra: le due immagini rappresentano una donna con lunghi capelli sciolti e lisci con scriminatura centrale e ricadenti sulle spalle; ma l’elemento che più le accomuna è la presenza di una lunga cicatrice che corre sul lato destro del viso dal sopracciglio al labbro. Ma c’è chi si oppone, trovando singolare che solo la giudicessa, in tutta la ritrattistica medievale europea, sia stata rappresentata in modo così realistico.

Le immagini più rappresentative di Eleonora sono di epoca moderna: ritratti, busti e statue sparsi per tutta la Sardegna. Tra questi, in particolare, il ritratto realizzato da Bartolomeo Castagnola, per tanto tempo ritenuto veritiero, che in realtà rappresenta Giovanna la Pazza, e a cui un ignoto, nel 1859, appose la scritta in calce D(OM)INA LEONORA. A questo dipinto si ispirarono altri artisti: Antonio Caboni nel ritratto del 1881 custodito a Sanluri, Antonio Benini nella rappresentazione del matrimonio con Brancaleone Doria e Domenico Bruschi nel ritratto conservato nel Palazzo Viceregio a Cagliari. Si tratta di rappresentazioni che si inseriscono in una visione patriottica ottocentesca della storia sarda.

Tra le statue, alle fattezze della giudicessa fu adattata la scultura denominata Grande Ercolanese, nei Giardini Pubblici a Cagliari, alla quale fu ritoccato il volto e fu aggiunto in una mano il rotolo della Carta de Logu. A Eleonora d’Arborea fu dedicata una delle statue, delle poche sopravvissute, realizzata nel 1881 da Vandalino Casu e ancora presente nel giardino della residenza per anziani (dove si trovano anche i ruderi della sua villa) all’ingresso est della città. Nonostante in tanti abbiano cercato di rappresentare, in modo più o meno realistico, la grande giudicessa, nessuno di questi sembra fare chiarezza di quale fosse il vero aspetto della donna più importante del Medioevo sardo.

Pagina a cura di Rita Valentina Erdas


 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
F.C. Casula, La scoperta dei busti in pietra dei re o giudici d'Arborea: Mariano IV, Ugone III, Eleonora con Brancaleone Doria, in Medioevo saggi e rassegne, 9, 1984, pp. 9-28;
www.meandsardinia.it www.sasartiglia.com www.sardegnaabbandonata.it

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