Mercoledì, 03 Marzo 2021

Continua il viaggio alla scoperta dei luoghi che hanno segnato la storia del territorio della nostra Arcidiocesi.

In questo articolo, ci fermiamo in particolare nel Campidano di Oristano, in quei territori che, nel dopoguerra, furono oggetto della riforma agraria portata avanti dall’ETFAS e che portò alla nascita di diverse borgate agricole: Tiria (Oristano-Palmas Arborea), Masongiu-Sant’Anna e Is Bangius (Marrubiu), Pranixeddu (Siamanna), San Quirico e Pardu Accas (Oristano), Pardu Nou (Siamaggiore), Cirras (Santa Giusta).

A cura di Rita Valentina Erdas

La prima colonizzazione agraria.

La prima colonizzazione agraria in Sardegna si ebbe a partire dalla prima metà del XVIII secolo con la nascita di nuove città e villaggi, sulla spinta dello stesso re Carlo Emanuele III che favorì nel 1737 l’introduzione nell’Isola di genti provenienti da altre zone d’Italia in cambio di privilegi fiscali e altri vantaggi. Il processo di colonizzazione portato avanti nel periodo sabaudo dovette scontrarsi con le antiche istituzioni fondiarie di natura feudale fortemente radicate nell’Isola, tra tutte quella degli ademprivi (lo sfruttamento agricolo delle terre pubbliche da parte di tutta la comunità). Con la legge 2 agosto 1897 finisce l’epoca di colonizzazione sabauda e si dà il via alla costruzione di villaggi colonici secondo il modello tedesco del dorfsystem (sistema di colonizzazione in villaggi). Tuttavia, questo sistema mancava di un piano di coordinazione necessario per la realizzazione delle opere di risanamento necessarie. È quindi nel XIX secolo che si assiste alla trasformazione radicale dell’assetto fondiario in Sardegna. Il primo intervento in questo senso fu la realizzazione di una imponente opera di misurazione e rappresentazione grafica di tutto il territorio isolano a opera del Real Corpo di stato Maggiore Generale, sotto la direzione del generale ingegnere Carlo De Candia. La misurazione fu piuttosto imprecisa ma, nonostante questo, costituì la base per il primo Catasto fondiario sardo, redatto paese per paese e oggi è una preziosa fonte storica per lo studio analitico dei luoghi. Nonostante le difficoltà incontrate si riuscì a bonificare e trasformare circa 860 mila ettari, quasi un quarto dell’intera superficie isolana: si voleva, in questo modo, aumentare la densità demografica e intensificare l’agricoltura, per uno sviluppo economico, produttivo e sociale. Tra le iniziative portate avanti in questo periodo ci sono le Colonie Agricole Penali, destinate ai detenuti e i Villaggi Operai Agricoli. Questi ultimi, di iniziativa sia pubblica che privata, furono il compimento delle direttive emanate dalla cosiddetta Circolare Giurati. Di pari passo si portò avanti il progetto di regimazione delle acque che portò alla realizzazione di dighe e invasi artificiali come la diga di Santa Chiara sul fiume Tirso che diede vita al lago Omodeo.

La riforma agraria.
Nel 1946, con il secondo governo De Gasperi che ha come ministro dell’agricoltura Antonio Segni, furono emanate un insieme di leggi per attuare una nuova riforma agraria. Nel 1947 viene creato l’ERLAAS (Ente regionale per la lotta anti anofelica in Sardegna), voluto dalla Rockfeller Foundation per il bacino del Mediterraneo che, grazie alla disinfestazione integrale di campagne, stagni, ruscelli e sorgenti, debellerà la malaria, restituendo alla popolazione quei terreni tradizionalmente insalubri. Nel 1949, anno successivo all’emanazione dello Statuto speciale sardo, si verificano in tutta l’Isola una serie di moti contadini per l’occupazione delle terre: è un segnale del risveglio delle masse popolari, consapevoli di avere il diritto a partecipare come protagoniste al rinnovamento delle strutture produttive isolane. Queste portarono nel 1951 alla nascita di uno stralcio alla legge di riforma agraria nazionale che diede vita all’ETFAS, l’Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna. La riforma agraria, conosciuta anche come la Riforma Segni, aveva lo scopo di razionalizzare la distribuzione delle terre, modernizzare i processi produttivi e i sistemi colturali. Vengono avviati ben 271 piani di trasformazione per un totale di circa 75.213 ettari, suddivisi nelle tre provincie di Cagliari, Sassari e Nuoro. I piani prevedevano anche il dissodamento, la bonifica e la realizzazione di infrastrutture. Tra il 1952 e il 1954 furono fondate 21 borgate agricole e furono assegnati oltre tremila appezzamenti, trasformati in seminativi irrigati, colture legnose e pascoli. Il territorio venne suddiviso in Comprensori di riforma a cui corrispondevano i Centri di colonizzazione, suddivisi in Aziende la cui dimensione dipendeva dalla grandezza del nucleo familiare assegnatario, dalla natura della zona agraria e dalle colture da impiantare. Furono ideate diverse tipologie di poderi e insediamenti, sparsi o accentrati, a cui venivano associati i servizi pubblici (scuole, chiese, circoli sociali, spacci, ambulatori, ecc.). Si idearono anche diverse tipologie abitative ad opera degli Uffici Tecnici dell’Ente, mentre la progettazione degli edifici pubblici venne affidata a progettisti esterni, tra cui vale la pena ricordare Vico Mossa. Negli anni l’ETFAS perse il suo potenziale originario e, nel 1984, venne sostituita dall’ERSAT (Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in agricoltura) che, a sua volta, verrà sostituita nel 2007 dall’Azienda LAORE Sardegna.

Le borgate agricole dell’Oristanese
Nel 1952 furono realizzate cinque nuove aziende nei territori di Arborea e nell’Oristanese: Uras, Is Bangius, Masongiu, Tiria e Cirras, per un totale di circa 4000 ettari. Nel ‘52 l’ETFAS assume la direzione dell’azienda di Arborea e completa la bonifica della zona di Sassu. La colonizzazione dell’Oristanese, che interessa circa 980 ettari, ha inizio nel 1952 nel territorio di Masongiu e termina nel 1958 con la nascita della borgata di Tiria, l’azienda più grande, composta da 83 poderi, per un totale di 1250 ettari, e la posa della prima pietra della borgata di Sant’Anna. A queste ne seguirono altre 10: Cirras, con 24 case coloniche per un totale di 320 ettari; Uras, 270 ettari divisi in quattro corpi dotati di servizi quali scuole, chiesa, spaccio, ecc.; San Quirico (450 ha); Santa Lucia (200 ha); Pranixeddu (400 ha); Pardu Nou (350 ha); Pesaria (142 ha); Is Bangius (300 ha). Sant’Anna, Tiria, Cirras e Pranixeddu sorgevano come borgate di servizio di cui, le prime due, avevano carattere residenziale. Tra queste assunse un ruolo principale la borgata di Sant’Anna: iniziata nel 1951 e terminata nel 1961, sorse in una posizione strategica a ridosso della SS 131, in più fu servita dalla rete ferroviaria; fu anche dotata di una chiesa parrocchiale con canonica, di un centro sociale con sala cinematografica, di un ambulatorio medico, di uffici della direzione aziendale, di una scuola elementare e di una scuola materna, di uno spaccio, della caserma dei carabinieri, del cimitero e di impianti sportivi. Oggi quasi tutte queste borgate sono divenute frazioni di comuni più grandi e molte soffrono per lo spopolamento e della poca attenzione da parte delle amministrazione e, di conseguenza sono venuti meno anche i servizi: in molte di queste le chiese non sono più aperte, così come le scuole, gli spacci e i servizi ricreativi.

Bibliografia
AA.VV., Analisi paesaggistica del Golfo di Oristano. Sub-Quadro urbanistico-architettonico, a cura di Sartec-Saras, Ricerche e Tecnologie SpA, Progetto “Eleonora”, pp. 6-16.
Porcella M.F., Relazione storico-artistica stele votiva Madonna dell’ETFAS di Eugenio Tavolara, 2012.
Puddu C., La riforma agraria: storico progetto di trasformazione rurale dall’ETFAS all’ERSAT e all’attuale Agenzia LAORE, in www.luigiladu.it Salice G., Élites rurali e assetti urbani tra età moderna e Risorgimento: due casi di studio, in Atzeni F., a cura di, Un archivio digitale del Risorgimento. Politica, cultura e questioni sociali nella Sardegna dell’800, ed. Grafica del Parteolla, 2015, pp. 73-77.

 

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