Lunedì, 14 Giugno 2021

La Torre di San Cristoforo, monumento simbolo della città di Oristano, più conosciuta come Torre di Mariano II, è stata oggetto di recenti lavori di restauro su progetto dell’arch. Sara Fabbri.

L’appalto è stato finanziato con i fondi dell’8xmille, grazie al quale sarà nuovamente fruibile al pubblico. Questi sono solo gli ultimi interventi che la torre ha subito negli anni: i primi, documentati, risalgono alla fine del ‘800, consistenti nella demolizione dei resti di mura ai lati e nella sistemazione di una cancellata intorno alla base della torre (mai realizzata). Agli inizi del ‘900 fu posta una cancellata a chiusura degli archi e fu realizzata una scala a chiocciola che, forando la volta, dava accesso ai piani superiori (opera che suscitò indignazione tra la gente che già considerava il monumento un simbolo della città). Nel 1929 fu demolita la chiesa di Santa Caterina, addossata alla torre, perché ritenuta priva di valore artistico. In epoca fascista fu sistemata la struttura che reggeva la campana, sostituendo le travi in legno con i profilati in acciaio presenti ancora oggi. Da alcuni disegni dell’epoca si nota che la torre aveva un solo solaio in legno al secondo livello, mentre il primo e il terzo erano coperti con volte a botte e lo spazio tra questi era chiuso da una parte. Nel 1934 le volte, la muratura e la cancellata furono demoliti e le volte furono sostituite con solai in legno; all’interno, una scala in muratura collegava il primo livello al secondo e, da questo, una scala in legno portava al terrazzo superiore. Una costruzione sotto la campana ospitava i meccanismi dell’orologio. Dagli Anni ‘60 in poi tutti gli interventi hanno riguardato le parti in legno e il consolidamento murario. Anche gli ultimi lavori di restauro sono stati di tipo conservativo, focalizzati sulla sostituzione degli impalcati, dei parapetti e delle scale in legno danneggiati dalle termiti e dal guano dei piccioni, con analoghi in castagno, molto più resistente; l’impalcato del primo livello è stato rinforzato per poter accogliere più persone. Al di sopra dell’impalcato del terzo livello è stato posizionato un pavimento in cotto e il tutto impermeabilizzato per evitare ristagni e infiltrazioni d’acqua.

Situata in piazza Roma, realizzata in arenaria del Sinis, poggia su una fondazione in basalto, oggi al di sotto del piano stradale. La muratura è a sacco, con ciottoli di fiume e calce, come si può vedere dalle tracce rimaste a seguito della demolizione delle mura. Ha una forma quadrata di circa 10x10 m con gli assi diagonali orientati secondo i punti cardinali e la porta a N-O, costituita da un arco a tutto sesto realizzata in pietra bugnata che contiene, arretrata di circa un metro, l’accesso vero e proprio ad arco ogivale in cui si nota ancora l’apparecchiatura per la porta a ghigliottina. Nella superficie interna dell’arco, detta imbotte, si trova un camino verticale che porta all’unica feritoia presente nel fronte principale, mentre nella chiave di volta dello stesso è presente un vano in cui si trovava l’iscrizione con la data di costruzione, oggi conservata nell’Antiquarium Arborense. La torre si sviluppava in altezza per circa 21,50 m. Sulla sommità della torre si trova una torretta secondaria, realizzata nel XV sec. che si eleva per altri 10 metri e si conclude con una terrazza circondata da una merlatura, attualmente non accessibile. Al XV sec. risale anche la campana in bronzo, fatta realizzare dal marchese Marco Antonio Cubello, la cui iscrizione in latino, tradotta, recita: O Gesù Nazareno Re dei Giudei salva questa magnifica città, il signore Marco Antonio Marchione e il suo popolo e liberali da mani malvagie e dalle insidie dei nemici palesi e invisibili. La realizzazione di questa campana fu resa possibile da tutta Oristano, dove si distinguevano molti egregi e nobili signori. Antonio e Nicola Senae fecero fondere nell’anno del Signore 1430. Bernardo Guardia mi costruì.


 

 INTERVISTA ALL’ARCHITETTO SARA FABBRI

Abbiamo intervistato l’arch. Sara Fabbri, che ha curato la progettazione dei lavori di restauro e messa in sicurezza della Torre di San Cristoforo.

L'architetto Sara Fabbri
Cosa ha significato per lei lavorare al restauro di uno dei monumenti simbolo della città di Oristano?

Occuparsi di questo monumento è stato emozionante anche per tutto ciò che rappresenta ed ero consapevole della grande responsabilità che ciò comportava. Durante la fase progettuale, il momento più emozionante è stato quello dei sopralluoghi e dei rilievi: la sensazione era quella di essere privilegiata, poiché, nonostante l’estrema difficoltà nel lavoro pratico, a causa di guano e problemi di staticità, pensavo che non molte persone avevano avuto la possibilità di frequentare questo monumento. Durante la prima fase di rilievo per il progetto preliminare nel 2011, con l’architetto Giuseppe Manca, di cui ero collaboratrice, ricordo che eravamo rimasti affascinati scoprendo la presenza del camino verticale che conduce fino all’unica feritoia presente nel fronte principale, del vano che ospitava l’iscrizione con la data di costruzione, della muratura a sacco visibile nelle aperture lasciate dalla demolizione delle mura e nei pavimenti delle porte sulle mura ai piani superiori e dei paramenti esterni in conci squadrati in arenaria, che con tutta probabilità provenivano dalla città di Tharros, e per questo il fascino della torre ci porta ben più lontano del 1291, anno in cui fu costruita.

Lei si è occupata anche di altri lavori in Sardegna, quale di questi le è rimasto impresso e perché?
Il progetto di restauro della Torre di San Cristoforo è stato il più interessante dal punto di vista professionale, senza niente togliere a tanti piccoli gioielli della provincia come chiese campestri, torri costiere, ecc. Il motivo per cui mi è rimasto impresso, al di là del valore storico e culturale, è stato lo spirito che ha reso possibile il restauro: l’impegno profuso da più professionisti. Già dal 2011 mi sono occupata del progetto preliminare per il restauro della Torre di San Cristoforo collaborando con l’arch. Giuseppe Manca, che all’epoca era il tecnico incaricato. Nel 2018 c’è stata una sorta di passaggio di testimone tra lui e me. Dopo che ho redatto il progetto definitivo e quello esecutivo e dopo aver ottenuto i pareri favorevoli degli enti preposti, c’è stato un altro passaggio di testimone tra me e il Comune che, nella persona dell’arch. Stefania Melis, ha gestito la direzione dei lavori. Come cittadina di Oristano ringrazio l’Amministrazione che ha avuto la sensibilità di restituire la torre alla città.

L’arch. Fabbri è nata e cresciuta a Firenze ed è giunta in Sardegna seguendo suo marito (e collega) originario di Villaurbana. Le abbiamo chiesto:

Tanti giovani sardi vanno via dalla Sardegna in cerca di nuove opportunità mentre lei ha scelto di venire a vivere e lavorare qui. Qual è il suo pensiero al riguardo?
Mi chiedete la conclusione di una profonda riflessione sulla vita. Credo che non ci sia una regola in questo. La vita stessa ti porta a prendere delle decisioni. Io, per esempio, sono venuta a vivere qui perché mio marito è di Oristano. Abbiamo lavorato per anni dividendoci tra Firenze e Oristano, occupandoci anche di progetti importanti, finché a un certo punto abbiamo dovuto scegliere, perché sentivamo il bisogno di fermarci e creare una famiglia, per noi un valore molto importante. Il lavoro è arrivato di conseguenza. A Firenze cerco di tornare quando posso, anche perché ho lì i miei genitori. Purtroppo questa pandemia ci tiene separati da troppo tempo.

Pagina a cura di Rita Valentina Erdas

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